Quaranta novelle/Galletto Massaro e Galletto Banderuola

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
16. Galletto Massaro e Galletto Banderuola

../Pollicina ../La principessina sul pisello IncludiIntestazione 5 luglio 2013 75% Fiabe

Hans Christian Andersen - Quaranta novelle (XIX secolo)
Traduzione dal danese di Maria Pezzè Pascolato (1903)
16. Galletto Massaro e Galletto Banderuola
Pollicina La principessina sul pisello

C’erano due galletti - uno sul letamaio ed uno sul tetto; e tutti e due pieni di boria. Chi poi valeva meglio? Ditemi pure la vostra opinione; ma, tanto, io mi terrò la mia.

Uno steccato divideva il cortile dov’era il pollaio da un altro cortile, nel quale cresceva, sopra un mucchio di letame, una grossa zucca, pienamente convinta d’essere una pianta rara.

"Anche la nascita è questione di fortuna," - diceva la zucca tra sè: "Non tutti possono nascere zucche: bisogna bene che ci sieno specie diverse al mondo. Le galline, le anitre, e tutto quel brulicame laggiù, nell’altro cortile, son pur tutte creature. Vediamo, per esempio, il Galletto Massaro, ch’è di là dallo steccato: è certo un personaggio più importante del Galletto Banderuola, sebbene quello abbia una posizione tanto elevata. Quello lì non sa nemmeno aprir bocca - figuriamoci se saprebbe fare chicchirichiii! - non ha galline, non ha pulcini, non pensa che a se stesso, e suda verde. Ma il Galletto Massaro, quello è un gallo! Quando cammina, sembra che balli; quando canta, si sente subito il musicista; dovunque vada, tutti sanno che è lui. Che chiassone è mai quello! Ah, se un giorno capitasse da questa parte! Dovesse magari mangiarmi col fusto e tutto, benedirei la morte!"

Così parlava la zucca.

Nella notte scoppiò l’uragano. Galline, pulcini, persino il gallo, tutti corsero al riparo. Con grande fracasso il vento abbattè lo steccato tra i due cortili; e i tegoli volavano... Ma il galletto sulla banderuola del tetto rimase fermo al suo posto, senza nemmeno voltarsi. Già, non sapeva girare, - e sì ch’era giovane e messo su da poco! - ma era d’indole cauta, posata; era nato vecchio, e non somigliava punto agli uccelli che volano ingenuamente sotto la cappa del cielo, come i passeri e le rondini. Egli li disprezzava, anzi: gli parevano piccoli, insignificanti, buoni soltanto a pigolare, i soliti uccelli cantori, in somma, e nient’altro. I piccioni, quelli sì, erano grossi, avevano certi riflessi lucenti, come di madreperla, e in qualche modo si avvicinavano ai galli-banderuola; ma erano grassi e stupidi, e tutte le loro aspirazioni si limitavano a riempire il ventre.

"E poi, sono così noiosi a discorrerci..." - diceva Galletto Banderuola.

Anche gli uccelli di passo venivano a far visita al Galletto Banderuola, e gli raccontavano tante storie, di paesi lontani e di aeree carovane, storie terribili di briganti e di scontri con uccelli di rapina: e tutto ciò, da principio, lo divertiva abbastanza: ma oramai Galletto Banderuola sapeva che ripetevano sempre le stesse cose, e n’era ristucco.

"Sono noiosi; tutto è noioso," - diceva: "non mette conto di stare in compagnia con nessuno; sono tutti stupidi seccatori; tutti, quanti sono, in sino ad uno. Il mondo non val proprio nulla: chiacchiere, ciancie, e nient’altro!"

Galletto Banderuola era il vero tipo dello scettico, deluso, stanco della vita; e ciò l’avrebbe certo reso singolarmente amabile agli occhi della zucca, se l’avesse saputo; ma quella non aveva occhi se non per Galletto Massaro, ch’era capitato davvero nel suo cortile.

Il vento aveva buttato giù lo steccato, ma lampi e tuoni erano cessati.

"Che vi è sembrato di quest’ultima chicchiriata?" - domandò Galletto Massaro alle sue galline ed a’ suoi pulcini: "Era rozza, n’è vero? mancava di eleganza..."

Galline e pulcini si accamparono sul mucchio di fimo, ed il gallo andava su e giù, da vero cavaliere con gli sproni.

"Pianta di giardino!" - gridò alla zucca; e da queste sole parole essa comprese i sentimenti di lui, e nemmeno sentì che la feriva col becco e le mangiava il cuore... Ah, che morte beata!

E vennero le galline, e vennero i pulcini: quand’uno corre, si può esser sicuri che tutti gli altri gli corrono dietro, - e pigolarono, e razzolarono, guardando il loro gallo, fieri che fosse della famiglia.

"Chicchirichiii!" - cantò il gallo. "I pulcini presto cresceranno e diverranno polli grassi e grossi e galline tanto fatte, se io lo proclamerò nel pollaio del mondo!"

Chiocce e pulcini razzolavano e pigolavano, ed il gallo raccontò loro questa grande novità:

"Un gallo farà l’ovo. E sapete che cosa ci sarà dentro a quell’ovo? Ci sarà un basilisco. La vista del basilisco fa morire. Gli uomini lo sanno, questo; ed ora lo sapete anche voi; e sapete quel che mi abbia dentro, e che potente gallo di corte io mi sia."

E, detto questo, Galletto Massaro sbattè le ali, rizzò la cresta, e cantò di nuovo; e tutti rabbrividirono, galline, chiocce e pulcini; ma erano fieri di avere nella famiglia un gallo di corte come quello. Razzolarono e schiamazzarono tanto, che il chiasso arrivava sino al tetto; e Galletto Banderuola lo sentiva, ma rimaneva immobile.

"Tutte chiacchiere!" - diceva dentro di sè: "Galletto Massaro non fa ova, ed io son troppo pigro per mettermici. Se volessi, potrei fare un ovo di vento; ma per il mondo non mette conto. Tutte chiacchiere e nient’altro. Ed io sono stanco di star quassù."

Così dicendo, Galletto Banderuola precipitò dal tetto; ma non uccise però Galletto Massaro, come sarebbe stata sua intenzione, - almeno a quel che dissero le galline.

Bene: e poi?

E poi? Non vi pare che da tutto ciò si possa cavare una morale? Sicuro, ed è questa: "Che è meglio cantare, e magari dire qualche sproposito, piuttosto che essere stanchi del mondo e disertare il proprio posto."