Questioni urgenti (d'Azeglio)/8

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Ho parlato dianzi d’equivoci relativamente alle idee che molti si formano della repubblica e della democrazia. Ma l’aver nominato il partito del movimento, mi fa venir in mente l’idee non meno strane colle quali si dà nome ai partiti! La logica della lingua che s’appoggia al buon senso delle masse, quando il loro giudizio non è turbato dalle passioni politiche e religiose, come si [p. 28 modifica]smarrisce in certe epoche di passioni, qual’è la nostra! Mi si permetta a questo proposito una breve osservazione.

Partito dell’azione! partito del movimento! Movimento di chi? di che? per far che?

V’è un partito che prese la mossa dalla riva del Ticino, ed arrivò verso oriente al Mincio, verso mezzogiorno arrivò fino a Gaeta. Ve n’è un altro che è arrivato dove ognun sa. Ma questo lo chiamano del movimento. E il primo lo chiamano partito moderato.

Moderato in che?

Che si chiami moderato un uomo che sa temperarsi nel cibo, nella bevanda, nell’uso de’ piaceri, che sa moderare la sua collera, la sua ambizione ec. lo capisco; ma quando si tratta di mutare dal male al bene le condizioni d’un paese, quando si tratta di curare una nazione dai mali che la travagliano: che cosa ci ha che fare il moderato, o il non moderato? O i rimedi che si propongono fanno del bene, o fanno del male; o guariscono l’ammalato, o l’ammazzano: ora, chi mai va ad occuparsi se sono moderati, o da moderare? L’istesso medico col medesimo ammalato oggi userà un leggiero lenitivo, come domani può applicargli il ferro rovente; ma nessuno sogna di chiamarlo moderato, o avanzato. Si dirà è savio, o è pazzo; guarisce l’ammalato, o l’ammazza. Se tutto questo è vero, si dovrebbe chiamare partito del movimento ed avanzato chi s’è mosso di più, ed è arrivato più lontano. È moderato, chi, verbigrazia, s’era fermato per via. Invece l’uso ha consacralo l’opposto! Povera logica!