Primi poemetti/L'accestire/La canzone del bucato

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LA CANZONE DEL BUCATO


i


Quel tintinno diceva: — Era l’estate:
le cicale cantavano sui meli:
3bianca famiglia, voi dove eravate?

Certo nei campi: lunghi e verdi steli
col fiore in cima: ondoleggiando allora
6non pensavate a diventar dei teli.

Venne l’autunno: usciste d’una gora
umidi e bianchi; bianchi sì, ma canne
9dal fiume usciste a riveder l’aurora.

E poi sembraste piccole capanne
là sul greto tra i ciottoli e le ghiaie,
12ritte sui piedi delle quattro manne.

Sonava presso voi nelle pescaie
il cadenzato canto delle rane,
15pari a quello che poi venne dall’aie,

chiaro gracchiar di gramole lontane.

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ii


Venne l’inverno; e vennero al camino
l’esili nonne, con una gran ciocca
19bianca, e ciascuna con un suo piccino:

un piccino che ronza e che non tocca
mai terra, eppure non va mai lontano,
22frullando giù col filo nella cócca.

Con queste rócche venne poi pian piano
lo stridulo arcolaio; e le sorelle
25dietro si corsero corsero invano.

E il telaio sonò tra le procelle:
rumoreggiava tutta la contrada
28di battenti, di calcole e girelle.

Dopo tanto rumore; alla rugiada,
sul verde prato, in una rosea sera,
31diritta e lunga, simile a una strada,

c’era la tela; ed era primavera.


iii


Sopra le margherite e sopra il timo
stava la tela, e si vedea lì presso
35un canapaio nero ancor di fimo.

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E la luna pendea sopra il cipresso,
e tu guardavi quella strada, o Rosa,
38lunga, e quel campo, dove a quel riflesso

il tuo corredo già nascea, di sposa —