Simpatie di Majano/IX

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Cap. IX

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VIII X

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IX.

Almeno a scrivere a Lei ci si trova sugo: c’è chi non legge le lettere, e si contenta di aprire le sopraccarte e di guardare la firma: c’è chi legge e non capisce: c’è chi comprende, ma non ricorda.

Lei, grazie al cielo, mi apre, mi legge, mi capisce e mi ricorda, e mi risponde a tuono: e questa volta mi dà una buona lezione. Ella osserva giustamente che io finora scrivendole di Majano ho parlato di tutto fuorchè della villa, come se qui si vivesse all’aria aperta o al più sotto le tende, come i nomadi....

Badi, sa, che Ella tocca la mia idea fissa: l’aria aperta, almeno nella buona stagione, dovrebbe essere il nostro [p. 82 modifica]giorno abituale: due re, che sapevano tutti e due godere la vita, Enrico II di Francia e Carlo II d’Inghilterra, erano di questo parere.... Il mio ideale sarebbe un estate sotto la tenda nei boschi, come quel tal signore nella pineta di Ravenna secondo racconta il Boccaccio.

Ma dopo tutto Ella ha ragione: le persone ragionevoli in via ordinaria non sanno fare senza d’una casa: e in ispecie una signora non saprebbe mai persuadersi che una villeggiatura sia piacevole senza il conforto di una comoda ed elegante abitazione. E stia tranquilla, che questo non manca a Majano: immagini se un Inglese, qual è il proprietario, farebbe a meno di una casa dove si stia bene. Anzi la residenza padronale di Majano era già un’abitazione ragionevole quando ne fece l’acquisto: ma il proprietario vi aggiunse e vi restaurò tanto e così bene da trasformarla da casa in vero palazzo di campagna.

Il prospetto principale guarda a [p. 83 modifica]mezzogiorno e sporge mediante una maestosa loggia a colonne sopra quella terrazza di cui le ho discorso; appiè della qual terrazza non credo ancor di averle detto che si stende un giardino riboccante dei più Lei fiori e degli agrumi profumati; nè che al di là del giardino vanno digradando sul dorso del colle ricchi poderi popolati di olivi e di vigne:

«Su quella spianata non tramonta mai il sole,» può dire l’imperatore del luogo, «se non dopo il tramonto.» E gli appartamenti a terreno e al piano superiore offrono da quella parte il più tepido soggiorno anche nell’autunno più avanzato: mentre le grosse muraglie non lasciano passare il soffocante saettare dei calori canicolari....

Dalla parte opposta si ha nell’estate il refrigerio di un’esatta tramontana; e folte ombre in un vasto recinto salvatico tutto piantato di cipressi, ippocastani e querce.

Già è convenuto fra di noi che non le [p. 84 modifica]descrivo nulla: e quindi la lascio liberamente vagare coll’immaginazione per i salotti e le stanze addobbate come piacque all’ottimo gusto della padrona di casa.... Ma avrei torto se non le dicessi di un enorme salone quadrato che occupa l’altezza di due piani, la vera hall degli Inglesi: un elegante ballatoio a balaustrata che dà accesso alle stanze del piano superiore rompe la monotonia di quelle altissime muraglie: e quasi intiera una parete è occupata dal monumentale camino ideato dall’architetto Francolini ed eseguito a perfezione dallo scultore Giovannozzi: se facesse freddo, in quel camino si potrebbe bruciare una catasta di legna: ma in quel vasto ambiente regna costante una temperatura media che pare tiepida quando al di fuori spira il vento dell’inverno e freschissima nei calori del sollione.

E poi c’è un salotto da pranzo, un ideale per villeggiatura; ampio, sfogato, a solenni travature di abete con certi grandi [p. 85 modifica]e vecchi quadri di marine e certe lumiere di Murano... insomma un vero tempio dell’appetito e della grazia di Dio...

Ma Lei ci tiene alla grazia di Dio anche per l’anima... ebbene: si può accomodare in un’elegante cappella di famiglia dove si dice e si canta messa secondo le circostanze...

Se poi non le pesano le scale... È curioso che non lo so, quantunque ci conosciamo da un pezzo: gli è che non ho avuto mai il bene di vederla più in su del primo piano... Dunque se non le pesano le scale, ma non dovrebbero pesarle, se devo giudicare dal nervoso ticche tacche dei suoi stivaletti... perchè Lei, Contessa, cammina come un angelo, anzi meglio, perchè gli angeli volano.... E dire che ci sono dei disgraziati i quali vorrebbero cambiare le donne in angeli e perderebbero così uno dei più graziosi spettacoli della creazione, una signora che cammina bene!...

Dunque, siccome ritengo che non le [p. 86 modifica]pesino le scale, qui Ella potrebbe salire sulla torre che è coronata da una gran terrazza coperta, sporgente sui beccatelli: un magnifico torrione che dà maestà alla villa e la sigilla nel suo carattere tutto toscano. Lassù giungono alle narici e ai polmoni, non trattenuti da nessun ostacolo, i balsamici effluvi dei cipressi che popolano la collina di Vincigliata e le odorose sinfonie che sorgono dal seno delle rose, delle viole, dei gigli educati nei vasi, raccolti a coro nelle aiuole dei giardini. Di lassù le curve dei colli appaiono come fuse in un piano ondeggiante, dove spiccano fra le messi i filari delle vigne colle loro foglie color di smeraldo e gettano ombre incerte le chiome grige e arruffate degli ulivi. Dall’alto durante il giorno le porporate assemblee dei rosolacci fanno macchia fra le infinite varietà del verde, e nella notte gli sciami delle lucciole pare facciano specchio al firmamento stellato...

E se Lei fosse dilettante di astronomia... [p. 87 modifica]Fortunatamente Ella non lo è: e infatti che sugo ci trovano certe signore a contemplare il cielo dal punto di vista della matematica? Bel costrutto a sapere se quella tale stella appartiene all’orsa minore o al cigno o alla chioma di Berenice, a verificare le fasi di Venere, a vedere se gli anelli di Saturno si presentano di fronte o di sbieco! La scienza è una bella cosa: ma preferisco nelle signore l’astronomia all’ingrosso; il loro occhio e l’anima loro si perdano nell’indefinita contemplazione che non distingue fra pianeti e stelle fisse, che cerca un augurio nelle stelle cadenti invece di calcolare quanti gradi percorrono col loro solco di fuoco; il cielo sia materia di studio ai professori e ai fabbricatori di calendari e sia motivo di sentimento e di emozione per la donna che vi sta vicino nel chiaroscuro di una bella notte.... La qual cosa Lei non permetterà mai che accada fra di noi, perchè allora quelle tali parole che non vogliamo dirci [p. 88 modifica]sarebbero come dette anche se le labbra tacessero; sarebbero dette per la virtù irresistibile del silenzio prolungato...

Sarà meglio che scendiamo dalla terrazza... Badi agli scalini... Prenda il mio braccio; e parliamo forte, ridendo allegramente, da buoni amici, come spero che resteremo a lungo.