Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como e ne' monti che li circondano/Capo XXVIII

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Capo XXVIII. Elettrometria sotterranea della Lombardia

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CAPO XXVIII.

Elettrometria sotterranea della Lombardia.


Si è fin qui indicato ogni luogo in cui scavansi o scavaronsi un tempo delle miniere nella Lombardia, o ne furon da’ naturalisti trovati gl’indizj. E poichè scritta è quest'opera ad istruzione de’ curiosi, e principalmente degli amatori della storia naturale, loro non dispiacerà, mi lusingo, che il libro si termini colle indicazioni lasciateci dal minerografo Pennet, intorno a cui tanto si è parlato e scritto negli scorsi anni1. [p. 317 modifica]Non trattasi qui di sapere se vere o false sieno le sue osservazioni, ma solo di notare per quali tratti, secondo lui, stendansi le miniere nostre sì di metalli che di bitume.

Secondo lui, vi sono dalla sommità delle Alpi sino a noi tre regioni di miniere divise in filoni dall’est all’ovest. La prima sta sotto la catena centrale, ed ha una grandissima

[p. 318 modifica]larghezza, onde stendesi per ben 30 miglia al nord e altrettanto al sud. Nel paese nostro il centro della miniera corrisponde alla vetta del Sempione, del s. Gottardo e della Spluga, ed ha l’orlo meridionale presso a Domo d’Ossola, a Zebiasco, due miglia di qua da Bellinzona, e al villaggio di s. Maria che è un miglio al di qua di Chiavenna.

La seconda regione è composta per lo più di miniera di ferro sassosa, e in filoni regolari. Sulla riva orientale del lago Maggiore verso il sud comincia a Colmegna a 200 tese dopo il torrente, e verso il nord termina a Rovellano. I due Maccagni superiore e inferiore sono sul primo terzo della sua larghezza. Attraversa le montagne che sono al nord di Lugano, occupa la val Cavargna2, e stendesi al lago di Como, ove ha il suo confine meridionale un miglio al sud di Rezzonico, e 400 passi di là di Dungo3 verso Gravedona ha l’orlo settentrionale. Oltrepassa il lago, e portasi presso il forte di Fuentes al nord, e un po’ al di sotto di Dervio al sud4. Andando da Bellano a Taceno incontrasi questo medesimo orlo a Pradello, e si costeggia cammin facendo sin presso a [p. 319 modifica]Taceno, dal qual paese è lontana soltanto 600 passi.

Questa mina ha delle ramificazioni. Sedici piccioli filoni di ferro sono stati da Pennet indicati presso Cremenago ai confini Svizzeri, non lungi da Luino, dal qual luogo partendo trovò il primo filone a 30 passi avanti di giugnere ad una cappelluccia, e l’ultimo poco prima di scendere in riva alla Tresa5.

Un’altra ramificazione è quella miniera di pirite che Pennet indicò presso Catiliana, la quale ne costeggia il burrone, attraversandolo con angolo acutissimo, circa 1000 passi sopra Catiliana stessa. I filoni sono al numero di 21, e la profondità è di 36 passi; il che argomentò Pennet dai passi che percorse allontanandosi ad angolo retto dall'ultimo filone, prima di sentire la scossa simile all’elettrica. Troppo lungo sarebbe l’esporne qui la teoria6.

Una terza ramificazione ha sentita sull’orlo orientale del Lario fra Gitana e Bellano, dal qual borgo dista solo 400 passi l’orlo settentrionale della miniera, ove sono 15 filoni di mina di ferro deboli e con [p. 320 modifica]molti interstizj, cosicchè occupa quasi un miglio7.

Una quarta ne ha sentita a Masso, gruppo di casuccie presso Magliana, al di sopra di Mandello; la qual ramificazione pur ha molti filoni, alcuni di solo ferro, e altri di ferro misto a pirite; il che egli conoscea, perchè alle alterazioni del polso non corrispondea la bacchetta, che soltanto oscillava sulle sue dita8. Questi filoni hanno la direzione dal S. O. al N. E., onde, se continuano, vanno sopra Pasturo in Valsassina9. Questa ramificazione colle due precedenti appartiene piuttosto alla terza regione, la quale ha circa tre miglia di larghezza, e corre quasi parallela alla summentovata dal N. O. al S. E.

Più presso Mandello, e in tutto quel contorno, molto piombo sentì Pennet, non però in lunghi e continuati filoni, nè sulla direzione dei filoni testè mentovati, ma dal S. O. al N. E10. [p. 321 modifica]La terza regione, secondo le indicazioni di Pennet, è divisa in tre parti a un dipresso uguali: quasi per un miglio v’è pirite che talor cangiansi in piombo e in ferro, in mezzo carbon fossile, e quindi nuovamente pirite. Sì la pirite che il carbone son divisi in larghi filoni, ma questo ancor più di quella. Sulla sponda orientale del lago Maggiore, tal regione comincia due miglia sotto Germinaga, al S. della Tresa e del piccolo promontorio detto la Punta dell’Avello. Usò qui Pennet di tutta la precisione, principalmente riguardo al carbon fossile, ch’era l’oggetto delle sue ricerche. Dai passi percorsi prima di sentire la solita scossa, o sia il contraccolpo, argomentò che di 170 passi ne fosse la profondità almeno centrale; e dall’aver avuta la scossa triplicata argomentò che il minerale fosse abbondante. Molti son qui i filoni di pirite frammezzati da piccoli interstizj vôti di minerale, e comincia il carbon fossile circa 200 passi prima di giugnere a Porto. Sei ne sono i filoni. il primo ha 350 passi, indi pochi passi di vôto. il secondo ne ha 860 e poi uno strato di pirite di pochi passi. Il terzo è largo 821 passi, e termina alla metà del borgo di Porto. Dopo pochi passi di vôto comincia il quarto, largo passi 1066, e quindi pochi passi di pirite. Il quinto filone è di passi 470, e finisce [p. 322 modifica]nel villaggio di S. Pietro. Il sesto, largo 975, termina poco oltre Caldiero verso Laveno, e ivi ricomincia la pirite, larga pur essa un miglio e divisa in filoni, la quale termina a un miglio e mezzo sopra Laveno11.

Al di là del lago sotto Ogebio si perde il carbon fossile, e la miniera è soltanto di pirite.

Ricercò Pennet la miniera stessa in val Cuvia, ed indicò il bordo settentrionale della pirite circa cento braccia avanti di giugnere dalla strada maestra alla prima casa di Mesenzana12. Termina, secondo lui, la pirite, e comincia il carbon fossile a Pienate, piccol casolare sopra la stessa Mesenzana, avendo la direzion sua verso Rancio.

Non attraversò Pennet la miniera in tutta [p. 323 modifica]la larghezza, ma portossi fra Grantola e Cunardo, ai luoghi della disputata volcaneità (Capo XV), e disse che nulla sentia di ciò che sentir sempre solea sopra gli altri volcani estinti.

Andando verso Rancio, indicò l’orlo settentrionale della pirite circa sessanta tese al disotto della Cassina del Masseghino, in luogo ove guardando Mesenzana, aveasi a destra il casolare detto la Rocca. Indicò dopo un miglio il carbone in un luogo che dista solo sei tese dall’incrocicchiamento di due strade, delle quali una a Bedero conduce, e l’altra a Rancio nel mezzo di due poderi, di cui il superiore è detto il Ronchetto, e l’inferiore la Bullacca. Sei filoni qui pur furono indicati per tratto d’un miglio passando in mezzo a Rancio; e l’orlo meridionale n’era a ottanta passi avanti di giugnere alla prima fornace che incontrasi sulla via della Canonica di Cuvio. Essendo poscia in Valgana nel 1808, sentì la stessa miniera all’origine della valle detta il Paludaccio, sotto Bedero, e nuovamente al sud di Ghirla, ove il laghetto stringesi in un rivo.

Nella medesima direzione fu poscia indicato l’orlo della pirite sulla via per cui si va da Cabiaglio a Brincio, mezzo miglio distante dal primo paese, avendosi a sinistra un praticello uliginoso, e dietro le spalle la [p. 324 modifica]chiesa di S. Martino in vetta al monte sopra Porto. Nella direzione de’filoni sta il campanile di Mesenzana. Qui la profondità della mina è di 191 passi, e tale n’è la forza che Pennet n’ebbe tre contraccolpi.

Dopo pochi filoni di pirite sentì lo zolfo, che avea filoni più estesi, e tanto più allargavansi quanto più s’avvicinava a Brincio. Prima di giugnervi Pennet accennò il carbone presso al castagneto detto l’Acquete, dopo di cui s’incontrano due torrentelli. Il secondo filone di carbone finisce fra la cappelletta e la prima casa di Brincio. L’orlo meridionale del carbone trovollo in alto al Pian di Martiea; e ridiscendendo sulla strada maestra, indicò Pennet verso la fine del laghetto l’orlo stesso del carbone, al quale succedea lo zolfo, i cui filoni erano per la larghezza nel seguente ordine. Il primo era largo passi 110, il secondo 91, il terzo 86, il quarto 83, il quinto 78, il sesto 23, il settimo 20, l'ottavo 8; e qui lo zolfo già era misto alla pirite.

Presso Brincio, secondo Pennet, cangia alquanto e s’incurva la direzione della miniera, e viene a passare al sud di Porto di Morcotte e di Codilago sul lago di Lugano13. [p. 325 modifica]Penetra in vall’Intelvi, e la attraversa per portarsi sulla sponda occidentale del lago di Como; sempre avendo gli orli di pirite, e in mezzo il carbone.

Sul lago di Como occupa, secondo Pennet, tutto il tratto che v’ha dall’isola Comacina alla punta di Bellagio. Di questo tratto, dividendolo in tre parti, la pirite occupa le due estreme, e il carbone la parte media.

La mina attraversa i monti, cioè la Grigna e il Grignone, e si porta in val Sassina. La pirite settentrionale ivi comincia 800 passi al N. d’Introbbio, ed ha tre quarti di miglio di larghezza. Succede il carbone, su di cui stanno Bajedo, Pasturo e Barzio. Si ha quindi la pirite meridionale, il cui termine dista un quinto di miglio da Ballabio. In tutto questo tratto la regione minerale non ha che due miglia e mezzo, laddove sul lago Maggiore n’ha più di tre.

Questo è quanto è stato indicato. Il tempo, il caso, e forse anche la ragione fondata sull’analogia, metteranno in chiaro la verità [p. 326 modifica]o l'errore delle sin qui esposte indicazioni. Posso dire intanto che con molte persone che sentivano co’piedi, o che aveano soltanto il moto della bacchetta, dell'asta calamitata, del pendolo ec. (soggiugnerò anche sopra me stesso), ho verificate più volte le sensazioni di Pennet in molti de’summentovati luoghi, anche navigando sui laghi. Dico d’aver verificate le sensazioni, ma non l’interpretazione delle medesime. Che però, anche intorno a questa, Pennet abbia più volte indicato il vero, risulta dal Capo XIII della mentovata opera mia Sulla Raddomanzia.




fine


 

  1. I dubbj intorno alla sensibilità d’alcuni individui, riguardo alle sostanze elettromotrici sotterranee, dovrebbono ormai essere dissipati. Essi furono destati dall’amor proprio dell’uomo, il quale mal soffre che altri sia dotato d’una qualità pregevole ch’egli non ha, e dall’orgoglio filosofico che volontieri preferisce le adottate teorie ai fatti che con esse non si accordano. Il numero degli individui dotati della sensibilità di cui trattasi (ed io ne ho in nota ben trecento da me sperimentati); la conosciuta probità e la dottrina della maggior parte di essi nelle cose fisiche; gli sperimentati loro mezzi ond’evitare l’errore e l’inganno; la facilità di trovar uomini conduttori (e quasi tutti lo sono), per mezzo de’quali l’individuo Elettrometra mostra l’azione delle sotterranee sostanze nello stromento che sta nelle altrui mani da lui toccate, debbon’essere argomento bastante per deporre intorno a ciò ogni dubbiezza. Aggiungasi che i fenomeni del Galvanismo e del Voltaismo sono tanto analoghi a quelli della Raddomanzia o Elettrometria, che siccome di quelli non si dubita, così dubitar non si deve di questi dall’uomo che ragiona. Quindi è che il cel. matematico sig. Laplace nella sua opera Théorie analitique des Probabilités pubblicata l’anno scorso, dice: «Coll’analisi della probabilità si può verificare l’esistenza e l’influenza di certe cagioni, delle quali si è creduto d’osservare l’azione sugli esseri organizzati. I più sensibili fra tutti gli strumenti sono i nervi … I fenomeni singolari risultanti dalla somma sensibilità de’nervi in alcuni individui, hanno dato luogo a diverse opinioni sull’esistenza d’un nuovo agente chiamato Magnetismo animale … e sulla impressione che può far nascere la prossimità de’metalli, o dell’acqua sottocorrente … Perchè in alcuni casi quest’azione non si manifesta, non dobbiamo punto conchiuderne ch’ella non esista mai. Noi siamo sì lontani dal conoscere tutti gli agenti della natura, che sarebbe ben poco filosofico il negare l’esistenza dei fenomeni per la sola ragione che non si sanno spiegare nello stato attuale delle nostre cognizioni!» Sin qui il cel. Calcolatore. Confrontisi ciò con quanto ho io scritto in varie mie opere su questo argomento, riportando fatti e sperimenti altrui e miei in luoghi e tempi diversi.
  2. Ivi si estrae in più cave.
  3. Cavasi qui e sopra Domasso alla Selvavecchia.
  4. Cavossi un tempo presso al laghetto di Piona.
  5. Ivi s’è poscia trovata, e si cava.
  6. Questa pirite mista alla galena di piombo cavossi sino a questi ultimi anni.
  7. Corrisponde questa miniera a quella che cavasi attualmente alla Gaetta sulla sponda occidentale del Lario.
  8. Questa era già stata trovata colla bacchetta divinatoria da certo Bettola, che la credè miniera d’oro in possesso del diavolo. Vedi l’opera mia della Raddomanzia, num. 333.
  9. Ove fu trovata colla bacchetta, e si cava. Ivi n. 338.
  10. Molto cavonne poi il sig. Pini.
  11. Poco al nord di Port v’è molto scisto calcare bituminoso che suol essere vicino al carbon fossile. Avendo io in que’medesimi contorni condotto dopo alcuni anni Vincenzo Anfossi, ebbe negli stessi luoghi a un di presso i medesimi fenomeni di Pennet. Dico a un di presso, perchè dove Pennet, per esempio, indicato m’aveva un filon di carbon fossile largo 1000 passi, Anfossi m’ha indicato il filone stesso diviso in molti piccoli filoni, frammezzati da non-sensazioni: il che nacque, cred’io, perchè Pennet trascurò di avvertirmi de’piccioli vôti. Anche Anfossi stando in barca, sul Verbano fra Intra e Porto, coi piè sur un ferro che coll’acqua comunicava, sentì quel caldo e quel freddo che indizj sono di carbon fossile o di pirite di zolfo.
  12. Ivi poi trovossene un piccolo filone.
  13. Nello incurvamento pare che il gran filone in due si divida. Un ramo resta più meridionale, e sen veggono indizj presso Mèride; e due bei filoni ben visibili ne ha tagliati e ne mostra alle sue sponde la Breggia sotto Morbio inferiore. L’altra più settentrionale mostrasi in molti filoni sopra Campione nel tenere di Arogno. Al ramo più meridionale corrisponde il carbone trovato a Moltrasio, e lo scisto calcare bituminoso al nord di Asso.