Signor, non già perché l'eterne, e belle

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Giulio Bussi

S Indice:Zappi, Maratti - Rime I.pdf Sonetti Letteratura Signor, non già perché l'eterne, e belle Intestazione 12 settembre 2017 75% Da definire

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta Sonetti d'alcuni arcadi più celebri/Giulio Bussi


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III


Signor, non già perchè l’eterne, e belle
     Gioie tu doni ai puri spirti e santi,
     O perchè al regno degli eterni pianti
     Danna la tua giustizia alme rubelle,
5Fia, che tema, ò speranza a queste, o a quelle
     Opre rivolga i miei desiri erranti
     Nè che affetto servil vincer si vanti
     Alma simile a te, nata a le stelle.
Ma di santa superbia acceso il core
     10Ciò, che non piace a te, fugge sdegnato,
     Per pugnar quanto può teco in Amore.
Io bramo più di riamarti amato
     Che l’acquisto del Cielo, ed ho in orrore
     Più dello stesso Inferno esserti ingrato.