Traduzioni e riduzioni/Da Orazio/Passeggiando per Roma

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Da Orazio
Passeggiando per Roma

../Casa mia ../Lucilio IncludiIntestazione 21 luglio 2008 75% Poesia satirica

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Passeggiavo per Via Sacra e — come è mio uso —
Non so che cosette rimuginavo distratto,
Piombami sopra un cotale che conoscevo di nome.
Présami in mano la mano: «Carissimo, come va ella?»
«Ma mi contento... per ora» risponde, e «Stammiti bene».
E’ mi s’accompagna, ond’io: «Vuoi nulla?» gli faccio.
Egli: «Tu sai chi sono: un dotto». Io gli replico: «Tanto
più mi sarai pregiato». Ahimè! per levarlo di torno,
eccomi a correre, e poi star lì: parlare a lo schiavo
non so che ne l’orecchio, e in tanto il sudore per tutto il
corpo mi zampillava. — Oh! te, Bolano, felice
con le tue furie! — Così pensavo io tacito, e quello
sfringuellava su tutto, le strade lodandomi e Roma.
Come non rispondevo: «Ah! Vuoi scapparmi: lo vedo:
quanto è mai che lo vedo! Ma che! t’ho preso, e ti tengo:
vengo con te dovunque or vai». «Non fa di bisogno
che ti disturbi: da uno io vado che tu non conosci.
Abita lungi, oltre Tevere, agli orti di Cesare: è in letto».
«Non ho nulla da fare; ho buona la gamba; ci vengo».
Butto le orecchie giù come un asino, tristo nel cuore,
quando la soma è più pesante del dorso. Comincia:
«Se mi conosco io bene, non più di Visco e di Vario
conto farai, che di me...»