Stanze sulla polveriera

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Pietro Cimatti

1978 S Letteratura letteratura Stanze sulla polveriera Intestazione 6 settembre 2009 25% Letteratura

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La reggia

Questa è la reggia, ognuno che viene
ospite narra come fu percosso
dagli dei, e rinsaldate le catene
si riaffida al suo mare sempre mosso.

Questa è la casa del pastore uscito
all’alba, odora di belati, forte
d’erba, strame di sonno, senza porte,
chi arriva incontra chi è appena partito.

Questa è una reggia non più custodita,
vi regnano esuli, il tempo è fermato,
la polvere ricorda quante dita
vi lasciarono un attimo sudato.

Questa casa è la vita.

Il bue della sera

Lavorare lavorare, amor mio,
è come ogni giorno svegliarsi per andare
a morire, questi uffici sono tombe
senza fiori, che fatica rinascere poi
lungo i muri della sera
con la bianca stanchezza dei buoi,
e la notte affacciata alla finestra
è una carezza straniera, amor mio,
sullo zoccolo delle mani operaie.

Amor mio

Sei tu che mi invii
al telefono della memoria
messaggi di pazienza mentre brancolo
schiodato per la notte – è la solita storia
di cristo che ripetono, a ogni angolo
alzano croci, vederle invisibili
sugli uffici e sulle fabbriche
è civile agonia.

Lavorare lavorare, amor mio,
e come ogni sera svegliarsi per andare
a morire, queste case sono tombe
con fiori, che fatica rinascere poi
dalla nera stanchezza dei buoi,
“amor mio”.

Pau

Hai detto pau guardando le finestre.
Tornano tempi remoti ai fanciulli
prima del nostro tempo
che li accerchia e li limita: dai vetri
quando la sera scende da lontano
torna il primo terrore delle tenebre
e dice pau guardando le finestre.

Questa notte qualcuno ti ha raggiunto
che parte di lontano e sui fanciulli
alita oscuro: in sogno ti nasceva
come un mugolo, pau, voce celeste
nella febbre dorata delle stanze.

Oltre i cerchi di luce, da distanze
sconosciute la tenebra accorreva
ai vetri e tu vedevi occhi di facce
silenziose, stringendomi dicevi
piano pau, le additavi. Mi hai dormito
nascosto nelle braccia, il calmo fuoco
delle lampade ha atteso fino all’alba.
E vinse da fessure ridestate
lama su lama il giorno.