Torino e suoi dintorni/Capitolo primo/IV

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IV. ― CLIMA ED IGIENE.

Quantunque situata quasi al confluente di due fiumi, la città di Torino non presenta un clima insalubre. Dappoichè vennero atterrati gli alti bastioni che la cingevano sono scomparse le malattie epidemiche che non di rado vi regnavano, massime nella calda stagione.

Nel durare di quasi tutto l’inverno è dominata dal vento di S.— O. il quale, attraversando catene di monti coperti di neve, rende questa stagione piuttosto lunga e rigida. Il termometro scende comunemente, benchè per pochi giorni, a gradi -12 di R. ed in qualche inverno sino ai gradi -15, quantunque ci siano stati de’mesi invernali talmente miti, che il ghiaccio non acquistò solidità bastevole ad essere conservato.

La primavera è assai incostante, attesa la varietà dei venti che in essa si alternano, e non è raro il vedere nel suo corso giornate invernali succedere ad altre caldissime: di che avvi una sufficiente ragione nella vicinanza delle Alpi che d’ogni parte ci attorniano e che fanno del Piemonte una specie di grande vallata.

Le stati sono oltremodo calde, allorchè il vento di N.— E., apportatore di pioggie e di gragnuole, cessa di soffiare. Il termometro ascende comunemente a 26 e 27 gradi di R.

L’autunno, pel contrario, riesce la più amena delle stagioni, se le pioggie equinoziali di troppo non si prolungano come accadde nel 1839. [p. 24 modifica]

Un calcolo fatto pel corso di diciott’anni (dal 1821 al 1839) dello stato atmosferico porge il seguente prodotto annuo: Giornate serene 144, miste 134, piovose 87.

Predominano nell’inverno le infermità di carattere reumatico, le pleurisie, le peripneumonie, ma particolarmente le bronchiti che sono spesso ostinatissime. Nella primavera le affezioni esantematiche, mantenendosi anche frequenti le bronchiti, ed altre acute flogosi pettorali. Nella state le encefaliti, le apoplessie, le febbri d’indole gastrica, le diarree, le dissenterie. Nell’autunno le affezioni gastro-enteriche e le febbri intermittenti, in ispecie quando questa stagione è piovosa oltremodo.

La mortalità viene calcolata al tre per cento circa della popolazione. I casi di longevità non sono tanto rari1.

Torino non va soggetta a gagliardi terremoti; bensì a flagello più terribile, perchè più frequente, la grandine. Nè rari sono gli anni in cui essa stritola le biade de’ campi, diserta gli orti de’ suoi dintorni, e spezza nella città i vetri delle finestre volte a tramontana. La grossezza di quest’acqua congelata nell’aria, e la foltezza e la violenza giungono talvolta al segno, che gli alti e poderosi fusti del grano turco, nella sua piena maturità, vengono abbattuti o rotti, e quelli che rimangono in piedi più non rendono immagine che di aridi stecchi.

Note

  1. Osservazioni del cav. Bernardino Bertini.