Torino e suoi dintorni/Capitolo terzo/IV

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capitolo terzo - IV

../III ../V IncludiIntestazione 12 novembre 2021 75% Da definire

Capitolo terzo - III Capitolo terzo - V
[p. 85 modifica]

IV. ― PIAZZE.


Piazza Carignano. — Ha da un lato il palazzo de’ principi di Carignano, ora sedo della Camera dei deputati; dall’altro il teatro che porta lo stesso nome; nel terzo lato l’antico collegio de’ nobili, ora palazzo dell’Accademia delle scienze e dei reali musei. È lunga metri 80, larga 37 (V. pag. 49).

Torino e suoi dintorni 19.jpg

(Piazza S. Carlo)


Piazza S. Carlo." — La reggente Maria Cristina ordinò la formazione d’una piazza reale su disegno uniforme dell’architetto conte Carlo di Castellamonte. Dal 1647 al 1662 fabbricava di fronte [p. 86 modifica]alla chiesa il nobile suo casamento il conte Federigo Tana, capitano delle guardie degli archibugieri a cavallo. La casa dal canto della via Alfieri fu abitata da Vittorio Alfieri (Vedi Palazzo Avogadro di Collobiano); altro degli edifici notevoli di questa piazza è quello dell’Accademia filarmonica (Vedi Palazzo dell’Accademia filarmonica).

A questo magnifico quadrilungo mettono capo sei strade. Carlo Emanuele I lo decorava di portici. Carlo Emanuele III vi aggiunse i trofei militari. I portici sono dei più spaziosi che abbiansi in Europa : sono lunghi 150 metri e larghi 7,50. La piazza è lunga metri 167, larga 75.

La piazza di S. Carlo è tenuta una delle più belle d’Italia1.

Torino e suoi dintorni 20.jpg

Monumento a Emanuel Filiberto. Sino dal 1838 sorge nel bel mezzo di questa piazza, per volere di Re Carlo Alberto, sovra un piedestallo di granito di Baveno, adorno di bassorilievi e di fregi in [p. 87 modifica]bronzo, la statua equestre di Emanuele Filiberto, dello stesso metallo. Questo monumento del Marocchetti, originario piemontese, ha fama europea. Il gran capitano, nell’atto di rientrare nella capitale, raffrena il focoso destriero con una mano, e con l’altra ricaccia nel fodero la vincitrice sua spada. La foga del cavallo arrestato in un punto da quella man poderosa non è scolpita ma vera; e lo scultore, dipartendosi dall’antico, seppe trovare una novità fortunata in argomento assai trito e tante volte riprodotto.

L’iscrizione dal lato settentrionale rammenta il primo ingresso di Emanuele Filiberto nella sua città capitale. Quella dal lato di mezzogiorno suona così:

EMMANUELI PHILIBERTO
CAROLI III F
ALLOBROGUM DUCI
REX CAROLUS ALBERTUS
PRIMUS NEPOTUM
ATAVO FORTISSIMO
VINDICI ET STATORI
GENTIS SUAE
A. MDCCCXXXVIII


De’ due bassorilievi, quello a ponente rappresenta la battaglia di S. Quintino, vinta da Emanuele Filiberto; quello a levante, il trattato di Cateau-Cambrésis, pel quale il Duca ricuperò i suoi Stati.

Il monumento è alto in tutto metri 8 62
cioè basamento » 0 87
piedestallo » 3 35
colosso » 4 40

Piazza Castello — In principio del secolo XV angusto era lo spazio che rimaneva innanzi al Castello; s’andò allargando più tardi, finchè ne’primi anni del secolo XVII la piazza era terminata a levante dalle gallerie del Castello e dal muro della città, che trovavasi verso la sua metà tra l’una e l’altra torre: a mezzodì era chiusa da un lungo isolato. Cominciò Carlo Emanuele I ad aggiungere dieci isolati al meriggio sulla linea della chiesa di S. Carlo, e per dare diretta comunicazione dal suo palazzo alla città nuova, aprì la via che si chiamò Via Nuova(1615). Qualche anno dopo (1619) aperse un’altra strada che dal palazzo di città sboccasse in faccia alla galleria del castello (Via de’Panierai). Quando poi Maria Cristina e Carlo Emanuele II ebbero il vasto concetto di comprendere il borgo di Po nella città, allora si [p. 88 modifica]raddoppiò verso levante, su disegno uniforme, la piazza Castello, quale vedevasi verso ponente; il castello divenne centro della piazza, e la porta della città si trasferì in fine della stessa in via di Po, ricostrutta con architettura uniforme del Bertola.

Circondata tutta da portici, è bello il vedere da suoi tre lati le vie Nuova, di Po e di Doragrossa, tutte e tre sboccanti in linea retta fuori di città, e il suo quarto lato chiuso dalla reggia, dalla cui piazza è divisa da un elegante e ricco cancello di ferro fuso. La piazza del castello è lunga metri 225, larga metri 166. La piazzetta del palazzo del re ha metri 103 8 di lunghezza, e 99 70 di larghezza.

Questa piazza fu sovente campo d’armeggiamenti, di corse e di altre feste. Ai tempi di Carlo Emanuele I era riservata alla corsa al saracino, chiamata altrimenti facchino, o uomo armato, ch’era un gran gigante di legno girante sopra un perno con braccia armate di bastone. Si correva contro di lui con la lancia in resta. Se la lancia percuoteva nel mezzo del petto il gigante non si moveva ed il colpo era onorato; per poco che deviasse, la macchina girava rapidamente, ed il mal accorto feritore era colpito dal bastone del saracino. Queste corse faceansi d’ordinario in principio dell’anno, ovvero nel giorno della festa della S. Sindone.

Si onorarono con una giostra in piazza Castello le nozze di Vittorio Amedeo, principe di Piemonte, con Cristina di Francia, figliuola di Arrigo IV.

Piazza Emanuel Filiberto. — Poco men vasta della piazza Vittorio Emanuele; è posta a settentrione della città. La sua forma è ottangolare: ne diede il disegno il Lombardi. Nel principio di essa ha un recinto di portici fatti sul disegno del Juvara, ove tiene l’antico nome di Piazza delle frutta. Vi è una fontana con vasca, sostenuta da delfini in bronzo. Ha sul dinanzi due edificii per mercati de’commestibili, e più lungi alcune tettoie a riparo d’altri mercati. La strada che mette al ponte della Dora, e quella di circonvallazione l’attraversan in croce. Vari passeggi ombreggiati l’adornano. È larga metri 197, lunga metri 194.

Piazza s. Giovanni — I portici che si veggono davanti alla chiesa di S. Giovanni furono costrutti verso il 1622 per ordine di Carlo Emanuele I. Ivi presso si inalzava, in ottobre dell’anno 1385, una tettoia, alla quale Amedeo VII, detto il Conte Rosso pigliava solazzo al giuoco della pallamaglio col suo bel cugino Amedeo, principe d’Acaia. È lunga metri 68, larga metri 43. [p. 89 modifica]
(Monumento Siccardi)
Piazza Paesana o Susina. — Scendendo la via del Carmine s’entra nella piazza Susina, che dal palazzo dei conti Saluzzo di Paesana si chiama

volgarmente piazza Paesana (Vedi Palazzi, pag. 56). Ivi s’innalza pure quello de’conti Martini di Cigala, di piccola struttura ma bella, attribuito al Juvara. Questa piazza è il convegno dei lavoratori di campagna. Quivi s’attendano rigattieri e ferravecchi in gran numero. Ha metri 75 per ogni lato.

A questo sito è destinato il Monumento Siccardi, di cui porgiamo il disegno, eretto in memoria dell’abolizione del foro ecclesiastico.

Il progetto del monumento è del signor Luigi Quarenghi. Esso ha l’altezza di metri ventuno e mezzo circa.

(Monumento al Conte Verde)
Piazza del Palazzo di Città Chiamata tuttora delle Erbe, dal mercato che vi si teneva. Vi si ammira la ingegnosa distribuzione de’portici, rivestiti di pietra, felice idea dell’Alfieri. L’adornano due fontane. Ha in fronte il palazzo di città. È lunga metri 55, larga metri 38.

A fregio di questa piazza il municipio decretava l’erezione del Monumento al Conte Verde, che qui presentiamo, opera del valente cavaliere Palagi; nel qual monumento si vollero perpetuare [p. 90 modifica]le gloriose gesta di quell’eroe della Casa di Savoia in Oriente.

Piazza Vittorio Emanuele. — Questa piazza se per ampiezza e magnificenza agguaglia le più famose (e ricorda il celebre Meidan Shah dell’Ispahan persiano), per la bellezza degli aspetti le vince. Il disegno, commendevole anche per l’artificioso digradar delle case che dissimula il declivio, è dell’architetto Giuseppe Frizzi.

Tutta fiancheggiata da portici, tranne dal lato del fiume, ha dinanzi a sè il ponte di Po, il tempio della Gran Madre di Dio, con larga veduta de’colli, e lo stupendo palazzo detto la Vigna della Regina, che le siede in alto a rincontro. È lunga m. 360, larga m. 111.


Vi sono pure altre piazze, come quella Carlo Felice, posta all’estremità meridionale di Torino, la quale, finite che sieno le fabbriche che si vanno inalzando in quei recinti, sarà la più ampia di tutte, decorata di belle e grandiose abitazioni e di portici spaziosi. Havvi la Piazza Carlina, deturpata dalle baracche dei brentatori, la piazzetta del Corpus Domini, e l’altra elegante di Maria Teresa, da cui si ascende al passeggio chiamato de’Ripari.

Note

  1. Si sono istituiti de’ paragoni, per la sua vastità, con quella di San Marco in Venezia. Ecco le misure di questa:

    Lunga nel centro metri 175 70 - larga verso la facciata di S. Marco 82 « — Larga verso il palazzo reale 56 50 (Vedi Guida artistica e storica di Venezia e delle isole circonvicine, autori P. Selvatico e V. Lazari. Venezia, 1852, stabilimento Ripamonti Carpano).