Tu che scolori al tuo apparir le stelle
e il ciel trascorri solitario, o vago
padre del giorno e de le cose belle,
lucida a noi del tuo Fattore imago; tu, qualor penso all’anime rubelle,
cui foco aspetta e l’eternal vorago,
d’orror m’ingombri; atroce ivi di quelle
fará strazio il superbo angiolo, or drago. O ministro maggior della natura
che ciò n’arrechi onde la vita è lieta
con sí dolce del ciel legge e misura; forse, poiché fia spento ogni pianeta
e morto sparirá tempo e figura,
di duol forse verrai tu stanza e mèta?