Una corrispondenza da Venezia del 19 alla Perseveranza

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italiano

Anonimo 1866 U Storia Una corrispondenza da Venezia del 19 [ottobre 1866] alla Perseveranza Intestazione 20 ottobre 2016 50% Da definire

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Prima di raccontarvi lo spettacolo dell'inalberamento delle bandiere, che mi rimarrà scolpito nell'anima come una delle più grandi emozioni della mia vita, vi dirò che quel tal sole che è indispensabile per la bellezza di questa incantevole e ammaliatrice Venezia, ebbene questo sole oggi sorse degno d'illuminare uno dei più grandi avvenimenti della storia umana; non sarà comte il sole d'Austerlitz, che illuminò un macello d'uomini: sarà il sole del 19 ottobre a Venezia, che ha distrutto un passato e creato un avvenire.

È la terza volta, io credo, che torno a ripetervi della malia di questa città e di questa laguna quando un azzurro così terso e disteso la copre: ogni volta, cosa volete, pare un nuovo solo, un nuovo cielo, un nuovo sereno: è un sorriso a mille doppi più incantevole! – Oggi vedete questa superba donna alzarsi e gettare un grido supremo di libertà e di gioia, e ditemi se potete fermare le lagrime! – Quante ne abbia vedute di queste lagrime non so: le proprie tolgono di vedere le altrui: so che tali emozioni si provano, si vedono, si dividono, ma non si descrivono. So che stamattina allo scoccare delle 9 ore un gran cuore batteva, il cuore di una intera città che suggella oggi con lagrime di gioia i pianti e i dolori non cancellati dell'orrendo servaggio. La piazza e la piazzetta erano gremite di gente: al suonar delle nove, fu strepito di cannoni e di campane; si videro arrampicarsi lente le tre bandiere sulle antenne storiche di San Marco: il drappo saliva attortigliandosi all'albero, quasi lo volesse abbracciare e baciare: poi quando fu in alto, un buffo di vento spiegò le tre magiche vele.... e un grido, un urlo indescrivibile accompagnò quell'apparizione. Vi ricordate a Milano alla prima sera dell’Ebrea quelle grida di entusiasmo al primo finale, quando la musica trionfale e patetica di Halevy si associa a quel fantastico stormo di campane? Cambiate il cielo e la cattedrale di Costanza di cartone con questo cielo, colla basilica di San Marco, colla piazza; invece della musica e della stolida processione, mettete il sentimento di patria che irrompe in presenza di quei colori; invece delle campanelle di un teatro, mettete il primo concerto del campanile di San Marco, e di tutte le altre chiese della città; invece del pubblico, del resto rispettabilissimo, di un'opera in musica, mettete una popolazione come questa, delirante d'entusiasmo e d'affetto all'Italia! poi moltiplicate, moltiplicate all'infinito, e avrete una minima idea dello spettacolo d'oggi.

La cerimonia fu compiuta dalle autorità oggi costituite; cioè dalla Giunta, che assunse i poteri per incarico del conte di Revel, dopo lo spontaneo ritiro di tutto il vecchio Municipio. Questa Giunta ha già annunziato il suo insediamento con un bel proclama ai Veneziani, ove dice di quel che fece e di quel che si propone di fare nel breve tempo che durerà il suo còmpito. Primo suo atto fu di chiamare il popolo al plebiscito, che avverrà domenica e lunedì, 21 e 22 del corrente mese. La guardia Nazionale era pure col suo Pellatis a San Marco, mantenendo l'ordine com’è suo lodevole costume, e facendo gli onori di uso, con piglio veterano: manovrando cioè, bene, con precisione e disinvoltura.

..... La seconda parte dello spettacolo è or ora finita; temo di perder l'ora di posta e quindi riservo a domani i più estesi ragguagli. Per ora mi basti il dirvi ch'è il crescit eundo in azione; che alla stazione, sul Gran Canale, su tutta la via pedestre, e in piazza, i nostri soldati non udirono che grida d'entusiasmo, non videro che fiori e baci e sorrisi. La parte più interessante fu quella che per acqua percorse il Gran Canale, tutto imbandierato anch'esso, e coi balconi adornati di tutte le belle e le eleganti. Precedeva il corteggio una peota colla musica della guardia nazionale, che suonava allegramente inni e marcie: poi un'altra peota con un drappello di militi cittadini, e la bandiera in testa; questa bandiera, conservata fino dal 1848, è dono di quella gentile eroina, che è la contessa Comello, la quale era pur essa vicina alla bandiera col comandante Palazzi, che le facea da cavaliere; vestiva un elegante abito a colori patriottici. Poi venivano in fila le peote coi carabinieri, la linea e i bersaglieri; le peote erano rimorchiate da piccoli battelli, ma un po' lentamente, dimodochè dalla stazione a piazza San Marco ci vollero quasi due ore per arrivare. Il popolo accalcato su tutte le fondamenta, arrampicato sui letti; a Rialto fu un subisso di applausi, di battimani, di evviva. A S. Marco egualmente: le loggie del palazzo ducale, quelle della basilica, i balconi delle Procuratie e del palazzo reale erano zeppi, stipati di signore: non si vedevano in aria che fazzoletti; la gente per vedere si fece scranna di cornici, d'intavolati, persino dei famosi cavalli di bronzo; il defilé riuscì stupendamente per bella disposizione e precisione di messe.

Non era facile far manovrare quasi 8,000 uomini in 61 breve spazio, e con tanta ressa di popolo. I bersaglieri specialmente furono acclamatissimi. I soldati sfilaronono davanti il conte Revel, attorniato da numeroso stato-maggiore, fra cui brillava il rosso uniforme inglese del generale Cadigan. Finito lo sfilare, la moltitudine si precipitò in piazza, che in un secondo minuto fu stipata di popolo plaudente agli uffiziali del nostro Esercito.

Viva l'Italia! Viva il Re! è il grido di tutto il popolo di Venezia.