Raccolta di proverbi bergamaschi/Benignità, perdono

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Benignità, perdono

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Beneficenza, soccorrersi Bisogno, necessità
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BENIGNITÀ, PERDONO.


As’ pöl perdunà, ma miga desmentegàSi può perdonare, ma non dimenticare.
Coi bune s’oté tötColle buone si ottiene tutto — e
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Quel che nó s’fa coi bune, nó se ’l fa gna coi catìeQuel che non si fa colle buone, non si fa nemmeno colle cattive — Dove non valgono le carezze, le bastonale non giovano; Il cane s’alletta più colle carezze che colla catena, o col bastone (Tosc.); ed i Francesi dicono: On prend plus de mouches avec le miel qu’avec le vinaigre, che corrisponde al nostro:
As’ ciapa piò tante mosche con d’ü cügià de mél che con d’ü barìl d’asìt — Ed è proprio vero che le mosche si pigliano col miele dacchè mondo è mondo. «Più leggermente passano le parole che vanno per molle via, che quelle che vanno per aspra.» Diciamo anche:
I bune parole i giösta tötLe buone parole acconciano tutto — ed i Toscani: Le buone parole acconciano i mali fatti.
Di olte l’è mèi serà zo ün öc, o dàga del passa làQualche volta è meglio chiudere un occhio — Qualche volta si vuol dar passata (Tosc.), cioè non castigare uno sbaglio. Però anche nella benignità ci vuol misura; quindi:
La prima s’la perduna, la seconda, s’la bastunaLa prima si perdona, la seconda si bastona.
Trop bu ’l völ dì asnùStrabuono vuol dire minchione — «Quando la bontà passa la parte, io la chiamerei buaggine a casa mia.» (Thouar, Le tessitore).