Trento e il suo circondario descritti al viaggiatore/Distretto di Cembra II. Castelli (Castello di Segonzano)

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Distretto di Cembra II. Castelli (Castello di Segonzano)

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II.

CASTELLI

(Castello di Segonzano)


Il castello di Segonzano s’ergeva a sinistra dell’Avisio, alla distanza da Cembra 3.7 Kilm., nel mezzo della valle sopra una roccia isolata di porfido. Avea vaste proporzioni, una torre per uso di specola, prigioni, baluardi e feritoje, piazzali, abitazioni pei Cavalieri e servi, stalle, cantine ecc. — La torre tuttodì esistente, benchè in istato rovinoso, fa mostra di un’antichità superiore a quella del Castello, e si ritiene fabbricata dai Romani allo scopo di difendere un ramo di strada aperta nella valle dell’Avisio a guisa di scorciatoja per chi volea recarsi da Lavis a Bolzano.

Il Castello fu eretto da Rodolfo Scancio nell’anno 1216, che n’ebbe il permesso dal Vescovo Principe Federico Vanga a condizione di tenerlo aperto al Vescovo in caso di guerra. — E già gli Scancia erano stati investiti per lo addietro dell’antico feudo di Segonzano, la cui giurisdizione si estendeva all’attuale Comune. ll castello era per ciò detto di Segonzano, ed al suo possesso si univa la carica di Pincerna, di coppiere del Vescovo di Trento. — Dalla famiglia Scancia possò ai Signori di Rottenburgo, come consta da Giacomo della medesima famiglia; il quale in pubblica adunanza, tenutasi nel palazzo episcopale di Trento, presente il Vescovo Bartolammeo Quirini che resse la sua chiesa dal 1304 al 1307, protestò: se dudum a Nobilibus de [p. 112 modifica] stro Segonzani emisse Castrum ipsum cum iuribus prout ab antiquo dicti Nobiles tenerunt in feudum ab Ecclesia Tridentina (V. Trid. Arch. XXXVI. II.).

Ai Signori di Rottenburgo successero nel 1500 i Signori di Liechtenstein; ma Cristoforo Filippo di questa casa, Barone di Castelcorno e Signor di Schenna alienò la Signoria ed il castello di Segonzano, cedendoli (14 Marzo 1535) al nobile Giovanni Battista a Prato, che ne venne investito dal Vescovo Principe Cardinale Bernardo Clesio (23 Settembre 1535). Nello stesso anno il castello fu distrutto da un incendio; nell'anno susseguente fu riedificato per cura del predetto Signore a Prato, e si conservò in tutte le sue storiche forme sino alla fine del secolo decimottavo, sino al Novembre del 1796, nel quale occupato dagli Austriaci, venne espugnato, come narra il Botta nella sua Storia d'Italia (libro IX), dal Generale Francese Fiorella; espugnazione che fece guasto al castello, non però tale da far temere, che questo giojello di architettura medioevale dovesse cadere in quella completa ruina, nella quale si mostra al presente. I Signori a Prato, famiglia illustre per chiari ingegni passati e presenti ne conservarono la giurisdizione sino a di 13 Giugno 1821, nel quale la rinunciavano al Governo; onde avvenne che la Signoria di Segonzano fu aggregata da prima all I.R. Giudizio Distrettuale di Civezzano, e poi a quello di Cembra eretto nell'anno 1842.



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  Da Cembra al Doss' di Segonzano  ore 4 min. - 
  Da Cembra alla Cima del Castion per Faver  ore 2 min. 30 
  Da Cembra al Vedess per Valda e Grumes  ore 3 min. 30 
  Da Cembra al Monte Corno di Fiemme per Grauno e Capriana  ore 8 min. - 

Il Dosso di Segonzano (1540 m.), detto anche il Crozon, s’erge all’estremità orientale del Comune di Segonzano, al confine di Bedol in Pinè. Se lo ascende passando pel Santuario della Madonna dell’Aiuto e la selva di Segonzano, e dà vista sulla sottoposta valle di Pinè, non meno che tra le alpi di Non e Giudicarie. Il Castion (1525 m.) si tiene invece nella parte settentrionale del Comune di Faver. Non dà vista speciale; mentre dalle montagne di questo Comune verso Salorno, al passo detto Spinel si prospetta stupendamente la valle dell’Adige sino a Bolzano e suoi contorni.

Il Vedess, chiamato dai Tedeschi Wedegbüchel (1525 m.) sta a maestro di Grumes. Si veste di cespugli e piccoli larici, e vi si caccia la lepre, mentre avanti una cinquantina d’anni non erano rari i caprioli, e un secolo prima si cacciava anche qualche cervo. La vista n’è meschina, ma diventa spettacolosa al viandante, se si reca alla Lasta del belvedere, che non si discosta dal Vedess che per pochi passi.

Il Monte Corno (1803 m). è in Valle di Fiemme nel Distretto di Cavalese. Sorge alla destra dell’Avisio sopra il villaggio di Capriana, ed è il primo monte [p. 114 modifica] che forma la catena dei monti di Cembra. Tiene a libeccio il Gfriel di Bolzano, ed è per la massima parte coperto di boschi a pini, a larici ed a qualche Cembro. Dove il bosco finisce incominciano i prati che sono fertili e danno ottimo pabulo, i quali si estendono sino alla sommità che ha figura di un altipiano, dove la vista, come quella di altri punti del Monte Corno, si fa ampia e stupenda: vi si domina perfettamente e ne’ suoi particolari la valle dell’Adige da San Michele in valle Venosta, sino a Merano, a Castel Tirolo, e a tutto il versante del Brenner verso Bressanone; ma qui non basta: si scoprono alla vista le catene dei monti delle Giudicarie, la Tosa e l’Adamello, i monti dell’Anaunia ed altri monti che vanno a terminare dove l’orizzonte si chiude. La vista è perciò quasi identica a quella che si gode sul Monte Rocca1 della stessa valle, il quale sorge a settentrione di Cavalese. — Consta di porfido; dà comode caccie, ed è sufficientemente ricco di selvaggiume. Vi prendono stanza i gallinacci di monte (il Cedrone, il Forcello, il Francolino ecc), le lepri e qualche capriolo; è di facile e comoda ascesa, sia che si vada direttamente da Grauno, per Capriana, prendendo i prati alpini appartenenti al suo Comune, o pel Monte Cisa. — Capriana (614 ab.): villaggio montano posto alla destra dell’Avisio. Appartiene al Distretto di Cavalese; ha una Chiesa curaziale, e forma un solo Comune coi casali di Maso Conti, Lio e Ponte.

  1. Vedi Riccabona (D.r Vittorio) nell’Annuario della Società alpina del Trentino. (Trento, Seiser) 1874, pag. 117 e seg.}}