Rime (Gianni)/Ballate/Questa rosa novella

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Ballate - Dolce è ’l pensier che mi nutrica il core Ballate - Angelica figura novamente

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V.


     Questa rosa novella
che fa piacer sua gaia giovanezza,
mostra che gentilezza,
Amor, sia nata per vertù di quella.
     5S’i’ fossi sofficiente
di raccontar sua maraviglia nova
diria come natura l’ha adornata;
ma io non son possente

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di saper allegar verace prova:
10dil’ tu, Amor, che serà me’ laudata.
Ben dico una fïata
levando gli occhi per mirarla fiso,
presemi ’l dolce riso
e li occhi suoi lucenti come stella.
     15Allora bassai li mei
per lo tuo raggio che mi giunse al core
entro in quel punto ch’io la riguardai.
Tu dicesti: costei
mi piace segnoreggi ’l tuo valore
20e servo a la tua vita le sarai.
Ond’io ringrazio assai,
dolce signor, la tua somma grandezza,
ch’i’ vivo in allegrezza
pensando a cui mia alma hai fatt’ancella.
     25Ballata giovincella,
dirai a quella ch’ha la bionda trezza
ch’Amor, per la sua altezza
m’ha comandato i’ sia servente d’ella.


[p. 14 modifica] Fu pubblicata dal Padre Pier Antonio Serassi nel volume iii degli: Anecdota litteraria, Roma, 1774, in: Poesie di alcuni antichi rimatori toscani, cioè Guido Cavalcanti, Cino da Pistoia, Pietro delle Vigne, Ser Lapo Gianni, Buonaggiunta Urbicciani e Maestro Rinuccino, tratte da un ms. dell abate P. A. S. Queste rime, come dice il Serassi, furono tratte da quel.... manoscritto di rime antiche che... è una copia di tre preziosi testi a penna, posseduti già il primo dal Gran Cardinale Pietro Bembo; il secondo da Monsignor Giovanni Brevio, e il terzo da Carlo di Tommaso Strozzi. Il codice ricordato dal Serassi era dunque uno dei testi della raccolta Bertoliniana, e più precisamente deve essere stato il Bergam. Δ37. Il testo dato dal Serassi è molto errato riguardo la punteggiatura, che fu un po’ riveduta e corretta dal Valeriani, il quale ripubblicò questa gentile ballata. Resta nei codd. Chig. l. viii, 305; Vat. 3214; Ricc. 2846; Ashb. 479 e nei testi della raccolta Bertoliniana, dei quali codici ci serviamo soltanto del Bol. Univ. 2448, il più antico e il più corretto degli altri.

2. C. ghaia; V. ke piacer; 5. V. di contare, formando un sol verso col precedente; 7. C. V. l a dornata; 8. V. ma non son; 10. R. che senza me laudata; 11. A. dirò; R. bene dirò una fiata; [p. 15 modifica]12. R. miracol fiso; 13. V. preselmi; 14. C. elli occhi; 15. C. V. allor bassai li miei per lo tuo raggio, formando un sol verso, contro la forma metrica, del resto regolarissima, di questa ballata: 16. C. mi giugne; A. mi giugne,ma di mano del Borghini, mi giunse; 17. R. A. che la riguardai; 20. C. a la sua vita le sarai; 22. C. sengnore; 24. C. pensando acui alma mia ai fatt ancella; V. pensando kui alma mia; 25. V. giovenzella; B. s. giovanzella; 26. C. A. V. R. girai. Non ostante che i principali codd. leggano girai e solo il B. e s. dirai, pure noi crediamo questa sia la vera lezione, suggerita dal senso e dal retto costrutto grammaticale.

[Ballata grande; ripresa, due stanze e replicazione.

                          Ripresa e replicaz.: aBbA.
                          Stanza: aBCaBCcDdX].