Rime nuove/Libro V/Idillio maremmano

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Libro V - Idillio di maggio Libro V - Classicismo e romanticismo
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LXVIII.

IDILLIO MAREMMANO


Co ’l raggio de l’april nuovo che inonda
Roseo la stanza tu sorridi ancora
3Improvvisa al mio cuore, o Maria bionda;

E il cuor che t’obliò, dopo tant’ora
Di tumulti ozïosi in te riposa,
6O amor mio primo, o d’amor dolce aurora.

Ove sei? senza nozze e sospirosa,
Non passasti già tu; certo il natio
9Borgo ti accoglie lieta madre e sposa;

Ché il fianco baldanzoso ed il restio
Seno a i freni del vel promettean troppa
12Gioia d’amplessi al marital desio.

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Forti figli pendean da la tua poppa
Certo, ed or baldi un tuo sguardo cercando
15Al mal domo caval saltano in groppa.

Com’eri bella, o giovinetta, quando
Tra l’ondeggiar de’ lunghi solchi uscivi
18Un tuo serto di fiori in man recando,

Alta e ridente, e sotto i cigli vivi
Di selvatico fuoco lampeggiante
21Grande e profondo l’occhio azzurro aprivi!

Come ’l ciano seren tra ’l biondeggiante
Òr de le spiche, tra la chioma flava
24Fioria quell’occhio azzurro; e a te d’avante

La grande estate, e intorno, fiammeggiava;
Sparso tra’ verdi rami il sol ridea
27Del melogran, che rosso scintillava.

Al tuo passar, siccome a la sua dea,
Il bel pavon l’occhiuta coda apria
30Guardando, e un rauco grido a te mettea.

Oh come fredda indi la vita mia,
Come oscura e incresciosa è trapassata!
33Meglio era sposar te, bionda Maria!

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Meglio ir tracciando per la sconsolata
Boscaglia al piano il bufolo disperso,
36Che salta fra la macchia e sosta e guata,

Che sudar dietro al piccioletto verso!
Meglio operando oblïar, senza indagarlo,
39Questo enorme mister de l’universo!

Or freddo, assiduo, del pensiero il tarlo
Mi trafora il cervello, ond’io dolente
42Misere cose scrivo e tristi parlo.

Guasti i muscoli e il cuor da la rea mente,
Corrose l’ossa dal malor civile,
45Mi divincolo in van rabbiosamente.

Oh lunghe al vento sussurranti file
De’ pioppi! oh a le bell’ombre in su ’l sacrato
48Ne i dí solenni rustico sedile,

Onde bruno si mira il piano arato
E verdi quindi i colli e quindi il mare
51Sparso di vele, e il campo santo è a lato!

Oh dolce tra gli eguali il novellare
Su ’l quïeto meriggio, e a le rigenti
54Sere accogliersi intorno al focolare!

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Oh miglior gloria, a i figliuoletti intenti
Narrar le forti prove e le sudate
57Cacce ed i perigliosi avvolgimenti

Ed a dito segnar le profondate
Oblique piaghe nel cignal supino,
60Che perseguir con frottole rimate

I vigliacchi d’Italia e Trissottino.1




Note

  1. [p. 713 modifica]Chi non ricorda nell’atto III delle Femmes Savantes di G. B. Molière l’elegante Trissottin e il suo amico-inimico Vadius, due ritratti immortali dei letterati di consorteria e di cricca, e i loro amebei panegirici? Nei quali par di ascoltare e rileggere le lezioni, le recensioni, gli articoli, le citazioni o dedicatorie dei nostri professori, filosofi, storici, romanzieri, critici, rimatori e appendicisti officiali, grandi uomini tutti, come tutti sanno.