Saggio sopra la giornata di Zama (Laterza 1963)/Saggio

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SAGGIO

SOPRA LA GIORNATA DI ZAMA



Niuna quistione ci è tanto importante nella Tattica e che agli scrittori militari tanto abbia dato di esercizio e di briga, quanto quella sopra il sistema della Colonna proposto dal Cavalier Folard nel suo Comento a Polibio come la più perfetta ordinanza di tutte. Spiegare, quanto un può, la fronte dell’esercito, pigliar molta piazza e intendere ad accerchiare il nemico, è il consueto modo dell’ordinarsi a combattere. Dove al contrario sostiene il Folard che piccola esser debba la fronte dell’esercito e grande rispettivamente la grossezza, che cogli ordini ben serrati insieme a pigliare si abbia poco terreno, e non tanto si voglia intendere ad accerchiare il nemico, quanto ad urtarlo ed a romperlo. Tale ordinanza di uno o più corpi di fanteria chiama egli Colonna. Le prime file della colonna consumate dal nemico, vengono ad essere instaurate dalle seconde, e dalle altre che van loro succedendo di mano in mano; e le ultime file, benché a ferire inutili, fanno, dic’egli, alle prime come un appoggio e un barbacane e aiutano a penetrar anch’esse le schiere de’ nemici; trasferendo in certo modo alle militari ordinanze gli effetti meccanici dell’ariete, il quale non già in virtù della mole o grandezza, ma in virtù della sua forma e dell’urto veniva a spezzare e a vincere le più sode muraglie1.

Oltre alle ragioni che adduce il Folard ad istabilire tal suo [p. 316 modifica]sistema, le quali vennero fieramente combattute, egli ha fatto ogni suo potere per rinforzarlo e munirlo con l’autorità dell’esempio. Tanto più che argomentando la ragione come le cose debbano riuscire e mostrando l’esempio come riescono in fatti, pare esser questo un assai miglior fondamento che non è quella, e doversi perciò seguire in un affare di cosi grande importanza quale è la guerra. E la più solenne autorità, sopra la quale il Folard fonda il suo sistema è tratta dallo stesso ch’egli prese a comentare: ella è l’autorità di Scipione, il quale, secondo l’interpetrazione ch’egli dà a Polibio, combatté a Zama con l’esercito ordinato in colonne; e mercé di una tale ordinanza ottenne contro ad Annibale quella vittoria che diede final sentenza tra Roma e Cartagine dell’imperio del mondo.

Ora per chiarire sopra tal punto la quistione, non altro converrà fare, che ben chiarire il fatto medesimo, attentamente considerando ciò che di quella memorabile giornata ne dice Polibio, e ciò che sopra vi ragiona il Folard. E questo appunto intendo io ora di fare. Erano nella pianura di Zama le fanterie di Annibale, giusta il testo di Polibio, divise in tre schiere con la cavalleria sulle aIe; le due prime schiere alla consueta distanza l’una dall’altra, e la terza, ch’era composta delle reliquie dell’esercito d’Italia, dove trovavasi Annibale in persona e dove riposto avea la speranza della vittoria, era alla distanza di uno stadio e più dalla seconda. E dinanzi alla fronte dello esercito erano messi in battaglia sopra ad ottanta elefanti, i quali, prima che si venisse alla mischia, urtar doveano e porre in iscompiglio le legioni romane 2. Nell’ordinare le sue genti incontro [p. 317 modifica]ad Annibale, si dipartì in quella giornata Scipione dal modo usitato de’ Romani, secondo che riferisce lo stesso Polibio. Solevano essi ordinarsi in tre schiere a una certa distanza l’una dall’altra. Nella prima erano le bande degli Astati, nella seconda dei Principi e de’ Triarî nell’ultima, con certi intervalli tra di loro; così però, che le bande di tutte e tre le schiere erano disposte a guisa di scacchiero: quelle de’ Principi venivano ad avere a dirimpetto gl’intervalli ch’erano tra le bande degli Astati, ed alle spalle gl’intervalli de’ Triarî. Laddove Scipione a Zama mise le bande degli Astati, de’ Principi e de’ Triarî co’ soliti intervalli bensi e alle solite distanze tra di loro, ma le une dietro alle altre nel medesimo filo. E ciò per lo gran numero, avverte lo storico, degli elefanti, che faceano cordone all’esercito nemico. In sulle aIe avea Scipione posto anch’egli i cavalli; gl’Italiani sulla sinistra guidati da C. Lelio, e sulla diritta i Numidi alla cui testa era Massinissa. Ed avea inoltre disposto negl’intervalli della prima schiera alcune bande di fanteria leggiera, o di Veliti, da’ quali appiccar doveasi la zuffa; con ordine che se venissero incalzati dal nemico e sostener non potessero l’urto degli elefanti, si avessero a ritirare, i meglio corridori dietro a tutto l’esercito per gl’intervalli diritti, gli altri per gl’intervalli ch’erano per traverso a diritta e a sinistra 3.

Tale è il racconto di Polibio. Donde al Cavalier Folard [p. 318 modifica]piace d’inferire che Scipione, per nascondere i suoi disegni al nemico, fosse da prima ordinato alla usitata maniera de’ Romani, e dipoi, per vincerlo, cambiasse la ordinanza e venisse a porre le sue fanterie le une alla coda delle altre nel medesimo filo in una linea o schiera di colonne. Ciascuna colonna, dic’egli, era di tre sezioni, Astati, Principi e Triari, con uno intervallo di soli quattro passi da principio tra una sezione e l’altra; le quali poi nel combattimento si riunirono insieme testa con coda senza lasciare tra loro il minimo intervallo. E un tal ordine di combattere, aggiunge il Folard, stimò quel gran capitano esser quell’uno che nel caso suo potea dargli la vittoria; e ciò per trovarsi egli in campagna rasa incontro a un nemico che avea gran numero di elefanti e sopra il doppio di fanterie. Gli spazi diritti ed aperti tra l’una colonna e l’altra, davan libera la via al furor degli elefanti; e le colonne, che a un bisogno fanno fronte da ogni banda, lo mettevano in sicuro contro al pericolo di essere accerchiato dal maggior numero delle genti nemiche; né, per romperlo, in niuna altra cosa dovea più confidare, che nella unione, nell’urto e nel peso della colonna. Ed ecco la chiosa del Folard e il sugo che si può spremere, se io non m’inganno, da quella sua Dissertazione sopra la giornata di Zama. Alla qual giornata si vide, egli conchiude, quanto negli andati tempi praticar potevasi di più maraviglioso e perfetto nell’arte di ordinare e di far combattere la fanteria4.

E già ad ognuno dovrà pur sembrare la nuova cosa che un uomo de’ nostri giorni si metta a far descrizioni dei fatti antichi a fronte degli scrittori antichi; e che il Folard possa darsi ad intendere di aver penetrato nel consiglio di guerra di Scipione meglio che non seppe fare un Polibio, uomo nel mestier dell’armi consumato quanto altri mai, nudrito nella casa de’ Scipioni e confidentissimo di quel medesimo C. Lelio il quale combatté [p. 319 modifica]ed ebbe tanta parte in questa istessa giornata di Zama5. Polibio dice soltanto che quella nuova ordinanza fu fatta in riguardo agli elefanti di Annibale, la cui furia non trovando contrasto, dovesse ire a voto, né parla di altri intendimenti che sotto ci avesse Scipione; e per niente non tocca quello che a parte a parte descrive il Cavalier Folard, che Scipione, per nascondere i suoi disegni al nemico, da prima si ordinasse al modo usitato de’ Romani e dipoi mutasse la ordinanza. Né per verità a Scipione occorreva il farlo. Ché già egli avea provveduto d’avanzo a nascondere i suoi disegni coll’aver poste alcune bande di Veliti negl’intervalli fra le coorti della prima schiera; e con essa prima schiera tutta piena e continua presentandosi all’esercito nemico, Annibale non poteva accorgersi come fosse ordinata la seconda schiera, essendo ambidue gli eserciti in una pianura6.

Niente neppure trovasi nel testo da fondarvi su quella grandezza degli spazî, o sia la distanza tra le bande degli Astati, de’ Principi e de’ Triarî, quale la pone il Folard. Che anzi sarà facile a trovarvi, chi ben considera, di che fortemente impugnarla. Il Folard fa quella distanza picciolissima, di quattro soli passi, e non più; e dalle parole di Polibio si può raccogliere che fosse maggiore di assai. Chiaramente apparisce, da quanto si è riferito, che l’unica cosa in cui si dipartì Scipione dalla consueta ordinanza dei Romani, fu nel collocare le bande delle tre schiere le une alle spalle delle altre, e che quanto al rimanente ei non fece novità alcuna. Non istaremo qui a esaminare qual distanza fossero soliti porre i Romani tra le schiere dell’esercito, ovvero qual fosse lo spazio che rimaneva tra gli Astati e i Principi, e tra questi e i Triarî. Variarono tali cose in differenti tempi, siccome mostran coloro che più addentro han [p. 320 modifica]penetrato tali materie; ed anche variar doveano a grado del capitano secondo le varie condizioni, opportunità e circostanze nel guerreggiare. Ma ben si può risolutamente sostenere che a Zama quello spazio esser dovea assai maggiore dei soli quattro passi immaginati dal Folard, atteso che in quello spazio pur dovea far ritirata, secondo l’ordine di Scipione, una parte di essi Veliti, se sostener non potessero l’urto degli elefanti o troppo vivamente venissero incalzati dal nemico. E chi non vede come, posto quello spazio di soli quattro passi e non più, ed entrando i Veliti in quella strettura e causandovi di necessità confusione, in luogo di porre in salvo sé medesimi, messo avrebbero in pericolo tutto l’esercito?

Male adunque regge, nel determinare qual fosse la ordinanza di Scipione a Zama, il sentimento del Folard; il quale, per farle prender sembiante di una schiera di colonne, non fa una difficoltà al mondo d’immaginare posizioni, distanze e tali altre cose che, ben lungi dal trovarsi espresse, sono contraddette dalle parole di Polibio e fanno dirittamente contro gl’intendimenti e il fine di Scipione.

E manco regge il sentimento del Folard quando gli eserciti sono alle mani. Messi in fuga da Scipione i cavalli di Annibale, le fanterie vengono dall’una e dall’altra banda alla zuffa. Gli Astati dopo un ostinato combattimento rompono la prima schiera del nemico; ma nell’azzuffarsi colla seconda furono disordinati. Al qual disordine occorsero tosto i condottieri de’ Principi; e con l’opporre le proprie bande gli fermarono e riordinarono; onde fu dagli Astati sconfitta anche la seconda schiera di Annibale7. Ma come immaginar potrebbesi che’ ciò fosse seguito, ponendo che fossero stivati insieme gli Astati, i Principi e i Triari, come vuole il Folard, quando nel combattimento gli fa serrare gli uni addosso agli altri senza che tra loro vi rimanga [p. 321 modifica]né meno quella distanza di quattro passi che gli divideva da principio? Gli Astati allora messi in disordine e rispinti, si sarebbono rovesciati addosso a’ Principi, e questi a’ Triarî; e tutti ingarbugliati insieme, terminata sarebbesi la cosa colla peggio dei Romani. Che se per avventura un volesse dire che, in virtù di una maravigliosa disciplina, gli Astati posti in disordine avessero fatto ritirata per mezzo agli spazi ch’erano tra una colonna e l’altra, allora i Principi sarebbono rimasi in testa delle colonne, e sarebbono venuti a combatter eglino la seconda schiera di Annibale e a sconfiggerla, e non gli Astati. Il che in tutto si discorda da quello che dice apertamente lo storico.

Ma ciò che a mio giudizio leva ogni dubbietà e taglia la quistione, si è questo: rotte ch’ebbero i Romani le due prime schiere di Annibale, restava da superare la terza, la più valida di tutte, che ancora rimaneasi intera, e dove trovavasi l’istesso Annibale in persona. Che fa Scipione? Fa sonare a raccolta per richiamare gli Astati che inseguivano tuttavia i fuggitivi; gli colloca dirimpetto al centro di questa terza schiera; fa serrar gli ordini a’ Principi e a’ Triarî sull’una e l’altra ala, a destra cioè e a sinistra; gli fa ire innanzi; e come e’ furono, dice Polibio, sulla medesima fronte di pari cogli Astati, ecco ch’egli dà dentro alla terza schiera e fa ragione in tal modo di compir la vittoria8 Dove è da considerare che le bande degli Astati, Principi e Triarî non sono più come da prima ordinate alla schiena, ma a’ fianchi le une delle altre; e la fronte dello esercito romano viene per tal nuova ordinanza a crescere di molto e a scemare per conseguente la grossezza che in sul principio del combattimento egli avea. Talché il vincere quella terza schiera non istava già nell’urtarla e nel romperla in un luogo o due, come fa un’ordinanza [p. 322 modifica]poco larga e grossa; ma piuttosto nel batterla da ogni lato e nello accerchiarla, come può fare un’ordinanza assai distesa e non così grossa. Tant’è, che non resta veruna immaginabile sembianza di colonna allora appunto che dovendosi attaccare il nerbo delle forze di Annibale, sarebbe stata al maggior uopo di Scipione.

Veramente egli è un vecchio costume e quasi diritto de’ comentatori, non già di chiarire i sensi dell’autore che prendono a chiosare ma di cercar piuttosto e ripescarvi per entro i propri loro concetti. E niuno forse quanto il Folard, di tal diritto si mostrò egualmente tenero e geloso. Suole egli far dire a Polibio e agli altri autori che nel lunghissimo suo comento prende per mano, quello che in conto niuno trovasi nel testo, ne distorce i sensi, gli accomoda, gli rivolge a talento suo; e per tal via giugne agevolmente a vedervi per entro e a formare la sua colonna.

Egli è maraviglioso come con tali aiuti trovato non abbia negli antichi scrittori un assai maggior numero ancora di autorità e di esempi, che ricavati non ne ha al suo sistema favorevoli. E singolarmente dovrà parere assai strano che, giocando egli di fantasia come fa, non abbia saputo ravvisare alcuna ombra di colonne in tutta quanta la Tattica di Giulio Cesare, la cui autorità sarebbe stata per lui di grandissimo peso, secondo che confessa egli medesimo 9. Se non che al considerare la teorica del francese e la pratica del romano, niente vi ha di più diametralmente opposto in effetto: e vengan quanti sofisti fur mai, non ci è verso né via di assestare i precetti dell’uno cogli esempi dell’altro. La miglior maniera di combattere un nemico, diffinisce positivamente il Folard 10, che ti sia superiore di forze, è ordinar le tue fanterie in una schiera di colonne con un retroguardo, o riserva de’ Dragoni dell’esercito; senza darti travaglio che il nemico spieghi una fronte maggiore della tua. E Giulio Cesare [p. 323 modifica]trovandosi negli stessi termini per appunto a Farsaglia, tutto all’opposto spiegò gli ordini, benché per le poche genti che avea, la lunghezza delle sue file tornasse minore assai di quelle di Pompeo; fece in somma a tutto potere di ordinare il suo esercito d’egual fronte a quella del nemico, in tutt’altro confidando che nella ordinanza delle colonne 11. E Agricola, uomo nell’armi anch’esso riputatissimo, e degno di consumare in Inghilterra la impresa incominciata da Giulio Cesare, dubitando al monte Grampio non i nemici, di assai maggior numero, lo attaccassero a un tempo dalla fronte e da’ fianchi, allargò le file, sebben faceva men serrata battaglia12.

Ma non meno che Giulio Cesare a Farsaglia, pare assai chiaro che contro al Folard faccia Scipione a Zama, la cui autorità guidar dove a e far trionfare la Colonna, ed era il più solenne argomento e quasi l’Achille del nuovo sistema militare. [p. 324 modifica]

Note

  1. Traité de la Colonne, chap. III.
  2. Ὁ δὲ Ἀννίβας τὰ μὲν θηρία πρὸ πάσης τῆς δυνάμεως ὄντα πλείω τῶν ὀγδοήκοντα, μετὰ δὲ ταῦτα τοὺς μισθοφόρους ἐπέστησε περὶ μυρίους ὄντας καὶ δισχιλίους, τὸν ἀριθμόν. οὗτοι δ΄ἦσαν Λιγυστῖνοι, Κελτοί, Βαλιαρεῖς Μαουρούσιοι. τούτων δὲ κατόπιν παρέλαβε τοὺς ἐγχωρίους Λίβυας, καὶ Καρχηδονίους. ἐπὶ δὲ πᾶσι τοὺς ἐξ Ἰταλίας ἥκοντας κέρατα διὰ τῶν ἱππέων ἠσφαλίσατο, θεὶω ἐπὶ μὲν τὸ λαιὸν τοὺς συμμάχους Νομάδας, ἐπὶ δὲ τὸ δεξιὸν τοὺς τῶν Καρκηδονίων ἱππεῖς. παρήγγειλε δὲ τοὺς ἰδίους στρατιώτας ἕκαστον παρακαλεῖν ἀναφέροντας τὴν ἐλπίδα τῆς νίκης ἐφ᾿ ἑαυτὸν καὶ τὰς μεθ᾿ ἑαυτοῦ παραγεγενημένας δυνάμεις: Hist., Lib. XV, cap. I, n. XI.
  3. Πλὴν ὁ μὲν Πότλιος ἔθεκε τὰς τάξεις τῶν ἰδίων δυνάμεων τὸν τρόπον τοῦτον. Πρῶτον μὲν τοὺς ἁστάτους καὶ τὰς τουτῶν σημαίας ἐν διαστήμασιν. ἐπὶ δὲ τούτοις τοὺς πρίγκιπας, τιθεὶς τὰς σπείρας, οὐ κατὰ τῶν πρῶτων σημαίων διάστημα, καθάπερ ἔθος ἐστὶ τοῖς Ῥωμαίοις, ἀλλὰ κατ᾿ἀλλήλους ἐν ἀποστάσει διὰ τὸ πλῆθος τῶν παρὰ τοῖς ἐναντίοις ἐλεφάντων. τελευταίοις δ᾿ ἐπέστησε τοὺς τριαρίους. ἐπὶ δὲ τῶν κεράτων ἔταξε κατὰ μὲν τὸ λαιὸν Γάϊον Λαίλιον, ἔχοντα τοὺς Ἰταλικοὺς ἱππέας. κατὰ δὲ τὸ δεξιὸν μέρος Μασσανάσσην μετὰ πάντων τῶν ὑφ᾿ ἑαυτὸν ταττομένων Νομάδων. Τὰ δὲ διαστήματα τῶν πρῶτων σημαίων ἀνεπλήρωσε ταῖς τῶν γροσφομάχων σπείραις παραγγείλας τούτοις προκινδυνεύειν. ἐὰν δὲ ἐκβιάζωνται καὶ κατὰ τῶν θηρίων ἔφοδον ἀποχωρεῖν. Τοὺς μὲν καταταχοῦντας, διὰ τῶν ἐπ᾿ εὐθείας διαστημάτων εἰς τοὐπίσω τῆς ὄλης δυνάμεως. Τοὺς δὲ περικαταλαμβανομένους, εἰς τὰ πλάγια παρίστασθαι κατὰ τὰς σημαίας: ID., ibid., n. IX.
  4. «Si l’on veut bien faire attention à cette disposition du Général romain, on conviendra, qu’il ne s’est rien pratiqué dans l’antiquité de plus merveilleux et de plus parfait dans la disposition de l’infanterie, dans l’art de la faire combattre et de se ranger»: Observations sur la bataille de Zama au Liv. XV, chap. I de l’Histoire de Polybe, t. VI.
  5. ὧν εἷς ἦν Γάϊος Λαίλιος ἀπὸ νέου μετεσχηκὼς αὐτῷ παντὸς ἔργου καὶ λόγου μέχρι τελευτῆς, ὁ ταύτην περὶ αὐτοῦ τὴν δόξαν ἡμῖν ἐνεργασάμενος, διὰ τὸ δοκεῖν εἰκότα λέγειν καὶ σύμφωνα τοῖς ὑπ᾿ ἐκείνου πεπραγμένοις.Ἔφη γάρ etc.: Polyb., Lib. X, cap. II, n. 3.
  6. τῶν δὲ πρὸς φυγὴν ὁρμησάντων, ὀλίγοι μὲν τελέως διέφυγον, ἅτε τῶν ἱππέων ἐν χερσὶν ὄντων, καὶ τῶν τόπων ἐπιπεδῶν ὑπαρχόντων: Iδ., Lib. XV, cap. I, n. XIV.
  7. Καὶ δὴ τῷ τοιούτῳ τρόπῳ συνέχεαν ἐπιπεσόντες τὰς τῶν ἁστάτων σημαίας. Οἱ δὲ τῶν πριγκίπων ἡγημόνες συν;θεασάμενοι τὸ γεγονός, ἐπεστησαν τὰς α’θτῶν τάξεις. Τῶν δὲ μισθοφόρων καὶ τῶν Καρκηδονίων τὸ πλεῖστον μέρος τὸ μὲν ὑφ᾿αὐτῶν, τὸ δ᾿ὑπὸ τῶν ἁστάτων, αὐτοῦ κατεκόπη: Id., ibid., n. XIII.
  8. Οὐ μὴν ἀλλὰ τοὺς μὲν τραυματίας εἰς τοὐπίσω τῆς παρατάξεως κομισάμενος, τοὺς δὲ διώκοντας τῶν ἁστάτων ἀνακαλεσάμενος διὰ τῆς σάλπιγγος, τοὺς μὲν αὐτοῦ πρὸ τῆς μάχης κατὰ μέσους τοὺς πολεμίους ἐπέστησε, Τοὺς δὲ πρίγκιπας καὶ τριαρίους πυκνώσας ἐφ᾿ ἑκάτερον τὸ κέρας, προάγειν παρήγγειλε διὰ τῶν νεκρῶν. ἐπειδὴ δ᾿ὑπερβάντες ἐξ ἴσου τοῖς ἁστάτοις ἐγένοντο, σθνέβαλλον αἱ φάλαγγες ἀλλήλαις μετὰ τῆς μεγίστης ὁρμῆς καὶ προθυμίας: Id., ibid., n. XIV.
  9. «Une autorité comme celle de César, seroit d’un grand poids dans le sujet que je traite; mais il me paroît que la Colonne lui fut inconnue; je n’en vois aucune trace dans ses Commentaires, aucun de ses Historiens n’en a parlé»: Traité de la Colonne, Autoritez et exemples de la Colonne, tom. I, chap. IX.
  10. Observations sur la bataille de Zama etc., paragr. III.
  11. De Bello Civ., Lib. III.
  12. «Tum Agricola, superante hostium multitude, veritus ne simul in frontem simul et latera suorum pugnaretur, diductis ordinibus, quamquam porrectior acies futura erat, et arcessendas plerique legiones admonebant, promptior in spem et firmus adversis, dimisso equo, pedes ante vexilla constitit»: Tacitus, in Agricola, [35].