Tre libri dell'educatione christiana dei figliuoli/Libro II/Capitolo 137

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Libro II - Capitolo 137

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CHE LA FORMA DELLA VITA CHE SI PROPONE È COMMUNE À TUTTI.

Tu adunque, diranno costoro, vorresti tutti gli huomini religiosi? et che altro è il christiano? anzi, replicaranno, farai con questi modi tutti i fanciulli monaci, et clerici riformati. A questo dico che mi sovviene haver letto una risposta di un santo Dottore, il quale lodando altamente, et consigliando la virginità, introduce alcuni, che dicevano, che se tutti volessero esser vergini, mancaria il mondo in breve tempo; à i quali rispondeva in questa, ò simil sentenza: O volesse Iddio, che presto il cielo si riempisce di beati; forse in questa istessa forma potrei rispondere anchor’io. Ma lasciando questo da parte, dico che la santità non repugna, anzi conferisce à i negotii del mondo, et à i reggimenti de gli stati, et alla amministratione de’ magistrati, et si potrebbono allegare infiniti esempii di Re, et Regine, et Signori di alto affare, et gentil’huomini nobili, et ricchi, che hanno seguitata questa forma di vita, che noi andiamo adombrando con la nostra educatione; anzi molti di loro hanno tenuto l’occhio à più alta mira di perfettione, come appare per il testimonio della santa Chiesa, che gli ha canonizati per santi; come fu san Ludovico Re di Francia, san Liopoldo d’Austria, et molt’altri, et non di meno ritennero gli stati, et preminenze, et honori loro, et governarono Città, et guidarono eserciti, et fecero cose degne di cavalieri, et di senatori, anzi tanto meglio le fecero, perche erano santi, et servi di Dio. Hor chi vorrà ben considerare il progresso de i miei ragionamenti, vedrà che io mi sono ito accommodando à quella maniera di vivere christiano, che secondo la infirmità nostra più communemente si può osservare. Il timor di Dio è necessario à tutti, il non star in stato di peccato, anzi abominarlo, et sforzarsi per quanto si può con la seconda gratia di non offender Dio, il resurger quanto più presto, quando per fragilità si cade, l’adempir gli oblighi della sua vocatione, il proceder con giustitia, et verità in tutte le vie sue, finalmente amar Iddio, e il prossimo, sono cose communissime, et necessarie à ciascuno. È nota la risposta del Salvatore à colui che lo interrogava, che doveva fare per ottener la vita eterna, Si vis ad vitam ingredi serva mandata; cioè osserva i commandamenti, se vuoi la vita, non fornicare, non furare, et gli altri. Ma quanto questo si possa fare senza qualche frequenza di sacramenti, senza qualche studio di oratione, senza qualche cura, et vigilanza dell’anima sua, dicalo à se medesimo nel segreto della conscienza sua, ma palesemente dicalo il mondo tutto, pieno di discordie, di rapine, di lusso, di liti, di calunnie, di testimonii falsi, di giuditii venali, di usure, di impudicitie, et di mille altre miserie, et pur quelli che cosi vivono si chiamano, et vogliono esser chiamati christiani, et sono nel grembo della santa Chiesa Catholica Romana, et si confessano, et communicano almeno una volta l’anno. Adunque, s’io non m’inganno, non havrà ragione la prudenza della carne, à dire che questa nostra educatione tira troppo la corda, et che questo è un voler che tutti i fanciulli si faccino frati. Io ho detto, et dico, che vorrei che tutti fossero buoni christiani, et l’istesso deve voler chiunque rettamente vuole; hor se per far questo ci è altra miglior forma di educatione, quella si osservi, che io non repugno, ma non penso si trovarà di leggiero. Ma troppo lunga digressione habbiamo fatta, se ben forse non senza necessità, però è tempo di ritornare onde ci partimmo, et dar hormai complimento à questa parte dell’oratione, et insieme à tutto il trattato della dottrina christiana.