Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli (1920)/XXIII. Tenzoni di rimatori perugini/XI. Tenzone tra ser Cecco Nuccoli e Gilio Lelli

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XI. Tenzone tra ser Cecco Nuccoli e Gilio Lelli

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XI. Tenzone tra ser Cecco Nuccoli e Gilio Lelli
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XI

TENZONE TRA SER CECCO NUCCOLI
E GILIO LELLI

I — SER CECCO
Per punirlo del vizio de! gioco, suo padre lo tiene a stecco.

Nel tempio santo non vidd’io mai petra
nuda e scoperta, com’el mio farsetto;
e porto una gonnella senza occhietto,
4che, chi la mira, ben par cosa tetra.
Ma, s’io avesse i denar de la poletra,
la qual vendei e misi a minoretto,
io piú nascosto non starla só’ ’l tetto
8a far sonette ne’ dolente metra.
E mille fiade el giorno mi corroccio
con lo mio padre, che non vói vestirme:
11— V’ha la puledra? — e questo è ’l mio riproccio.
Ond’io m’accorgo che non vai piú dirme
ched ei mi vesta: ch’esso s’è disposto
14di non mettere in me un denai’ di costo:
per ch’él mi fe’ un farsetto, e io gli promise
de non giucar né a tavole né a zara,
dov’ho perduta la poletra cara.

2 — GILIO
Infatti, il padre di ser Cecco non gli dará piú quattrini.

Talor se tène alcun sommo gieumètra,
ch’egli è pur di color de Malborghetto;
e tal se tiene el figliuol benedetto,
4che da la vera sentenza s’arretra.

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S’io miro bene aglie specchiate vetra,
non se’per pace del padre diletto;
ché, s’él te bisognasse un calciaretto,
sonará sempre simigliarne cetra.
Né mai per te discioglierá tascoccio;
ancie spesso dirá: — Co’ puoi desdirme
ch’a la puledra non fusse mal soccio?
Giucástela? briga de casa uscirme! —
E tu fa’guerra, e l’accordo ’l proposto;
e ’ntanto, se tu puoi, vende del mosto.
Se non farai cosí, vederai rise:
ch’ai tuo farsetto glie farai ripara
solaio o tetto; se non. vai po’bara.