Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli (1920)/III. Ser Mino da Colle

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III. Ser Mino da Colle

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III

SER MINO DA COLLE

I

Non vuole aver che fare con un amico troppo poco saldo.

A buona se’ condotto, ser Chiavello,
se tu favelli a posta di Durazzo;
ma far lo ti conviene, ché chiav’ello
4porta d’ogn’om, che di sé no’ è durazzo.
D’este parole eo so ch’io t’acchiavello;
risponda lo tuo senno non durazzo,
ché altrettanto, n’accerto chiavello,
8non razzerá lo tuo caval du’ razzo.
Per ciò che tu se’ conosciuto, amico,
da’ prò’ e da’ valenti frale e vano:
11sí che tu non sarai chirlanda mico.
Tu vivi e vai si come molti vano;
dici che ami, e certo tu ami co’
14omo di vento; e non pò’ dir: — É vano! —

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II

1 — SER MONALDO DA SOFENA A SER MINO
Apprenderá a sue spese a non molestare altrui.

Ser Mino meo, troppo mi dai in costa,
per c’hai veduto che poco ti costa;
ma fuggi pur per qual vuoi ripa o costa,
4ch’io non ti giunga, se venir dé’ còsta.
E del corpo ti ritrarrò una costa,
e poi dirai a li tuoi amici: — Costa
questa briga, però ch’io veggio co’ sta! —
8Diranno: — Mal per te, ma a noi non costa.
Verrai a tal, che perderai la vita;
se Dio ti scampa, baldamente vita
11di ber giá mai senz’acqua vin di vita.
Deo, ch’or vedess’io pur qual casgion vi t’ha
commosso, a tanto mal fare t’invita!
14Ma or savrai com’è la cosa, a vita.

2 — RISPOSTA DI SER MINO
Rintuzza le minacce con minacce altrettanto fiere.

Oi ser Monaldo, per contraro avento
tu se’ infollito e gitti penne a vento;
e puoi ben dir si contraffatt’avvento,
4in detto e ’n fatto ch’io non aggia vènto.
Ora mi di’: per tuo gridare a vento,
bene che fai? Come fa l’orsa, avvento,
quando mi voglio, buon molino a vento,
8e forza tal, che te di sotto avvento.
Se gran distrette mie braccia ti danno,
che fiar pur somiglianti a quelle d’anno,
11non ne fia altro: piangerá’ti il danno.
Ché tuoi parenti ed amici, che ’nd’hanno
di te rincrescimento, dicon: — Dá nno! —
14Non aspettar tu male, ond’io ti danno.