Se nel notturno orror, Cintia, ti prese
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IV[1]
Se nel notturno orror, Cintia, ti prese
Giammai desìo di rimirar le stelle,
Tu le credesti picciole facelle
Per vaghezza dei guardi in Cielo appese.
5Eppure l’ererno Creatore palese
Far volle a noi la sua grandezza in quelle;
Che non meno del Sol vivaci e belle
Formolle, e d’immortal fiamma le accese.
Nè quei globi sì vasti, onde riluce
10L’ampio vuoto del Ciel, ei fè per noi,
Che debil ne veggiamo e scarsa luce;
Ma ogni astro è un Sole, che co’ raggi suoi
Altri mondi rischiara, e il giorno adduce
A quante genti immaginar ti puoi.
Note
- ↑ Le stelle fisse abitate.