Poesie varie (Pascoli)/1872-1880/Nel bosco

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NEL BOSCO1



Sussurrano le mille aure del bosco:
son mille arcani mormorii nell’onde:
la luna bacia il cipresseto fosco
4che con un molle fremito risponde.

Chi mi ricorda il mio dolce villaggio
ove piansi per più d’un abbandono;
ove la luna ha così mesto il raggio
8e le campane così mesto il suono?

Tra il verde cupo biancheggiar gli avelli,
le pietre milïar della mia vita,
scorgo: una nenia cantano gli augelli
12sacra, ed una velata ombra m’invita.

Fruscia la veste candida, e la mano
sottil m’accenna. I pioppi dànno al vento
il capo tristi, e al passegger profano
16strane novelle, e lungo ammonimento.

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*


Dunque il tuo freddo tumulo hai lasciato,
ombra dagli occhi pieni di memoria?
Sei dunque evasa al pallido passato
20tu che rileggi la mia tetra istoria?

O sconosciuta, perchè qui ritorni
il chiaror della luna a visitare?
Perchè il mio cuor riede a’ perduti giorni
24e desia quello che non può sperare?

Sei tu che passi, o Iole mia, nel bosco,
nel sacro bosco de’ ricordi miei?
O cipresseto, o cipresseto fosco,
28seco ben tra quell’ombre esser vorrei...

Tra quell’ombre che giacciono ozïose
sottessa la tranquilla onda lunare,
sognare, o Iole, le passate cose
32i dolci sogni d’un tempo sognare!


*


Ma già tre volte cantò il gallo; e scialba,
la luce antelucana il cielo invade:
il ciel sacro alla luna: le contrade
36piene di sogni fuggitivi. È l’alba.

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Il sol trionfa e i mesti sogni sgombra;
i miei poveri sogni e la mia Iole.
Ell’è fuggita pallida con l’ombra
40tra un odor di giacinti e di viole.

Sbocciano umidi i fiori... a me che importa?
a me che importa se il gran Pane un grido
allegro invia de’ monti? In altro lido,
44lungi, non vede i fiori ella! ella è morta!

A me che importa se il gran sole appare
su’ monti e chiama gli uomini al lavoro?
Iole è morta, e il sol non torna a fare
48de’ suoi capelli una cascata d’oro.

Note

  1. [p. 231 modifica]queste strofe, sebbene inedite, ebbero diffusione tra gli amici e i compagni d’Università. Furono anche musicate dal M° Leoncavallo. L’autore ricordava la musica di una strofa [p. 232 modifica]e spesso la cantava. Nel 1911, il M° Leoncavallo domandò la poesia per ricostruire sulle parole la musica ancor viva nella sua memoria. Non la cercammo nemmeno credendo che non esistesse più. Chi sa che ora il grande Maestro non riprenda quella sua idea?