Prose della volgar lingua/Libro secondo/XXI

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Secondo libro – capitolo XXI

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Io, senza dubbio alcuno - disse lo Strozza - mi persuado, messer Carlo, che cosí sia, come voi dite; poscia che io tutti e tre vi veggo in ciò essere d’una sentenza. E pure dianzi quando messer Federigo ci recò le due comperazioni degli scabbiosi, oltre che elle parute m’erano alquanto essere disonoratamente dette, sí mi parea egli ancora che vi fosse una voce delle vostre, dico di questa città, là in quel verso:

Da ragazzo aspettato da signor so,

nel quale, So, pare detto in vece di Suo, forse piú licenziosamente che a grave e moderato poeta non s’appartiene -. Alle quali parole traponendosi il Magnifico: - Egli è ben vero - disse - che delle voci di questa città sparse Dante e seminò in piú luoghi della sua Comedia che io non arei voluto, sí come sono Fantin e Fantolin, che egli disse piú volte, e Fra, in vece di Frate, e Ca, in vece di Casa, e Polo, e somiglianti. Ma questa voce Signorso, che voi credete, messer Ercole, che sian due, ella altro che una voce non è, e, oltre a questo, è toscana tutta e non viniziana in parte alcuna; quantunque ella bassissima voce sia e per poco solamente dal volgo usata, e per ciò non meritevole d’aver luogo negli eroici componimenti. - Come una voce, - disse messer Ercole - o in qual modo? - Dirollovi - rispose il Magnifico, e seguitò in questa maniera: - Voi dovete, messer Ercole, sapere, usanza della Toscana essere con alquante cosí fatte voci congiugnere questi possessivi Mio, Tuo, Suo, in modo che se ne fa uno intero, traendone tuttavia la lettera del mezzo, ciò è la I e la U, in questa guisa: Signòrso, Signorto, in luogo di Signor suo e Signor tuo; e Fratèlmo, in luogo di Fratel mio; e Pàtremo e Màtrema, in luogo di Patre mio e Matre mia; e Mògliema e Mòglieta, e alcuna volta Figliuòlto, e cosí d’alcune altre; alle quali voci tutte non si dà l’articolo, ma si leva, che non diciamo Dal Signorso o Della Moglieta, ma Di Moglieta e Da Signorso; sí come disse Dante in quel verso, e come si legge nelle novelle del Boccaccio, nelle quali egli e Signorto e Moglieta pose piú d’una volta, e Fratelmo ancora. E dicovi piú, che queste voci s’usano, ragionando tuttodí, non solo nella Toscana, ma ancora in alcuna delle vicinanze sue, che da noi prese l’hanno, e in Roma altresí; e messer Federigo le dee aver udite ad Urbino in bocca di quelle genti molte volte. - Cosí è, Giuliano, - disse incontanente messer Federigo. - Né pure queste voci solamente s’usano tra que’ monti, come dite, che vostre siano, ma dell’altre medesimamente, tra le quali una ve n’è loro cosí in usanza, che io ho alle volte creduto che ella non sia vostra. E questa è Avaccio, che si dice in vece di Tosto; con ciò sia cosa che in Firenze, sí come io odo, ella oggimai niente piú s’usa, o poco -. Alle quali parole il Magnifico cosí rispose: - Egli non è dubbio, messer Federigo, che Avaccio, voce nostra, non sia tratta da Avacciare, che è Affrettare, molto antica e dalle antiche toscane prose ricordata molto spesso o, dalle quali pigliare l’hanno Dante e il Boccaccio potuta, che Avacciare, in luogo d’Affrettare, piú volte dissero.

Dal qual verbo si fe’ Avaccio, voce molto piú del verso che della prosa, la quale usò il medesimo Boccaccio nelle sue ottave rime, se io non sono errato, alquante volte, e Dante medesimo per la sua Comedia la seminò alquante altre. Né l’una di queste voci né l’altra si vede che abbia voluto usare il Petrarca, ma in luogo d’Avacciare, che ad uopo gli veniva, disse Avanzare, fuggendo la bassezza del vocabolo, come io stimo, e in questo modo inalzandolo:

Sí vedrem chiaro poi, come sovente
per le cose dubbiose altri s’avanza;

o pure ancora:

E ben che ’l primo colpo aspro e mortale
fosse da sé, per avanzar sua impresa
una saetta di pietate ha presa.

La qual voce usò la Toscana assai spesso in questo sentimento di mandare innanzi e far maggiore, non guari dal sentimento d’Avacciare scostandola; con ciò sia cosa che chiunque s’avanza, per questo s’avanza, che egli s’affretta e si sollecita piú volte. Ma, tornando alla prima voce Avaccio, ella poco s’usa oggi nella patria mia come voi dite, divenuta vile, sí come sogliono il piú delle cose, per la sua vecchiezza. Usasi vie piú ne’ suoi dintorni, e spezialmente in quel di Perugia, dove le levano tuttavia la prima lettera, e dicono Vaccio -.