Saggio di curiosità storiche intorno la vita e la società romana del primo trentennio del secolo XIX/La visita di S. M. Francesco primo

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La visita di S. M. Francesco primo

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La visita di S. M. Francesco primo.


Roma è stata la meta in ogni tempo di reali pellegrinaggi; nessun popolo quanto il romano ha mai potuto vedere, entro le mura della propria città, un numero così vario e grande di Principi, di Re, d’Imperatori, eppure il popolo romano, avido di feste e di divertimenti, accorreva sempre in folla ogni qualvolta se ne annunziasse qualche arrivo. E numeroso si riversò la sera del 2 aprile 1819, nella via del Corso e fuori porta del Popolo, aspettando ansioso l’arrivo dell’Imperatore d’Austria. Qualcuno, ricordando le grandiose feste fatte nella venuta di Francesco II, ne aspettava di più solenni, qualch’altro di natura più entusiasta preparava le mani agli applausi. Gli appartamenti del Quirinale, destinati agli ospiti, erano stati preparati con gran cura. Il Cardinal Consalvi dette loro, al primo arrivo a [p. 54 modifica]Ponte Molle, il benvenuto a nome del Papa, e poscia, con gli ospiti imperiali, era rientrato in Roma per porta del Popolo, mentre gli applausi risuonavano calorosi. Su, nel Palazzo del Quirinale, Papa Pio VII, passeggiando su e giù nervosamente, aspettava sulle spine nel suo appartamento. Molte erano le ragioni per cui il Papa doveva serbare viva riconoscenza all’Imperatore d’Austria, e molte e grandi furono le feste che egli ordinò in suo onore ed in onore della sua graziosissima consorte. La loro dimora in Roma si protrasse a lungo ed ogni giorno vi furono nuove feste, rese sempre più cordiali dalla simpatia che si seppero in breve guadagnare; ad accrescerne lo splendore erano giunti in quei giorni il principe Antonio di Sassonia, il granduca Michele di Russia con la sua moglie e sorella, l’arciduca Palatino e l’arciduca Leopoldo di Toscana, principe ereditario. Tralascio dì ricordare i sontuosi ricevimenti a cui prese parte tutta l’aristocrazia romana e forestiera, con a capo la Duchessa del Chiablese, tralascio le visite a S. Pietro e la solenne Cantata dello Zingarelli, data in loro onore in Vaticano, durante la settimana Santa, l’illuminazione della Cupola, le serate di gala al teatro Tordinona e Aliberti, la geniale accademia, data in loro contemplazione dal celebre Paganini: ma il ricevimento dato in Campidoglio in loro onore non può essere trascurato.

«Le L.L. M.M, I.I., così scrive il nostro Diarista nel dì 20 aprile, sono giunti in Campidoglio poco dopo l’un’ora di notte per la via delle Tre Pile, mentre tutte le altre carrozze han dovuto fermare appiè della scala, espressamente costruita in legno e coperta dì tele, che dall’arco di Settimio Severo conduceva al Palazzo del Museo, ove sono smontati i Sovrani e vi si sono trattenuti per un poco di tempo a vedere l’illuminazione. Indi, apertasi la porta del passetto, espressamente eretto in legno per comunicare col Palazzo di mezzo, passarono nel medesimo e sì fermarono nel gran balcone formato sulla scalinata del Palazzo per vedere il fuoco d’artificio. Terminato il fuoco, rientrarono nel Salone, ove ascoltarono una cantata a tre voci, poesia dell’Abate Loreto Santucci, minutante di Segreteria, e musica del maestro Fioravanti. I cantanti furono la Signora Marconi e Trasmondi ed il basso Cartoni. Finita la [p. 55 modifica]cantata, si aprì l’altro passetto di comunicazione nel Palazzo dei Conservatori, ove nel Salone degli Orazi e Curiazi era preparata la tavola per i Sovrani, che era per 76 posti a ferro dì cavallo ed altre otto di dodici coperti. Le pitture della Sala erano ricoperte dell’ornato di Drapperie. In tutte le altre camere dell’appartamento, erano preparate altre tavole capaci di 286 persone a sedere, non compresa la tavola dei Sovrani. Le L.L. M.M. prima di mettersi a sedere, fecero un giro per tutto l’appartamento. Finita la cena, ripassando per tutti e tre i palazzi, riuscirono per quello del Museo, per dove erano entrati. La festa è riuscita di molta magnificenza, l’illuminazione di tutti i locali ed il loro addobbo è sembrato molto grandioso. Il concorso è stato grande e alla cena il luogo è riuscito angusto per tanta gente».

Nè qui terminarono le feste: nell’ anfiteatro Correa, al Mausoleo d’Augusto, si dette un gran ballo in loro onore; l’Arcadia tenne una seduta straordinaria, con l’intervento delle L.L. M.M. LI. e con gran concorso di cardinali e monsignori per acclamare pastore arcade Francesco Primo, col nome di Admeto Mantineo, e pastorella la vezzosa sua consorte, l’Imperatrice Carolina Augusta, col nome di Selene Cefisia; nella notte del 24 furono ricevuti nel Museo Vaticano al lume delle torcie. Due giorni dopo gli augusti ospiti lasciavano Roma alla volta di Napoli.

In quel tomo di tempo una banda di assassini faceva man bassa a Monte Cave di tutto e mandava i suoi ordini al Governo di Roma, ma che pensiero dovevano dare queste minuzie al paterno Governo pontificio, se l’allestimento di altre feste agl’imperiali, che si affrettavano a ritornare, lo teneva tutto occupato? Non era forse quell’istesso Imperatore che cinque anni avanti lo aveva riposto sul trono, e poco tempo dopo aveva messo a sua disposizione le sue truppe per il ristabilimento dell’ordine negli stati della Chiesa? e questo bisogno non poteva forse ritornare?

Il due pugno l’Imperatore e l’Imperatrice rientravano in Roma per porta S. Sebastiano e due giorni dopo il Papa creava cardinale l’arciduca Rodolfo, fratello dell’Imperatore, dandogli sin d’allora, previa un’apposita allocuzione, il cappello [p. 56 modifica]ed il titolo di S. Pietro in Montorio, mentre in segno di festa Castel S. Angelo sparava a salve ed il campanone di Montecitorio mandava all’aria festosamente i suoi rintocchi. Il giorno 6 si pose termine alle feste collo spettacolo della corsa a Piazza Navona, riuscito attraentissimo ed affollatissimo, e pochi giorni dopo, avendo prima fatto piovere migliaia e migliaia di decorazioni ed onorificenze, gl’Imperiali partirono per porta del Popolo, mentre i cannoni di Castello, i cannoncini del Pincio e di Ponte Molle davano loro l’ultimo commiato.

Tre anni più tardi, nel mese di Novembre, giungeva in Roma il re di Prussia nel più rigoroso incognito, prendendo alloggio alla locanda di Semy in Piazza di Spagna, ma quale contrasto tra il suo arrivo e quello dell’Imperatore! «Egli ha ricusato qualunque onorificenza, scrive quasi meravigliato il nostro Diarista, e neppure ha voluto che il Marchese Massimi, Sopraintendente generale delle Poste, che si trovava a Bologna, lo venisse servendo, com’è solito con simili personaggi. S. M. ha delusa la curiosità di tutti quelli che lo stavano aspettando fuori porta del Popolo ed in Piazza di Spagna, mentre a Ponte Molle è salito nel legno del Principe suo fratello (che si trova da molto tempo in Roma, e che gli era andato incontro), e con esso è entrato per porta Angelica, andando addirittura a S. Pietro, poi a S. Pietro in Montorio, al Colosseo, a Campo Vaccino, alla Rotonda e finalmente alla locanda, ove è stata mandata la guardia, avendo il re accettato solo due sentinelle alla porta».