Dopo le tante vigilate e sparte
rime, che stanco avrian forse l’ingegno
qual è piú destro per salire al segno,
ond’uom da volgar turba si diparte; s’io meritai di te, sacrando in carte
arduo lavoro di memoria degno,
Vergine, e corsi di tue lodi ’l regno,
quello correndo dalla music’arte: deh! quando, aperto il carcer che mi serra,
vedrommi sotto il piè Cirra, Elicona,
e ’l livor macro ch’ivi ai buon fa guerra; dammi ascoltar la melodia che suona
in ciel sí dolce, e, qual non bramo in terra,
quivi d’eterni rai cinger corona.