Vita di Esopo Frigio/Capitolo XVI

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capitolo XVI

../Capitolo XV ../Capitolo XVII IncludiIntestazione 1 gennaio 2018 100% Da definire

Anonimo - Vita di Esopo Frigio (Antichità)
Traduzione dal greco di Giulio Landi (1545)
Capitolo XVI
Capitolo XV Capitolo XVII
[p. 25 modifica]

C A P I T O L O   XVI.

ENtrato Esopo, alla Padrona appresentossi, la quale come ebbe veduto tanta deformità, e goffezza, trovatasi nel suo pensiere ingannata, fra lo sdegno, e l’ira, disse a Xanto. Con me tu mi schernisci; e donde mai hai tu condotto questo orrendo mostro: levamelo, dinnanzi, e così detto voltò le spalle al servo, ed al Padrone. Xanto ridendo, pregava lei dolcemente, che non volesse vituperare il suo nuovo schiavo, nè scacciarlo via, perciocchè una così rara, e gran bruttezza non manco è maravigliosa, e dilettevole, che sia una grande, e rara bellezza, dove la natura ci mostra il suo grandissimo, ed istraordinario potere, oltre che tanto più caro, diceva, ti deve essere, o Consorte, questo così contrafatto schiavo, quanto che mostrarassi la tua bellezza, per il suo paragone più bella, più leggiadra, e più graziosa. La donna nell’amaro della sua collera perseverando disse: Or tu mi vuoi pur mettere in filosofia, io t’intendo a cenno: tu vorresti pigliare un’altra donna, tanto ti sono in odio. Se tal desio ti viene, dimmello arditamente, ch’io or’ora uscirommene di casa tua: e sò bene, che tu hai intromesso questo viso di can mastino, acciocchè io me ne vada, e fugga; mentre è necessario, che io, ed egli se ne parte, non potendo io soffrire da tal balordo, e da così mostruosa cosa esser servita. Voltossi Xanto ad Esopo riprendendolo, che dinanzi, mentre che egli orinava, così prontamente parlato aveva, ed ora, che la donna l’ingiuriava nulla rispondesse; ed Esopo disse: Che vuoi [p. 26 modifica]tu, che io dica o padrone, gittala in un pozzo. Questo detto non piacendo a Xanto, per acquetarla lo riprese, dicendo: Taci superbo, e portale riverenza, conciosiachè più di me stesso amo costei. Adunque, disse Esopo, Xanto così gran Filosofo, e saputo, è preso da vile e superba feminella? Di ogn’altr’uomo lo averei io creduto, di te non mai: perciocchè l’amore di donna, ed il filosofare non si combinano bene insieme anzi sono molti diversi, e contrarj. Rivoltato pur Esopo a Madonna, disse: e tu dunque, o Signora, vorresti che il Filosofo avesse un bel giovane comperato, e di buon aspetto eh? acciocchè alle fatiche, del Padrone, supplire potesse, e teco scherzasse anco con vergogna del marito eh? così detto gridò chiamando Euripide Poeta: O Euripide, veramente la bocca tua fu dell’oro vieppiù preziosa, quando dicesti degnissima sentenza. Aspra cosa è la tempesta del mare; spaventevole e l’impeto d’un rapido fiume; orribile è la fiamma dell’ardente fuoco, e la povertà è così faticosa, e dura; ma niuna cosa è così mala, pestifera, e nojosa, come è una falsa, e rea femmina. Ma acciocchè tali parole non fossero alla donna di molta alterazione cagione, soggiunse: Padrona, ciò non dissi io per te, ma ben consigliati; e sia detto con buona grazia tua, che essendo tu moglie di così raro, ed egregio Filosofo, non è bene farti servire da belli e delicati giovani, acciocchè non venghino le persone in mala opinione de’ fatti tuoi, e tu sii cagione, che il tuo marito sia notato, e mostrato a dito.