Primi poemetti/Il cieco

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La felicità L'eremita
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IL CIECO


i


Chi l’udì prima piangere? Fu l’alba.
Egli piangeva; e, per udirlo, ascese
3qualche ramarro per una vitalba.

E stettero, per breve ora, sospese
su quel capo due grandi aquile fosche.
6Presso era un cane, con le zampe tese

all’aria, morto; tra un ronzìo di mosche.


ii


“Donde venni non so; nè dove io vada
saper m’è dato. Il filo del pensiero
10che mi reggeva, per la cieca strada,

da voci a voci, dal dì nero al nero
tacer notturno (m’addormii; sognai:
13vedevo in sogno che vedevo il vero:

desto, più non lo so, nè saprò mai...);

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iii


nel chiaro sonno, in mezzo a un rombo d’api,
si ruppe il tenue filo. E poi che gli occhi
17apersi, cerco i due penduli capi

in vano. Mi levai sopra i ginocchi,
mi levai su’ due piedi. E l’aria invano
20nera palpo, e la terra anche, s’io tocchi

pure il guinzaglio, cui lasciò la mano


iv


addormentata. Oh! non credo io che dorma
la mia guida, e con lieve squittir segua
24nel chiaro sonno il lieve odor d’un’orma!

Egli è fuggito; è vano che l’insegua
per l’ombra il suono delle mie parole!
27Oh! la lunga ombra che non mai dilegua

per la sempre aspettata alba d’un sole,


v


che di là brilla! Vano il grido, vano
il pianto. Io sono il solo dei viventi,
31lontano a tutti ed anche a me lontano.

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Io so che in alto scivolano i venti,
e vanno e vanno senza trovar l’eco,
34a cui frangere al fine i miei lamenti ;

a cui portare il murmure del cieco...


vi


Ma forse uno m’ascolta ; uno mi vede ,
invisibile. Sé dentro sé cela.
38Sogghigni ? piangi ? m’ami ? odii ? Siede

in faccia a me. Chi che tu sia, rivela
chi sei : dimmi se il cuor ti si compiace
41o si compiange della mia querela !

Egli mi guarda immobilmente, e tace.


vii


O forse una mi vede, una m’ascolta,
invisibile. È grande, orrida: il vento
45le va fremendo tra la chioma folta.

Siede e mi guarda. O tu che ignoro e sento,
dimmi se guerra hai tu negli occhi o pace !
48dimmi ove sono ! Ed essa è là, col mento

sopra la palma, che mi guarda, e tace.

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viii


Chi che tu sia, che non vedo io, che vedi
me, parla dunque: dove sono? Io voglio
52cansar l’abisso che mi sento ai piedi...

di fronte? a tergo? Parlami. Il gorgoglio
n’odo incessante; e d’ogni intorno pare
55che venga; ed io qui sto, come uno scoglio,

tra un nero immenso fluttuar di mare„


ix


Così piangeva: e l’aurea sera nelle
rughe gli ardea del viso; e la rugiada
59sopra il suo capo piovvero le stelle.

Ed egli stava, irresoluto, a bada
del nullo abisso, e gli occhi intorno, pieni
62d’oblio, volgeva; fin ch’— io so la strada —

una, la Morte, gli sussurrò ― vieni! —