Trattato di architettura civile e militare I/Trattato/Libro 1/Capo 7

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Trattato - Libro 1 - Capo 7

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CAPO VII.

I mattoni.

L’arte imitatrice della natura, secondo che afferma Aristotile nel secondo della Fisica (1), oltra tutte le altre pietre naturali, ne ha escogitata una della quale si fanno i muri perfettissimi, e ciascuna specie di edifizio: per notizia della quale prima è da determinare della materia di quella, di poi della forma. La materia si trova di più differenze; la prima è chiamata creta, della quale si fanno i vasi fittili, e questa perchè per se sola troppo si frange, non è meno accomodata se non [p. 145 modifica]con compagnia d’alcuna delle seguenti (2); la seconda è nominata cretone alla prima simile, ma più terrestre e dolce; la terza è detta sabbione maschio, di colore bigio, più grossa che la seconda; la quarta è appellata terra bianca, più dolce e fragile dell’altre; la quinta è terra rossa detta rubrica, buona quanto la seconda; la sesta ed ultima si cava dalle residenze delli fiumi, in bontà mediocre. Ma tutte queste predette specie bisogna che siano nette, cioè non calcolose, arenose, veramente nicchiose, perchè ciascuna di queste mistioni sono cagione di fare le pietre frangibili e indurabili (3).

Dopo questo a perfezione della detta artifiziale pietra si debba avere avvertenza che la detta pietra o mattoni si tenghino fatti per non piccolo tempo prima che sieno cotti, e quanto maggiore tanto meglio. Onde gli antichi innanzi che gli ponessero a cuocere due anni fatti gli tenevano; secondo questo, a quelli di Attica era proibito fare di queste pietre, se prima cinque anni la malta non fosse stata rimenata. Oltre questo è da sapere come a fare le predette pietre o mattoni, il tempo della primavera è attissimo e convenientissimo, però che nel solstizio si fendono, perchè l’eccessiva calidità del sole nella malta umida resolve tante parti di quella che causa la dissoluzione nel continuo: così nel tempo del verno e autunno per le pioggie non si possono diseccare, e per i freddi similmente si dividono e frangono. Ultimo circa a questa materia è da sapere che i mattoni devono essere diligentemente all’ombra diseccati, poi allo scoperto che all’aere sono alquanto dissecati (4), e dopo il tempo detto si devono mettere a cuocere.

Circa alla forma loro, prima non è da tacere quelle che gli antichi usavano. La prima fu da loro chiamata Lidio, lungo un piè e mezzo, largo un piè; la seconda, usata in Grecia, fu nominata Pentadoro, cioè [p. 146 modifica]di cinque palmi; la terza Tetradoro, cioè di quattro palmi (5); ma nuovamente i mattoni sono di lunghezza di un piè, larghezza di un mezzo. Ma al mio giudizio ciascuna accomodata forma nell’edificare delle dette pietre debba avere in sè tale proporzione che la lunghezza sia dupla o tripla della larghezza, e essa dupla o quadrupla alla profondità, ovvero grossezza salva quella proporzione che ricercasse la grossezza del muro da farsi, sicchè con la profondità reiterata si possa fare proporzione di egualità con la sua larghezza, essa (6) moltiplicata con la lunghezza. Afferma Plinio, Eurialo e Iperbio fratelli essere stati i primi inventori di tale artifiziale pietra, almeno i primi che tal opera esercitassero in Atene, benchè Egelio dica Teosio figliuolo di Celio e non altri essere stato. Ma ben comunemente si tiene Cinera figliuolo di Agrippa in Cipri essere stato il primo inventore dei tegoli; secondo Aristotile furono trovati da Transon i muri; le torri furono trovate dagli Eydopii, ma secondo Teofrasto furono trovate dai Fenici (7). [p. 147 modifica]

  1. Physicae Auscult. II, 2.
  2. Il codice sanese (f.o 11. r.o) legge più correttamente: Et questa perchè per se sola troppo si stringe, non è bona se non mestichata con alchuna delle seguenti.
  3. In questo ed in simili casi io non citerò autorità di Vitruvio, di Plinio, di Tauro Palladio o di altri scrittori, perchè sebbene fra i precetti dettati qui da Francesco alcuni ve n’abbiano già da altri prescritti, pure in maggior parte ei li attinse alla propria sua pratica ed esperienza. Nicchiose per conchigliari.
  4. Manca il senso. Il codice sanese legge: Poichè allo scoperto in le are sonno alquanto desichati.
  5. Queste tre specie di mattoni sono desunte da Plinio (XXXV, 49): la quarta da Vitruvio (II, 3 ).
  6. Cioè che i lati dei mattoni siano divisori esatti della grossezza del muro.
  7. Per spiegare queste intricate notizie, frutto della lettura di un codice o stampato scorrettissimo, io sottopongo il testo di Plinio (VII, 57): Laterarias ac domos constituerunt primi Euryalus et Hyperbius fratres Athenis: antea specus erant pro domibus. Gellio Dakius Caeli filius, lutei aedificii inventor placet....... Tegulas invenit Cinyra Agriope filius Lapidicinas Cadmus Thebis, aut, ut Theophrastus, in Phoenice. Thrason muros. Turres, ut Aristoteles, Cyclopes.