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Ripreparo il match
 
 
<div style="text-align:center;">''NON OMNES ARBUSTA IUVANT''
 
 
ALL’AMICO ADOLFO DE BOSIS
 
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Adolfo, il tuo CONVITO non è terminato. Nel gennaio del 1895 cominciava, e doveva continuare per ogni mese di quell’anno, in Roma. Come fui chiamato anch’io a far parte di quel "vivo fascio di energie militanti le quali valessero a salvare qualche cosa bella e ideale dalla torbida onda di volgarità che ricopriva omai tutta la terra privilegiata dove {{AutoreCitato|Leonardo da Vinci|Leonardo}} creò le sue donne imperiose e {{AutoreCitato|Michelangelo Buonarroti|Michelangelo}} i suoi eroi indomabili"?
Prima di quel giorno, che verrà tanto prima per me, che per te, e per Gabriele, non vorremo finire il CONVITO, facendo l’ultimo de dodici libri? Narreremo in esso ciò che sperammo e ciò che sognammo, e ciò che seminammo e ciò che mietemmo, e ciò che lasciamo e ciò che abbandoniamo. O Adolfo, tu sarai (non parlo di Gabriele, ché egli s’è beato) più lieto o men triste di me! Sai perché? Il perché è in questo tuo libro. Leggi "[[Poemi_conviviali/I_vecchi_di_Ceo|I VECCHI DI CEO]]". Tutti e due lasciano la vita assai sereni: ma uno più, l’altro meno. Questi non ha in casa, come messe della sua vita, se non qualche corona istmia o nemea, d’appio secco e d’appio verde (oh! secco ormai anche questo!). L’altro, e ha di codeste ghirlande, e ha figli dei figli. Tu sei quest’ultimo, o Adolfo; tu sei Panthide che ebbe il dono dalle Chariti!
<br /><br />Pisa, 30 giugno del 1904.<br /><br />GIOVANNI PASCOLI
 
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