«Quanto divina sia la lingua nostra,»
Ch’estemporanei metri e rime accozza,
Ben ampiamente ai barbari il dimostra
Più d’una Etrusca improvvisante strozza.
Nasce appena il pensiero, e già s’innostra
Di poetico stil: nè mai vien mozza
La voce, o dubitevole si prostra,
Nè mai l’uscente rima ella ringozza.
Più che diletto, maraviglia sempre
Destami in cor quest’arte perigliosa,
In cui l’uomo insanisce in vaghe tempre.
Pare, ed è quasi, sovrumana cosa:
Quindi è forza, che invidia l’alme stempre
D’ogni altra gente a laudar noi ritrosa.