Uomini e paraventi/Prefazione dell'autore

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Prefazione dell'autore

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Ryūtei Tanehiko - Uomini e paraventi (1821)
Traduzione dal giapponese di Antelmo Severini (1872)
Prefazione dell'autore
Preambolo del traduttore Capitolo I

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PREFAZIONE DELL’AUTORE.





Dirò quali cose non si trovano in questo libro: e innanzi tratto dirò, che qui non si parla di veleni, nè di persone straordinarie, nè di arti magiche, nè di trasformazioni o di spettri. Volpi e lupi, ranocchi e rospi, quadri genealogici di famiglie, oggetti preziosi e oggetti che possono sparire, son tutte cose che qui non sono. Di genitori e figli, o di fratelli e fratelli che inopinatamente si riconoscono; di cofanetti a ciondolo [p. xviii modifica]pieni di droghe; di spilloni, forcine e fermagli da capelli; di rivelazioni in sogno fatte da Budda o degli spiriti; di ventri squarciati; di persone che vanno al supplizio in luogo del vero colpevole; di spade sguainate o d’altre cose che fanno gelare il sangue, qui non v’è ombra.

Per mettere su questa prima faccia un solo pizzico della sostanza che è qua dentro, per dare un sunto di quel concetto fondamentale che si racchiude nel titolo, dirò che in questi fragili fogli istoriati, in questi «Sei paraventi, nuovi modelli della fugace vita» io mi propongo dimostrare che, avvenendo all’uomo di torcere al vizio, gli sarebbe più che difficile [p. xix modifica]il raddrizzarsi, quand’egli con perversità d’animo accettasse per buono quel comun detto del basso volgo, che «Per la diritta, non si reggono nè uomini nè paraventi.»


Riu Tei Tane Hico.