Primi poemetti/La sementa/La cincia

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La cincia

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La sementa - Il cacciatore La sementa - L'Avemaria
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LA CINCIA


i


Sorrise, e disse che una volta c’era
un re piccino; e s’egli era piccino,
3la sua reggia era grande e nera nera.

E un aio aveva questo reattino,
nero, e l’aio era lì sempre a gracchiare,
6e più, quando vedea torbo il mattino.

Il re veniva alle finestre a mare,
il re veniva alle finestre a monte:
9Avessi l’ale! Potessi volare!

Nitrir sentiva alla sua voce pronte
le sue pulledre sparse alla pastura
12nel grande prato ch’era dopo il ponte.

E quel nitrito, per le antiche mura,
per gl’infiniti muti colonnati,
15destava i cani; e nella reggia oscura

rimbombavano in tanto alti latrati.

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ii


Or una fata l’ode. Ecco, sia fatto!
La gran reggia doventa una gran macchia
19a colonne di pino e d’albogatto.

Nera tra i lecci vola una cornacchia.
È l’aio. Vola su brentoli e mortelle,
22libero, il recacchino, il redimacchia.

E il curvo collo svincolano snelle
quelle pulledre scalpitando, ed ecco
25ch’elle frullano azzurre cinciarelle.

Tengono l’osso ancora (od uno stecco?]
le cinciallegre, piccoli mastini,
28sotto le zampe, e picchiano col becco.

Dunque, dagli albigatti esse e da’ pini
fanno la guardia, e il re ne’ suoi sambuchi,
31tra molta signoria di fiorrancini,

regna, e si svaga con la caccia ai bruchi.


iii


Così, vedete, il cacciator che gira,
vede calare un branco. Egli bel bello
35s’appressa, egli già mira, egli già tira...

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Suona un nitrito tremulo d’uccello,
come starnuto, suona un bau bau chiaro,
38come doppio squillar di campanello;

e il branco fugge prima dello sparo.