Saggio di curiosità storiche intorno la vita e la società romana del primo trentennio del secolo XIX/Il Teatro Valle

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Il Teatro Valle

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Il Teatro Valle.


Nei primi giorni del 1821 si cominciò a metter mano alla demolizione del teatro Valle: il vecchio e glorioso teatro, fabbricato in legname, secondo il costume antico, dove un giorno fra gli applausi si erano recitate le tragedie dell’Alfieri e del Monti, stava per sparire e cedere il posto ad uno nuovo. I Capranica, che ne erano i proprietari, volevano edificarne un altro di materiale ed in miglior forma e a tale scopo ne affidarono l’incarico all’architetto Valadier. Con quant’amore e [p. 57 modifica]quant’impegno egli si mettesse all’opera e come bene riuscisse nel suo intento noi stessi possiamo giudicare; ma quant’amarezze e quante afflizioni non gli procurò quell’impresa! I lavori procederono in principio speditamente, già si parlava della probabilità d’inaugurarlo nell’imminente stagione del Carnevale, e la Commissione Governativa, a bella posta nominata, aveva riferito favorevolmente; ma la cosa procedè in modo ben diverso.

La notte del 6 novembre una disgrazia venne impreveduta ad intorbidare i rosei sogni: un’antica volta cadde precipitosamente, traendo seco nella rovina alcuni muratori che vi lavoravano; gl’infelici furono raccolti ben presto e salvati dalla morte, ma uno di essi ebbe a perdere ambedue le gambe. Putroppo però questo non era che il preludio.

La mattina del 17 novembre, mentre l’illustre architetto Valadier s’indugiava, osservando la nuova fabbrica, notò in uno degli archi del palcoscenico di nuova costruzione una piccola lesione; col cuore in sussulto corse dal Marchese Capranica, fece chiamare il Camporese, addetto alla sorveglianza dei lavori, narrò loro la scoperta e d’accordo si concertò di rafforzare l’arco pericolante con puntelli, ciò che venne fatto senza indugio. Invano però s’era corso al riparo, poiché nella notte del 18 l’arco precipitò irreparabilmente. «Nella notte scorsa, scrive il nostro Diarista il giorno dopo, è caduto un arco del palcoscenico del Teatro Valle (che si sta per finire di costruire) e ha portato seco nella rovina un’appartamento del Palazzo Capranica che si era voluto lasciare in piedi, facendolo sostenere dall’arco medesimo. Da qualche giorno s’erano veduti indizi di quella rovina e finalmente ieri era stata puntellata la parte che minacciava, ma la puntellatura non è stata sufficiente. L’architetto Valadier viene generalmente accusato per aver appoggiato quest’arco da una parte ad un muro vecchio e debolissimo. Cosi è rimasta disgraziatamente decisa la questione che pendeva sub judice sul potersi o non potersi far agire il teatro stesso nel prossimo Carnevale».

Il proprietario mosse lite al Valadier pei danni e tanto grande fu il clamore, dagli emuli innalzato contro l’architetto, che egli stesso dovè rispondere ai suoi denigratori con [p. 58 modifica]un’apologia del suo operato1; la lite venne condotta avanti ai giudici ed il Valadier riportò vittoria completa. Decisamente però il nostro architetto era molto sfortunato in costruzioni teatrali: quattro anni dopo, nel di 26 agosto, cadde fragorosamente il velario dell’anfiteatro Correa, apportando la morte ad un povero muratore e varie contusioni ad altri due; il velario era opera del Valadier. Poche ore più tardi, quella caduta avrebbe cagionato una carneficina, atteso il concorso che doveva esservi per la giostra, ma lo spettacolo non si tenne più in quel giorno. Anche questa volta s’innalzò gran rumore ed a lui venne data tutta la colpa, sebbene tutti sapessero che da più giorni era in letto malato. Il Papa stesso, volendo infliggere un pena ai colpevoli del disastro, colpì il Valadier in primo luogo con una multa di mille scudi.

La vittoria riportata nella lite per la caduta dell’arco del palcoscenico del Valle, veniva così ad essere offuscata dalla condanna riportata per la caduta del velario del Correa.


Note

  1. Vedi Giuseppe Valadier agli amatori del vero. — Sull’improvvisa caduta di un arco del palcoscenico del Teatro Valle di Roma. — 1821.