Rime (Guittone d'Arezzo)/O bon Gesù, ov'è core

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O bon Gesù, ov'è core

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Guittone d'Arezzo - Rime (XIII secolo)
O bon Gesù, ov'è core
Tanto sovente dett'aggio altra fiada Graziosa e pia


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XXXV

A Gesú.


 
     O bon Gesù, ov’è core
crudel tanto e spietato,
che veggia te crucciato
e non pianto porti e dolore?
5 O bon Gesù, non è ragion che doglia
(né allegri giammai chi non dole ora),
poi ’ntende la tua dogliosa doglia
e manifesta vedela in figora?
Ahi, come non dole omo o non cordoglia,
10ove dole onni fera creatora?
Piansero, lasso!, le mura
e cielo e terra, ah!, dolore
del bon signor lor mostrando;
noi ne gim quasi gabando:
15tanto è fellon nostro core!
     O ben Gesù, miri catono
quanto è ragion di te doler corale!
Tu primo omo facesti ad onni bono
ricco, franco, sano e non mortale;
20esso, non te pregiando e tu’ gran dono,
a la gran peca sua fu messo a male.
Misero fatto e mortale,
vivendo e morendo a tristore,

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poi mort’è legato in inferno,
25ove seria stato in eterno,
demoni lui possessore.
     O bon Gesù, tu troppo amando,
la carne nostra, vil tanto, prendesti;
scendesti a terra, noi a ciel montando
30e, facendo noi dii, om te facesti.
Riccor, onore, gioia a noi donando,
povertá nostra e ointa e nòi prendesti;
e prender te permettesti,
de pregion mettendone fore;
35sputo, fragelli e morte
laida prendesti traforte,
vita noi dando tuttore.
     O bon Gesù, tu creatore
dei nostri padri e nostro; e tu messere
40di vertù, di savere e di valore,
di soavitá, di pregio e di piacere,
e d’onni nostro ben solo datore;
conservator, for cui chi più val pere,
in cui compiuto savere
45larghezza somma e riccore,
vertù e giustizia e potenza
e lealtá tutt’e piagenza
e tutto bon, mal non fiore.
     O bon Gesù, noi vedemo te
50come mendico a piede afritto andare;
afamato, asetato e nudo se’,
né magion hai, né cosa alcuna, pare.
Or non se’ tu di ciel e terra re?
Ricco cui e quanto e senz’alcun pare?
55O perché tanto abassare
e far te de maggio menore?
Venuto se’ tanto trabasso
solo montandone, lasso!,
ad onni compiuto riccore.

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60 O bon Gesù, te, tal barone,
vedemo lasso, preso e denudato,
legato en tondo, siccome ladrone;
e ’l tuo bel viso battuto e sputacchiato;
apresso in croce afitto, a pogione
65bever fele, de lancia esser piagato!
E giá non fu tuo peccato,
ché non fai che bono o migliore;
ma latrocinio nostro fue,
und’appeso e morto se’ tue,
70tale nostro e tanto signore.
     O bon Gesù, tu contristato,
e di cielo e di terra onni allegrezza!
Preso è solvitor d’ogni legato,
laidita e lividata ogni bellezza,
75onore tutto e piacer disorrato;
è dannata giustizia a falsezza,
e disolat’è grandezza,
è vita e morte a dolore!
E di tutto ciò che ditt’aggio
80el fellon nostro coraggio
no nd’ha pietá, né amore.
     O bon Gesù, che villania
e che fellonesca e crudel crudeltate
vederte a tale, e saver per noi sia,
85non pianger, né doler di pietate!
O lasso, lasso! Chi non piangeria,
se tal dolor vedesse a un suo frate?
Or noi dolem spesse fiate
di fera — ah, om traditore! 90e
de pena via più leggera!
De te, sommo ben, per sí fera,
com’è non ciascun piangitore?
     O ben Gesù, com’è ragione,
chi non vol de la tua doglia dolere,
95allegra, de la tua resurrezione

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e senza pena teco sostenere,
ch’è oltraggiosa? E matta è pensagione
pensar nel gaudio tuo teco gaudere,
mertar onta e danno tenere
100omo che pro cher’e onore,
ove affannare vol nente.
Nol chera mai cor valente,
senza operar lí, valore.
     O bon Gesù, apre el core
105nostro, crudel, duro tanto,
ritenendo, a far di te pianto,
com aigua ’n ispungia, dolore.