Trattato di archeologia (Gentile)/Arte italica/VII

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Arte italica - VII. La civiltà e l’arte nell’Agro Chiusino e a Corneto-Tarquinia

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VII. — La civiltà e l’arte nell’Agro Chiusino

e a Corneto-Tarquinia.


Nuove analogie con questa condizione di civiltà delle primitive popolazioni italiche ci richiamano ancora oltre Appennino, nella regione fra l’Arno e il Tevere, dove stirpi italiche, e, secondo la tradizione, propriamente le genti umbre, eransi stanziate numerose e prosperanti.

A Poggio Renzo, nell’Agro di Chiusi, furono [p. 72 modifica]scoperte (1875) molte tombe, dette dalla loro forma tombe a pozzo. Sono fossette o pozzi allineati, scavati ad una profondità media d’un metro, e rivestiti internamente di ciottoli a secco. Ciascun pozzo conteneva un ossuario di bucchero o di argilla nera, ora liscio, ora ornato di disegni geometrici, graffiti a punta di stilo, con una sola ansa, o meglio mancanti d’una delle due anse per uno strano uso simbolico, osservato in queste e in altre tombe italiche, di deporre i cinerari dopo aver spezzato una delle anse. Gli ossuari lisci e rozzi sembrano propri di tombe più antiche. Dentro l’ossuario erano oggetti di bronzo, cioè lastrine da ornamento (forse pettorali), fibule e catenelle, e lame ricurve (rasoi o novaculae), il cui manico, pur di bronzo, è unito alla lama per mezzo di bullette, e non è con quella saldato, come invece incontrasi nelle tombe meno antiche. Non vi è oro nè argento, non ambra nè avorio; non disegno di figure viventi sui vasi, salvo in un solo caso, in cui sul coperchio di un ossuario sono rozzamente abbozzati due uomini abbracciantisi.

Corrispondono perfettamente a queste tombe a pozzo altre, che furono scoperte intorno allo stesso tempo a Sarteano1, borgo presso Chiusi, con ossuarî identici, e con stoviglie accessorie di forma e di lavoro primitivo, salvo alcune, che da frammenti apparivano lavorate al tornio, colorate a striscie alterne, rosse e brunastre, come si vede nella necropoli atestina ed albana, sull’acropoli di Atene e nell’isola di Cipro. Insieme con l’ossuario erano rasoi col manico imbullettato, fìbule e catenelle. [p. 73 modifica] Altre tombe isolate e sparse nel territorio chiusino consistono d’un semplice orcio di terra cotta, toscanamente detto ziro, talvolta alto fino a due metri, deposto sotterra in buca2. Fra lo ziro e le pareti della buca erano residui di rogo; dentro allo ziro le ceneri del defunto, e frammistivi oggetti in maggior copia e di maggior fattura di quelli delle tombe a pozzo; fusaiole d’argilla o pesi da tessitore; rasoi col manico saldato alla lama, o con questa gittato di un sol pezzo; armi di bronzo, anelli d’oro, d’argento, di ferro, con pietre incise e scarabei; orecchini d’oro pallido (elektron). Vi si trovarono anche vasi cinerari di bucchero, o terra nera, in forma di canòpo, cioè terminati da testa umana, che fa da coperchio, o sormontati da qualche statuetta rozzamente modellata. Lo ziro era coperto da lastra di pietra, sopra la quale stavano deposte stoviglie accessorie; la bocca della buca era chiusa da una seconda lastra.

Nuove tombe a pozzo vennero in luce recentemente negli scavi di Corneto-Tarquinia degli anni 1881 e 1882, in numero di ben più che trecento, delle quali però appena una terza parte erano intatte, le altre già state manomesse. Esse tengono del tipo di Poggio-Renzo e di Villanova, e delle arcaiche umbro-felsinee. Constano di pozzi rotondi, scavati verticalmente nella roccia di calcare; il pozzo, a circa due terzi di sua profondità, si restringe, ed ivi il masso è lavorato in maniera da cingere il buco con un margine circolare, formando un angusto pozzetto inferiore. Tali pozzi, che [p. 74 modifica]distano l’uno dall’altro circa mezzo metro, variano in profondità da m. 1.25 a 2.50. Nel fondo del pozzetto sta l’ossuario, la cui deposizione é di due modi: l.° il vaso sta collocato nel fondo del pozzetto; sull’ossuario è una lastra di nenfro (pietra forte di natura vulcanica di Toscana), che posa sul margine circolare del restringimento, o pozzetto inferiore; 2.° l’ossuario sta raccolto dentro una cassetta di nenfro, di forma ora cilindrica ora quadrilunga, chiusa da coperchio concavo a foggia di calotta; intorno alla cassetta stanno ceneri e materiali del rogo. Questo modo sembra proprio delle tombe più ricche (ved. Atl. cit., tavole XII e XIII).

Gli ossuari nell’uno e nell’altro modo di deposizione hanno una forma tipica costante, identica a quella degli ossuari di Villanova, delle tombe arcaiche felsinee, e di Poggio-Renzo, cioè di due tronchi di cono congiunti per la base, che danno forma panciuta al corpo del vaso, restringendosi verso la bocca e al piede. Hanno una sola ansa orizzontale, adattata alla parte più rigonfia. Sono di argilla grossolana rossastra, lavorati a mano, generalmente di due o tre zone di disegni geometrici, graffiti nella fresca argilla, o con impressioni di cerchietti. Le ciotole che fanno da coperchio sono pure ad un sol manico, ornate anch’esse di graffiti. Intorno all’ossuario s’accolgono varie stoviglie accessorie; e dentro l’ossuario sono oggetti d’ornamento, qualche fusaiola, fìbule e catenelle. Queste tombe nella parte superiore sono coperte e chiuse con terra ammassata; esse sono tutte di cadaveri combusti; ma commescolati con le tombe a pozzo si trovarono anche alcuni cadaveri umati, o in fossa, o deposti dentro cassetta di nenfro.

La suppellettile funebre di queste tombe, [p. 75 modifica]composta, al solito, di fittili e di bronzi, in generale è scarsa; ma più abbondante e più ricca s’incontra quella dell’ossuario in cassetta di nenfro. Nel valore tecnico della suppellettile devesi distinguere la fattura grossolana e rozza dei fittili dal lavoro bello e finito dei bronzi, dal che potrebbesi argomentare che i fittili siano prodotti di un’industria locale, i bronzi invece siano importati da fabbriche d’un popolo più civile. I prodotti fittili sono gli ossuari con le ciotole e le stoviglie accessorie, alcune a barchetta, altre composte di due o tre vasetti insieme riuniti da un sol manico, che talvolta ha rozza figura umana. Non mancano le fusaiole; v’hanno di terra cotta dei candelabri a foggia di tronco d’albero, con più rami, ma di rozza fattura; e, piccol saggio di plastica, un animaletto quadrupede d’argilla.

Notevoli sono parecchi esemplari d’ossuario a forma di capanna, simili alle urne-capanne della necropoli laziale (ved. Atl. cit., tav. XIV), con le travature del tetto in rilievo, le cui estremità si incrociano, terminate a modo di becchetti, con linee ornamentali graffite, o tracciate a color bianco; un esemplare di tali urne ha traccia di decorazione a borchiette, sul tipo del secondo periodo atestino.

Di bronzo si hanno ossuari della medesima forma di quelli d’argilla, ed anche altri vasi. Sono di lamina battuta a martello, ripiegata per sovrapposizione, non con saldatura ma con bullette, cioè con l’antica tecnica detta σφυρήλατον, e con ornamentazione risultante di punti e di linee lavorati a sbalzo (au repoussé). Di tal lavoro sono un gran vassoio, sostenuto da specie di tripode, una tazza di bronzo con manico, un vaso a foggia d’incensiere con catenelle, un cinturone, o panciera a bottoni [p. 76 modifica]rilevati con linee serpeggianti e circoletti: forse un ornamento militare. Abbondano fibule con dischi d’osso, braccialetti, tubetti da infilare a formar monili; s’incontrano rasoi lunati. Singolare è un animaletto di bronzo sostenuto da quattro ruote, analogo ad altro di terra cotta rinvenuto nella suppellettile atestina.

Fra gli arredi guerreschi notevoli sono parecchi elmi, alcuni a forma del berretto sacerdotale romano (apex), e due sormontati da crista, o cimiero ornato di bottoncini rilevati; spade di bronzo con elza lavorata, o con lama di ferro e guaina di bronzo ornata coi soliti disegni geometrici; morsi di cavallo, cuspidi e puntali di lancia.

Non manca, ma è rarissimo l’oro; dischetti di bronzo coperti di lamina d’oro si trovarono in una tomba con l’ossuario in cassetta di nenfro, ricca assai di ornamenti muliebri, ed ancòra in altra tomba, ma di cadavere umato, dove giaceva uno scheletrino, e che designasi col nome di tomba della bambina; in questa si trovarono pure dischetti d’ambra.

Importazioni di prodotti da lontani paesi, per via del commercio, oltre che dell’ambra, sono provate da alcuni idoletti egizi di smalto verde, con un foro da appenderli al collo a modo di amuleto, da scarabei di smalto con geroglifici, e da conchiglie del genere cypraea isabella, propria dei mari orientali3.

Note

  1. Ved. intorno a queste scoperte interessantissime il lavoro dello Helbig, Boll. Ist. Corr. Archeol., 1875, pag. 233.
  2. Ved. Boll. Ist. Corr. Arch. 1835, pag. 216; cfr. Gamurrini e Conestabile, Sopra due dischi di bronzo italici, ecc. (Memorie R. Accad. di Scienze di Torino, XXXVIII, 1876, serie II); cfr. il recente ed ottimo lavoro dello Gsell, Fouilles de Vulci. Parigi, 1891.
  3. Ved. su Corneto-Tarquinia: Ghirardini, Notizie degli Scavi, 1881, pag. 342; 1882, pag. 136: Helbig, Boll. Istit. Corrispond. Archeolog., 1882.