Prose della volgar lingua/Libro terzo/IX

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Terzo libro – capitolo IX

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Avea queste cose ragionato il Magnifico e tacevasi, forse pensando a quello che dire appresso dovea; a cui messer Federigo, veggendolo star cheto, disse: - Io non so già, se voi, Giuliano, parte de’ nomi essere vi credete quella, che chiamaste ieri articoli, del Signorso ragionandoci di cui si disse, Il La Li Le e gli altri; con ciò sia cosa che essi senza i nomi avere luogo non possono in modo alcuno, né i nomi per la maggior parte in piè si reggono senza essi. Ma come che ciò sia, che poco nondimeno importa, voi non potete de’ nomi avere a bastanza detto, se degli articoli eziandio non ci ragionate quello, che dire se ne può e bene è che messer Ercole intenda. Né solamente degli articoli, ma ancora di quelli, che segni sono d’alcuni casi, e alle volte senza gli articoli si pongono, e talora insieme con essi: Di Pietro, A Pietro, Da Pietro; Del fiume, Al fiume, Dal fiume; de’ quali alcuni, senza dubbio, proponimenti mostra che siano piú tosto, che segni di caso. Il che comunque si prenda, che medesimamente di molta importanza non può essere, gli usi nondimeno di loro e le differenze non sono per aventura da essere adietro lasciate di questi ragionamenti. - Dunque non si lascino, - disse il Magnifico - se pare, messer Federigo, cosí a voi, il che pare eziandio a me - e, un poco fermatosi, seguitò: - È l’articolo del maschio nel numero del meno, quando la voce, a cui esso si dà, incomincia da lettera che consonante sia, quello che voi diceste, Il; e quando da vocale, Lo; il quale nondimeno si vede alcuna volta usato eziandio dinanzi alle consonanti, e piú spesso da’ piu antichi che da’ meno. Suole tuttafiata questo articolo dinanzi alle vocali lasciare sempre adietro la vocal sua, L’ardore L’errore, sí come quello altresí la sua dopo le vocali, Da ’l cielo Co ’l mondo Su ’l fiume Inverso ’l monte. Usa eziandio l’articolo della femina, che è quell’uno, che voi diceste La, nel numero del meno medesimamente lasciare adietro la vocal sua, quando la seguente voce incomincia da vocale: L’onda L’erba e simili. E aviene alle volte che, essendo questi due articoli del maschio e della femina dinanzi a vocal posti, essi ora ne mandan fuori la detta vocale, Lo ’nganno Lo ’nvito La ’ngiuria La ’nvidia, ora oltre acciò ne mandan fuori ancor la loro, e in vece delle due scacciate ne pigliano una di fuori, la qual nondimeno è sempre la E: L’envio L’envoglia nel verso, in vece di dire La invoglia Lo invio. Nel numero del piú è l’articolo del maschio I dinanzi a consonante, I buoni I rei, e alcuna volta Li, usato solamente da’ poeti, e da’ miglior poeti piú rade volte. Dinanzi a vocale è il detto articolo Gli: Gli uomini Gli animali. È il vero che quando la voce incomincia dalla S, dinanzi ad alcun’altra consonante posta pure dinanzi la V che in vece di consonante vi stia, cosí né piú né meno si scrive, come se ella da vocale incominciasse Gli sbanditi Gli sciocchi Gli scherani Gli sgannati Gli sventurati. Nelle quali voci, medesimamente al numero del meno Lo e non Il è richiesto, cosí nel verso come nelle prose; che non si dirà Il spirito Il stormento, ma Lo spirito Lo stormento, e cosí gli altri. Questo stesso, nell’un numero e nell’altro, è stato ricevuto ad usarsi dopo la particella Per, Per lo petto Per li fianchi. Usasi l’uno ancora dopo la voce Messere, che si dice Messer lo frate Messer lo giudice. Et è da sapere che questo medesimo Lo, dinanzi ad altre consonanti che alla S, accompagnata come si disse, il Petrarca non diede mai se non a voci d’una sillaba. Di quello poi della femina, che è questo Le, niente altro si muta, se non che dinanzi alle voci, che da vocale hanno principio, non sempre si lascia di lei adietro la vocal sua, come io dissi che nel numero del meno si faceva. Ma tale volta si lascia, e ciò è nel verso bene spesso, e tale altra non si lascia, il che si fa per lo piú nelle prose.