Trattato di architettura civile e militare I/Trattato/Libro 5/Prologo

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Trattato - Libro 5 - Prologo

Trattato di architettura civile e militare I/Trattato/Libro 4/Capo 8 ../Capo 1 IncludiIntestazione 29 agosto 2016 75% Da definire

Trattato - Capo 8 Trattato - Capo 1
[p. 242 modifica]


LIBRO QUINTO.



PROLOGO.

L’umana natura a similitudine e imagine del fattore suo prodotta, e come delle altre corporee con più nobile e perfetta sapienza a quella costituita, in terra ha ottenuto il principato e dominio temporale, dove (come Aristotile nella Metafisica sua (1) testifica) vive con arte e con ragione: per questo è differente da tutti gli altri animali, i quali senza vera cognizione e per naturale istinto sono più presto mossi, regolati e quasi sforzati agli atti e operazioni loro, che sè medesimi muovano a quelli. Questa natura ragionevole e intellettuale dell’uomo non solo conosce sè essere sopra alle altre di ragione prive, ma eziandio l’un uomo all’altro conduce e alla società e conversazione lo inclina, per il discorso i mentali suoi concetti esplicando: e similmente induce che la congregazione degli uomini infra sè celebrare si debba, e l’uno all’altro obbedire, come ne insegna Cicerone nel primo degli Uffizi (2); e certamente non senza efficace ragione, conducenti effetti e ottimi fini molti induce a questa obbedienza verso alcuni altri. In prima, per ragione di similitudine: poichè siccome l’universo dipende da un solo e semplice ed infinito principe (3), è cosa conveniente che infra gli uomini [p. 243 modifica]in segno dell’impero divino, alcuno sia a molti altri preposto. Secondo, per ragione dell’ordine, senza il quale in ogni moltitudine confusione si trova. Terzo: perocchè la natura intendendo fare prima perfetto l’universo che alcuna delle sue parti, produce tanti gradi di perfezione nelle creature, quante la natura creata può sopportare; da questo segue molti uomini al mondo sopra degli altri, alcuno in una prerogativa alcuno in altra essere eccellenti: e molti altri in maggior numero ad ogni sottile esercizio, governo o dominio essere inetti: e per conseguente, di questi alcuni superiori e altri inferiori, alcuni dominare altri dominati debbano essere. Quarto, per ragione della utilità, imperocchè non è potente un uomo provvedersi e tutte quelle cose operare le quali alla necessità ed al bene essere del viver suo si richiedono, onde bisogna che alcuni ad una, altri ad altra opera si diano, acciocchè l’uno per l’altro sovvenuto possa essere; essendo adunque fra i detti esercizi alcuni che grand’esperienza, assiduità e ingegno cercano, molti altri bassi e grossi che senza gran corporale fatica conseguire non si possono, è necessario che quest’inferiori siano a quelli superiori sottoposti. Quinto e ultimo, per ragione di necessità di bene e beatamente vivere: perocchè la fragilità degli ingegni umani proclivi alle inordinate operazioni è tale e tanta, che la maggior parte quella seguendo, come via più facile (secondo la sentenza d’Aristotile (4) nell’Etica sua), ogni laudabile opera pospongono: onde, acciocchè il numero di questi improbi non abbia a moltiplicarsi, e il giusto vivere della ragione a pervertere: e così per contrario, quelli che ai virtuosi studi e opere si dessero, siano rimunerati: è necessario alcuni principi reggenti dalla immensa prima cagione essere stati costituiti e preposti, secondo la sua giusta ma incomprensibile volontà, a questo fine, che per quelli in terra, come per instrumenti e ministri si desse luogo alla giustizia temporale...... Per questo il principe non solo di giuste leggi debba essere ornato, ma di arme decorato, acciocchè per ogni tempo e di guerra e di pace, possa la giustizia amministrare, come si testifica nel principio dell’Instituta (5). [p. 244 modifica]

Oltre a questo, perchè di sole armi e presidii dei militi l’imperio non si può rendere sicuro, sì per gli altri più possenti principi, sì per le variabili volontà degli uomini, sì per la instabilità dei prossimi e benevoli: per sedare ogni contrario e iniquo animo fu necessario escogitare alcune defensioni, per le quali la minore potenza alla maggiore potesse resistere. E questa difesa non è se non fortezza di luoghi naturali ovvero artifiziali con diverse forme di muri. Ma dall’altra parte, come per fare agli uomini resistenza furono trovati varii cinti di mura, così per la cupidità del regnare e immoderato appetito di dominio, più specie di strumenti bellici e macchine furono fabbricate mediante le quali i muri si potessero frangere; infra i quali instrumenti assai potente fu estimato l’ariete, per cui, con la forza di più uomini insieme unita, in breve tempo ogni muro era messo in ruina (6). Appresso a questo ne fu escogitato un altro chiamato balista, non di minore efficacia che il primo (7). Dopo questo un altro nominato sambuca, per il quale alla sommità delle mura assai sicuramente si potea ascendere (8): e molti altri edifizi e castelli portatili per difensione della virtù di questi instrumenti (9). Oltre poi alla grossezza delle mura furono immaginate più figure di circuiti, come ne scrive Vegezio in quello De re militari (10) doversi fare le mura di figura angolare acuta, acciocchè all’ariete ed all’impeto degli altri instrumenti potessero resistere.

  1. Metaphysicorum, I, 1.
  2. De officiis, I, 44.
  3. Ho ridotto a maggiore brevità e chiarezza questo lunghetto periodo assai buio per frase troppo latina e scolastiche argomentazioni. Vizio troppo frequente nel nostro autore, da perdonarglisi per l’età in cui visse.
  4. Ethicorum ad Eudemum lib. I in principio. Trattato creduto allora di Aristotile.
  5. Sono le prime parole del Proemio alle istituzioni di Giustiniano.
  6. Macchina notissima (Vitruvio, X, 19. Lipsio, Poliorceticon etc.).
  7. Macchina simile al mangano o trabocco, da lanciar grossi sassi, e talvolta solo verrettoni. Descritta da Vitruvio, Ammiano Marcellino, Vegezio, Stewechio ed altri molti.
  8. Sambuca, Exostra, Tolleno erano tavolati caditoi o bilicati su travi, che abbassavansi sulle mura e navi nemiche; furono usatissimi sino a tutto il XV secolo, e ve ne sono molte figure nei MSS. di Paolo Santini e del Taccola.
  9. Cioè torri ambulatorie, ossiano elepoli, mantelletti, gatti e simili cose notissime, figurate e descritte a lungo dall’autore al f.o 60 del codice Saluzziano I.
  10. Lib. IV, cap. II. Non directos sed angulosos muros faciendos.