Prose della volgar lingua/Libro terzo/XXIX

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Terzo libro – capitolo XXIX

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Semplice e regolata è poscia in tutto la seconda voce del numero del piú. E sarebbe altresí la terza, la quale serba la A nella penultima sillaba ne’ verbi della prima maniera e la O in quegli dell’altre e ha sempre somiglianza con la prima voce del numero del meno, Pongo Pongono; se non che ella è alle volte per questo in picciola parte di sé di due maniere, sí come in Saglio e Doglio e Toglio ché Sagliono Dogliono Togliono e Salgono Dolgono Tolgono s’è detto; e queste ancora piú toscanamente, perciò che e Salgo e Dolgo e Tolgo nelle prime loro voci, s’è altresí piú toscanamente detto. Quantunque Sagliendo tuttavia il sole piú alto e Sagliente su per le scale, che disse il Boccaccio, piú toscane voci sieno, che Salendo e Salente non sono. Ponno; che in vece di Possono disse alcuna volta il Petrarca, non è nostra voce, ma straniera. È piú nostra voce Deono, che in vece di Debbono alle volte si disse. Il che può aver ricevuto forma dalla prima voce del numero del meno, che alcuna volta Deo dagli antichi rimatori toscani s’è detta, sí come in Guittone si vede. Da questa primiera voce Deo, la quale in uso non è della lingua, s’è per aventura dato forma alla terza di quello stesso numero Dee, che è in uso, e De’ medesimamente in quella vece; quantunque De’ eziandio nella seconda voce, in luogo di Dei, s’è parimente detto: De’ mi tu far sempremai morire a questo modo?. Debbe, che la diritta voce è, dalle prose rifiutata, solo nel verso ha luogo, e Deve altresí. Dansi Fansi, per accorciamento dette, e simili, sono pure in uso del verso solamente e non delle prose.