Storia della letteratura italiana (Tiraboschi, 1822-1826)/Tomo I/Parte II

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Parte II – Letteratura degli abitatori della Magna Grecia e de’ Siciliani antichi

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Parte II – Letteratura degli abitatori della Magna Grecia e de’ Siciliani antichi
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PARTE SECONDA

Letteratura degli abitatori della Magna

Grecia e de’ Siciliani antichi.

Dopo gli Etruschi, i primi popoli de’ cui studi convien favellare, sono gli abitatori di quel tratto d’Italia che anticamente col titolo di Grande o Maggior Grecia veniva appellato. Quali ne fossero precisamente i confini, non è cosa agevole a diffinire, come osserva il dotto Cellario (Geograph. antiq. t. 1, l. 2, c. 9, n. 17); ma egli è fuor di dubbio che quella estrema parte d’Italia comprendeva, ove essa veppiù si ristringe tra due mari, e volge alla Sicilia. Molte colonie di Greci venute in diversi tempi in queste parti d’Italia ne cacciarono gli Etruschi e gli altri popoli che le abitavano, se ne fecer padroni, e dalla lor patria stessa ad esse diedero nome. Più conghietture reca il Cellario, per cui puossi pensare che a questa, benchè non grande parte d’Italia, il soprannome aggiunsero di Grande o Maggiore, le quali presso lui possono vedersi. Or che tra questi popoli dell’Italia fiorissero felicemente le scienze, noi possiamo affermarlo con assai maggior certezza, e con evidenza assai maggiore mostrarlo, che non tra gli Etruschi, perchè più certe e più copiose notizie ci sono di essi rimaste. Alla Magna Grecia aggiungeremo la Sicilia, abitata [p. 82 modifica]essa pure parte da’ Greci, parte da altri popoli che da varie parti vi vennero anticamente. La vicinanza dell’una e dell’altra provincia divise solo da un angusto stretto di mare introdusse fra loro una vicendevole comunicazione di leggi, di costumi, di scienze; e ragion vuole perciò, che di due nazioni che a coltivar le scienze si congiunsero insieme, si parli congiuntamente. Nè io penso che possa alcuno a ragione muoverci lite, perchè ad accrescer la gloria dell’italiana letteratura prendiamo a favellare degli studi di que’ popoli ancora che venuti altronde fermaron piede in Italia; altrimenti i Tedeschi ancora, come nella Prefazione si è detto, potranno muover lite a’ Francesi, e sostenere che alla loro letteratura appartengono gli studi di coloro che dalla Germania passati nelle Gallie vi ottennero signoria; e più altre nazioni potranno tra lor contendere per somigliante maniera. La storia letteraria di qualunque siasi provincia ella è la storia di que’ popoli che in quella provincia abitarono, o fosse ella l’antica lor patria, o da altra parte vi si fosser condotti. Non può dunque alcuno dolersi che a gloria degli italiani noi ascriviamo la letteratura di que’ popoli che questa parte d’Italia anticamente abitarono. Nel ragionare della letteratura degli Etruschi, a provar che le scienze da essi furono coltivate, abbiamo usato singolarmente dell’argomento preso dalle arti loro, mostrando che amatori delle scienze esser doveano necessariamente que’ popoli che nelle arti liberali si acquistarono fama e lode non ordinaria. Di somigliante argomento usar [p. 83 modifica]potremmo qui ancora, e mostrare che come nell’esercizio di queste arti medesime gli abitatori della Grecia grande e della Sicilia furono eccellenti, così convien credere che le scienze ancora coltivate fosser da essi con non men felice successo. Ma di questo argomento non ci fa bisogno a questo luogo. Troppo chiari monumenti ci son rimasti degli studi di questi popoli, perchè abbiamo a cercarne pruove lontane ed indirette. Noi dunque degli studi loro prima d’ogni cosa faremo ragionamento, e mostreremo che non solo in essi acquistaron gran lode, ma che in quasi tutte le parti della letteratura furono essi maestri ed esemplari agli altri Greci. Poscia, quasi a comprovare vie maggiormente la nostra opinione, noi mostreremo che nell’esercizio ancora delle arti liberali si renderono illustri. Nè si creda però, che tutti vogliansi da noi mentovare coloro che coltivaron le scienze, e de’ loro studi ci lasciaron qualche durevole monumento. Non è una biblioteca di scrittori italiani ch’io ho preso a formare, ma la storia dell’origine e del progresso delle scienze in Italia, e perciò di que’ soli mi convien favellare, da cui esse nuova perfezion riceverono e nuovo ornamento.

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