Prose della volgar lingua/Libro secondo/V

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Secondo libro – capitolo V

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E se pure aviene alcuna volta, che quello che noi di scrivere ci proponiamo, isprimere non si possa con acconcie voci, ma bisogni recarvi le vili o le dure o le dispettose, il che appena mi si lascia credere che avenir possa, tante vie e tanti modi ci sono da ragionare e tanto variabile e acconcia a pigliar diverse forme e diversi sembianti e quasi colori è la umana favella, ma se pure ciò aviene, dico che da tacere è quel tanto, che sporre non si può acconciamente, piú tosto che, sponendolo, macchiarne l’altra scrittura; massimamente dove la necessità non istringa e non isforzi lo scrittore, dalla qual necessità i poeti, sopra gli altri, sono lontani. E il vostro Dante, Giuliano, quando volle far comperazione degli scabbiosi, meglio avrebbe fatto ad aver del tutto quelle comperazioni taciute, che a scriverle nella maniera che egli fece:

E non vidi giamai menare stregghia
a ragazzo aspettato da signorso;

e poco appresso:

E si traevan giú l’unghie la scabbia,
come coltel di scardova le scaglie.

Come che molte altre cose di questa maniera si sarebbono potute tralasciar dallui senza biasimo, ché nessuna necessità lo strignea piú a scriverle che a non scriverle; là dove non senza biasimo si son dette. Il qual poeta non solamente se taciuto avesse quello che dire acconciamente non si potea, meglio avrebbe fatto e in questo e in molti altri luoghi delle composizioni sue, ma ancora se egli avesse voluto pigliar fatica di dire con piú vaghe e piú onorate voci quello che dire si sarebbe potuto, chi pensato v’avesse, et egli detto ha con rozze e disonorate, sí sarebbe egli di molto maggior loda e grido, che egli non è; come che egli nondimeno sia di molto. Che quando e’ disse:

Biscazza, e fonde la sua facultate,

Consuma o Disperde avrebbe detto, non Biscazza, voce del tutto dura e spiacevole; oltra che ella non è voce usata, e forse ancora non mai tocca dagli scrittori. Non fece cosí il Petrarca, il quale, lasciamo stare che non togliesse a dire di ciò che dire non si potesse acconciamente, ma, tra le cose dette bene, se alcuna minuta voce era, che potesse meglio dirsi, egli la mutava e rimutava, infino attanto che dire meglio non si potesse a modo alcuno -.