Vite dei filosofi/Libro Primo/Vita di Periandro

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Libro Primo - Vita di Periandro

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Diogene Laerzio - Vite dei filosofi (III secolo)
Traduzione dal greco di Luigi Lechi (1842)
Libro Primo - Vita di Periandro
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CAPO VII.


Periandro.


I. Periandro figlio di Cipselo, corinzio, fu della schiatta degli Eraclidi. Sposò una Liside, da lui chiamata Melissa, figlia di Procle, tiranno degli Epidauri e della Eristenea figlia di Aristocrate, sorella di Aristodemo, i quali di quasi tutta l’Arcadia erano signori. Ebbe da essa due figli, Cipselo e Licofrone: il più giovine assennato, stolto il più vecchio. Dopo alcun tempo, in un impeto di collera, gettandola per terra ed a calci uccise la moglie pregnante, indottovi dalle concubine, le quali poi fece ardere; e il figlio per nome Licofrone, che piangea sulla madre, relegò a Corcira.

II. Poi, fatto già vecchio, mandò per lui onde rassegnargli la tirannide; ma i Corciresi lo prevennero uccidendolo. A che adiratosi, spedì i loro figliuoli ad Aliatte, perchè li castrasse. Avvicinatasi però a Samo la nave e supplicato a Giunone furono salvati dai Samii; ed egli accoratosene morì, essendo già nell’anno ottantesimo. Dice Sosicrate ch’e’ morì quarant’un anno innanzi Creso, prima della quarantesima nona Olimpiade. Erodotto nel primo libro racconta che fu ospite di Trasibulo tiranno dei Milesii. E Aristippo nel primo delle Delizie antiche afferma questo di lui: che cioè, [p. 54 modifica]sendosene innamorata sua madre Cratea, segretamente giacesse con lui, ed egli vi assentisse; che fattosi palese, pel dolore di essere stato scoperto, divenisse a tutti grave. Narra poi Eforo che avendo egli fatto voto d’innalzare una statua d’oro, se vinceva in Olimpia colla quadriga; e uscitone vincitore, ma difettando di oro, in una certa festa nazionale vedute le donne in gala ne prese tutti gli ornamenti, e spedì l’offerta.

III. Dicono alcuni, ch’egli, volendo che il suo sepolcro non fosse conosciuto, si valesse di quest’arte. Ordinò a due giovani, mostratagli una certa strada, che di notte tempo vi s’avviassero, e quello che incontrassero, uccidessero e seppellissero. Poi contro questi mandò altri quattro per ucciderli e seppellirli; e contro costoro, di nuovo, molti più; e ch’egli poi, abbattutosi ne’ primi, fosse da quelli ucciso. I Corinzii scrissero quest’epigramma sul suo cenotafio:

     Chiaro per oro e sapienza, serba
     Questa patria Corinto,
     Periandro, nelle sue spiagge marine.

Ed è nostro:

     Non t’accorar se alcuna cosa mai
     Non l’accade, ma siati caro al pari
     Ciò che i numi t’accordano. L’affanno
     Spense il saggio Periandro, perchè a lui
     Un bene che bramò non accadea.

IV. È suo il: Non far nulla per danari, poichè è mestieri trar profitto da cose profittevoli — Compose [p. 55 modifica]precetti sino al numero di due mila versi. E diceva, che chi volea regnare sicuramente, dovea torsi a guardia la benivoglienza e non le armi — E interrogato una volta, perchè persistesse nella tirannide; rispose: Perchè riesce pericoloso e il rinunciarvi spontaneamente, e l’esserne spogliato — Disse anche queste cose: Bello il riposoMal certa la temeritàTurpe il guadagnoLa democrazia migliore della tirannideLe voluttà corruttibili, immortali gli onoriSii moderato nelle prosperità, nelle sventure prudenteCogli amici, sì avventurali che sfortunati, serbati lo stessoAttieni quanto hai promessoFa che non si disvelino i discorsi segretiCastiga non solo quelli che peccano, ma quelli ancora che si dispongono a peccare.

V. Egli fu il primo che avesse guardie; e tramutò la magistratura; e chi voleva non lasciava vivere in città, come affermano Euforo ed Aristotele.

VI. Fiorì intorno la trentesima ottava olimpiade e fu per quaran’tanni tiranno. Sozione, Eraclide, e Pamfile, nel quinto dei Commentarii, dicono che due furono i Periandri; l’uno tiranno, l’altro d’Ambracia. Anzi, scrive Neante ciziceno ch’erano fra loro cugini. Aristotele dice che il sapiente era corinzio; Platone il niega - Di lui è: lo studio è tutto — E volle tagliar l’Istmo.

VII. Si recano come sue anche le lettere:

Periandro ai Sapienti.

„Molte grazie sieno al Pizio Apollo se riuniti insieme le mie lettere vi condurranno anche a Corinto. [p. 56 modifica]Io vi accorrò, come voi vedrete, popolarissimamente. So che l’anno scorso vi trovaste raccolti presso i Sardi in Lidia; or dunque non temete di venire anche da me, tiranno di Corinto: chè i Corinzii del pari vi vedranno con piacere venire nella casa di Periandro.

Periandro a Procle.

VIII. Involontaria fu la nostra colpa verso la sposa; e tu commetti ingiustizia se deliberatamente mi rendi avverso il figliuolo. Il perchè o fa cessare l’inumanità di mio figlio, o prenderò l’armi contro di te. Ch’io già vendicava tua figlia, col far ardere ad essa le vesti di tutte le Corinzie.

IX. E scrisse a lui anche Trasibulo così:

Trasibulo a Periandro.

„Nulla risposi al tuo araldo; malo condussi in un campo di frumento, e mentre mi seguiva, troncai, percotendole colla verga, le più alte spiche. E ti dirà, se gli dimanderai, ciò che ha udito e veduto da me. Fa lo stesso anche tu, se vuoi raffermarti nel comando: togli di mezzo i principali fra i cittadini sia ch’e’ ti paiano nemici, sia che no. Ad uom regnante taluno eziandio degli amici è sospetto.“

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