Sonetti all'amica

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Sergio Corazzini

S XX secolo Letteratura Intestazione 11 luglio 2011 75% Da definire

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I.

Anima cara, come un filo d'oro,
ignoto a questi nostri occhi mortali,
ne le quiete, pie notti invernali,
o ne le bianche aurore, a messidoro,

sonoramente lega tra di loro
le tremule fiammelle siderali,
occhi d'angioli, acuti come strali,
o tremolanti in tenero martoro,

anima cara, come fine stelo
sorregge il giglio, candido vasello,
e se lo stelo muore, il giglio muore;

così, perduti sotto un tetro cielo,
voi mi siete sorella, ed io, fratello,
malinconicamente, nel dolore.

II.

L'alta disperazione che ne invade
l'anima vinta ne la sua battaglia,
l'anima fiacca, che non più si scaglia
ardita contro le inimiche spade,

questa disperazione è l'avvisaglia
che Tánatos già batte nostre strade,
e poi che cadde il cuor, l'anima cade,
or che raggio di sol più non l'abbaglia.

Oh, lasciate, lasciato ch'io mi dolga.
Amica, se quest'anima vanisca
dopo il suo tetro disperato pianto,

poi che non v'ha una bara che l'accolga,
non v'ha una rosa che per lei fiorisca,
non v'ha un cipresso che le pianga a canto!