Storia della geografia e delle scoperte geografiche (parte seconda)/Capitolo VII/Altri missionari

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Altri missionari

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Capitolo VII - Odorico da Pordenone Capitolo VIII

[p. 132 modifica]44. Altri missionari. — Tra gli altri missionari, che più o meno concorsero a farci meglio conoscere i paesi asiatici di cui ho sin qui discorso, si debbono ricordare con onore il francese Giordano de Séverac e l’italiano Giovanni Marignolli. Al primo di essi, che fu, dal 1321 al 1323, missionario apostolico nella provincia indiana del Guzerate, e, più tardi, nel 1328, vescovo di Columbo (Quillon, sulla costa S-O. del Malabar), an[p. 133 modifica]diamo specialmente debitori di alcune importanti osservazioni di geografia fisica riflettenti la regione Indiana, tra cui, ad esempio, che la stagione delle piogge e quella della siccità coincidono respettivamente col monsone del sud-ovest e col monsone del nord-est; che nell’India minore, cioè nella costa del Belucistan sino all’Indo, cade il limite meridionale della palma a dattero, similmente a quanto afferma l’illustre De Candolle nella sua Geografia botanica, che la coltura della palma dattilifera si arresta all’Indo; che l’arbusto del pepe trovasi solamente nell’India meridionale e manca affatto al Sind, cioè al bacino inferiore dell’Indo.

Fu pure Giordano di Sóverac che propose al pontefice Giovanni XXII di spedire ai Cristiani di Abissinia, ovvero al prete Gianni — come allora chiamavasi il principe che si riteneva discendente in linea diretta da Salomone e dalla Regina di Saba — dei missionari; scegliendo a quest’uopo la via del Mar Rosso del golfo di Aden, anziché quella del Nilo e della Nubia.

Dal Chronicon Boemorum, scritto da Giovanni de’ Marignolli per incarico dell’imperatore e re di Boemia Carlo IV, si hanno informazioni abbastanza minute tanto sul viaggio da Costantinopoli (24 giugno 1339) a Cambalec o Peking (anno 1342), per la via di terra, toccando la Crimea, la città di Sarai sul Volga, la città di Armalec o Almaligh (Kulgia sul fiume Hi) e l’oasi di Chamil, quanto sul viaggio di ritorno da Cambalec ad Ormuz (1346-1351). In questa seconda parte dell’itinerario il Marignolli descrive l’Hoang-ho colle sue città galleggianti, i prodotti svariatissimi della paziente ed artistica industria dei Cinesi, la famosa città di Campasy o Quinsay, la città di Columbo (Quillon), nella quale si raccoglie tutto il pepe del mondo.

Una colonna eretta dal grande Alessandro alla punta del conico Dekhan, dirimpetto a Ceylon, segna l’estremità del mondo abitato. Da questo luogo il Marignolli recossi ad un’isola governata dalla famosissima regina Saba; isola identificata da alcuni con Giava, altri, forse con maggior ragione, con una delle Maldive; quindi all’isola di Seyllan (Ceylon) dominata dal monte [p. 134 modifica]Seyllano, il quale, secondo quanto dicevano gli indigeni, trovavasi a 40 miglia italiane dal Paradiso terrestre. Di questa luogo di delizie il viaggiatore dà una fantastica descrizione: «È il Paradiso terrestre un luogo della terra circondato per ogni parte dal mare Oceano, nella parte orientale al di là dell’India Columbina, ed altissimo sopra ogni altro, giacchè raggiunge, come è provato da Giovanni Scoto, il globo lunare; lontano da ogni rumore del mondo; ameno di ogni soavità e chiarezza, nel cui mezzo scaturisce una fonte che irriga il paradiso e tutte le sue campagne. E quivi si trovano alberi che producono ottimi frutti di mirabile bellezza, soavità e odore. Le acque della sorgente cadono in un lago che i filosofi chiamano Enphirattes, ne escono poi dall’altra parte e si dividono in quattro fiumi che attraversano Seilan».

Il Marignolli divide l’India in tre parti. La prima, detta Mauzi (Mangi, Cina meridionale), portava altra volta il nome di India maxima. Incredibile è il numero de’ suoi abitanti e delle sue città. Le principali tra queste sommano a 80.000; infiniti sono i villaggi ed i casali. Di tutte le città, la più mirabile e famosa è Campsay, per il numero degli abitanti, le ricchezze ed i sontuosi edifizi, tra cui i templi colossali, ciascuno dei quali alberga da mille a duemila religiosi (buddisti). E non è punto esagerato quanto dicono altri scrittori (Marco Polo, Odorico da Pordenone?), che in quella città di Campsay si contino non meno di 10.000 ponti di pietra e ornati di sculture e di immagini. La seconda città è Zaiton, porto mirabile nel quale i Frati Minori hanno tre chiese bellissime; la terza è Cynkalan cioè Magna India (da Kalan grande e Cyn, nome dato anticamente al paese di Mauzi), che si suppone corrispondere alla città di Canton.

La seconda parte dell’India chiamasi Nymbar; quivi è la città di 'Columbus (Quillon). La terza parte è detta Maabar ed è famosa per la chiesa di San Tommaso, che l’Apostolo edificò colle sue proprie mani, e trovasi nella città di Mirapolis (Maliapur, sulla costa del Coromandel).

Contrariamente a Sant’Agostino, il Marignolli nega ricisa[p. 135 modifica]mente resistenza degli antipodi, e la ragione da lui addotta in appoggio del suo asserto è, che la terra è ferma sulle acque, dividendo l’Oceano a forma di croce, di modo che due quadrati di esso sono navigabili, e due non lo sono in alcun modo. Per volere di Dio, egli aggiunge, a nessuno è dato di poter circuire, per mare, tutta la terra.

In un altro capitolo della Cronaca il Marignolli discorre dei mostri umani che le storie e le favole dicevano esistere nell’India, come sarebbero ciclopi, uomini coi piedi all’indietro, altri senza capo e senza bocca, individui che non respirano che per le narici, altri a testa di cane, altri che, giacendo supini, si fanno ombra colla pianta del piede, ecc. Ma pure, non negando che tali mostri si trovino qua e là isolati, non ammette che essi costituiscano delle intere nazioni le une dalle altre distinte.