Vite di illustri Numismatici Italiani - Vincenzo Bellini

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Costantino Luppi

1889 V Indice:Rivista italiana di numismatica 1889.djvu Rivista italiana di numismatica 1889

Vite di illustri Numismatici Italiani - Vincenzo Bellini Intestazione 30 gennaio 2012 75% Numismatica

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VITE

di


ILLUSTRI NUMISMATICI ITALIANI




III.


VINCENZO BELLINI




Questo illustre antiquario e numismatico trasse i natali in Gambalunga, grosso villaggio a poche miglia da Ferrara, il 22 gennaio 1708, da Gerolamo Bellini e Teresa Pocaterra, onesti cittadini ma di modeste fortune. Rimasto orfano a tre anni, fu preso in cura da uno zio paterno, che per tempo lo mandò alle scuole tenute dai Gesuiti, dove imparò il latino e i primi rudimenti delle scienze. Sentendosi inclinato allo studio delle antichità ed in particolare alla numismatica, fin da giovanetto si diede con amore febbrile a raccogliere monete e medaglie d’ogni genere. A diciassette anni vesti l’abito ecclesiastico, indi, promosso ai primi ordini sacri, fu accolto nel Seminario arcivescovile. Nel 1732, terminati gli studii di filosofia e di teologia, fu dal Cardinale Tommaso Buffo, che allora reggeva la diocesi di Ferrara, consacrato sacerdote. Nel 1737 venne eletto Rettore della parrocchia di Cassana, a tre miglia da Ferrara, dove condusse ventun anni d’una vita veramente esemplare. [p. 410 modifica]Nella quiete della sua parrocchia rifece metodicamente i suoi studii dedicandole sue veglie in particolar modo alla storia de’ tempi di mezzo. Fornito di memoria tenace, e di pazienza instancabile, notando ogni cosa, riuscì espertissimo nella cronologia, e raccolse nella sua mente un vasto tesoro di erudizione sacra e profana. Allo scopo poi di accoppiare alla erudizione acquistata sui libri, la conoscenza effettiva dei monumenti, tutte le volte che i suoi doveri di parroco gliene diedero l’agio, intraprese a proprie spese frequenti e lunghi viaggi alle principali città della penisola, visitando musei ed archivii, esaminandone i monumenti più importanti, compulsando cronache e pergamene, raccogliendo dappertutto nuove notizie e documenti. Frutto de’ suoi studii e delle sue indagini fu la prima Dissertatio de monetis Italiæ medii ævi hactenus non evulgatis, scritta nel 1756, ma pubblicata solo nel 1769, ed inserta nel tomo V delle Dissertationes de monetis Italiæ variorum illustrium Virorum dell’Argelati; poi il libro divenuto sin dal suo apparire sì giustamente famoso intorno all’antica Lira ferrarese di Marchesini detta volgarmente Marchesana (Ferrara, presso Bernardino Pomatelli, stampatore arcivescovile, 1764; in 4.°)1. Divulgatasi pertanto la fama del suo sapere

[p. 413 modifica]e della sua vasta erudizione, il Bellini fu richiamato in città. La bella collezione di monete italiane ed in ispecie la copiosa serie delle ferraresi da lui raccolte, attirarono l’attenzione degli amatori delle antichità medioevali, ed invogliatosi l'imperatore d’Austria, Francesco I, di possederle per adornarne il Cesareo Museo di Vienna, diede l’incarico al conte Cristiani, allora Cancelliere imperiale in Milano, d’aprire le trattative per il loro acquisto. A tale effetto il Cristiani spedì a Ferrara l’abate Salandri, che ne ottenne la cessione ad un ongaro al pezzo. Ma fortunatamente il Bellini possedeva una collezione doppia di quelle monete, per cui nè la sua città adottiva nè l’Italia patirono nessun danno dalla cessione di quella celebre raccolta. Il Bellini aderendo al desiderio manifestatogli dai maggiorenti della Città, cedette di buon grado la seconda serie, ricca quanto la prima, al civico Museo, 23 gennajo 1758, ottenendo per questo generoso suo atto, a mezzo del Giudice de’ Savj, Marchese Francesco Calcagnini, l’emolumento [p. 414 modifica]di cento scudi annui e la carica di Custode del Museo. Allora rinunciò la cura della sua Chiesa di Cassana nelle mani dell’Arcivescovo Cardinale Crescenzi, destinando la piccola pensione, che gli sarebbe spettata, a sollievo dei poveri di quella parrocchia. Acconciatosi in casa del nipote Giorgio Scardova, assunse la direzione del Museo. A questo poi dedicando tutta la sua attività, ne accrebbe quasi giornalmente, anche del proprio, la suppellettile scientifica ed artistica, continuando con sempre maggiore alacrità l’incetta di monete da ogni angolo della penisola. Per tutto questo a giusta ragione il Bellini è reputato il fondatore del Museo civico di Ferrara. Né questo illustre monetografo si limitò solo a raccogliere monumenti, ma, ciò ohe più contribuì alla sua celebrità, si diede ad illustrarli con impareggiabile dottrina infondendo vita alle preziose raccolte a lui affidate. Nel corso dei venticinque anni che resse il civico Museo, donò all’Italia le famose Dissertazioni la prima delle quali fu quella inviata all’Argelati, ristampata poi molto ampliata coi tipi del Pomatelli in Ferrara nel 1765. A questa tennero dietro, stampate pure in Ferrara coi tipi di Giuseppe Rinaldi, le altre tre, cioè l’Altera Dissertatio nel 1767; la Postrema nel 1774, e la Novissima nel 1779. In queste il dottissimo autore descrive ed illustra 916 monete italiane rarissime od uniche, prima di lui sconosciute. Nel frattempo, pure coi tipi del Rinaldi pubblicò, 1761, il Trattato delle monete di Ferrara, tessendo in questo, in pari tempo, con quella delle monete, la storia di quell'insigne Città e della splendida dinastia Estense, che per tanti secoli ne resse le sorti. Per tutte le quali opere il Bellini sali in grandissima fama, e gli valsero la riputazione d’uno de’ più dotti archeologi del suo tempo, e restauratore della numismatica italiana medioevale. — [p. 415 modifica]Sempre inteso a’ suoi studii prediletti, e anelante [alla ricerca di sempre nuovi monumenti, nel disagio d’una gita a Mantova per l’acquisto d’alcune monete a compimento della serie dei Goonzaga, infermatosi gravemente, dopo alcuni mesi mori in Ferrara, d’anni 75, il 27 febbraio 1783. Fu sepolto nella chiesa di Santo Stefano de’ Padri dell’Oratorio di San Filippo.

Il giorno 8 del seguente marzo gli furono celebrati onorevoli funerali nella cappella del Magistrato, detta la Chiesa Nuova; gliene tessè l’elogio l’eruditissimo abate Girolamo Ferri da Longiano professore di eloquenza e di antichità nel medesimo Studio pubblico, di cui faceva parte il Bellini.

Oltre le sullodate opere a stampa, il Bellini ne lasciò parecchie manoscritte, che si conservano nella civica Biblioteca di Ferrara. Per restringerci alle sole che interessano i nostri studi, accenneremo le seguenti:

Catalogo delle monete esistenti nel Museo dell’Almo Studio Ferrarese, (Questo catalogo, diviso in tre parti, è preceduto da una dedicatoria ai Riformatori dell’Università. La seconda e terza parte di esso contengono l’indice delle monete d’oro, d’argento e di rame delle diverse città, nonché l’elenco delle medaglie onorarie e dei libri esistenti nel Museo).

Dissertazione (incompiuta) de monetis Italiæ medii ævi. (Citata dal Faustini nella sua Bibliografia Ferrarese, relativa alla scoperta fatta in Mantova di parecchi ducatoni di quella zecca).

Risposta ad un quesito, cioè quanto si dovesse sborsare nel 1769 per l’estinzione di un censo del 1628 valoris ducatorum quatuor centum a libris quinque et solidis tres monetæ Mutinæ singulo eorum.

Valore dell’antico sesterzio; cioè quanto lasciasse il Giraldi [p. 416 modifica]raldi in testamento al Duca Ercole, avendogli legato sesterzj CCCC.

Lettera ad un anonimo su quanto debba pagarsi per un livello di due quattrini estensi.

Ragionamento sul ducato d’oro veneziano.

A questo eruditissimo illustratore delle patrie monete, ancor vivente fu dagli ammiratori consacrata una medaglia che porta nel diritto il suo ritratto coll’iscrizione: VINCENTIVS BELLINI ANTIQVARIVS FERRARIENSIS, e nel rovescio Due Palme e dei Fiori con delle Api svolazzanti per significare come lo studio della monetografia de’ bassi tempi fosse stabilito ed aperto dal Bellini, cosicché dalle sue fatiche altri potessero trarre materia di nuovo lavoro, come le Api dai dolci frutti della Palma e dai Fiori traggono alimento per il loro miele, col motto: EGO PLANTAVI, tolto da San Paolo; e l’anno MDCCLV. (Di questa medaglia si conoscono tre varietà). Vedi: Zanetti Guid’Antonio, Nuova raccolta delle Monete e Zecche d’Italia, Tomo III, pag. X, nota 6.




Questi cenni sulla vita e sulle opere di questo insigne Storico ed Archeologo furono tratti da: Petrucci, Vite di XXK illustri Ferraresi. Bologna, 1833; Ughi Luigi, Dizionario storico degli Uomini Illustri Ferraresi. Ferrara, 1804; Antonelli Giuseppe, Indice de’ monumenti della Civica Biblioteca di Ferrara. Ferrara, 1884; Rivani Giuseppe, Il Museo di Ferrara, Barotti, Vita del Bellini; Francesco Leopoldo Bertoldi, Op. citata; Zanetti Guid’Antonio, Op. citata.


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Rivista italiana di numismatica 1889 p 434.png

Note

  1. A proposito di questo classico libro, ne piace riferire il bell’elogio che ne scrisse da Argenta il Canonico Francesco Leopoldo Bertoldi, allievo e coadiutore del Bellini, e che poi ne fu il successore nella direzione del Museo civico di Ferrara, nel suo opuscolo divenuto assai raro, intitolato: Compendio delle cose più notabili contenute nella Dissertazione dell’antica Lira ferrarese di Marchesini detta Marchesana di Vincenzo Bellini (Ferrara, dai Torchi di Gaetano Bresciani, 1820; in-16):
    «Sin dall’anno 1754 il celebre monetografo, il chiarissimo storico ed antiquario D. Vincenzo Bellini pubblicò pe’ torchi di Bernardino Pomatelli la sua eruditissima Dissertazione di quella lira ideale, che composta delle monete degli antichi Marchesi di Ferrara Marchesana fu detta, e di cui servironsi i Maggiori nostri si per ofifettaare i loro contratti, come per pagare i loro canoni, censi e livelli: opera non tentata prima da altri, e frutto d’anni poco meno che trenta da lui indefessamente impiegati su i codici, e sulle pergamene d’ogni maniera a fine di trame, e fissare quel giusto valore, che pel corso di quasi tre secoli andò variando col variare de’ tempi, col crescere e decrescere i prezzi delle derrate, coll'aumentarsi di credito gli ori ed argenti coniati a proporzione de’ rami introdotti nel commercio misti e confusi a bassi metalli. L’applauso con cui il pubblico accolse produzione si dotta fu grande; e tanto in non molto tempo crebbe di credito l’esame critico e retto dell’Autore, che dagli armadj degli studiosi l’adito si apri essa ai tribunali del foro, fu ammessa fra i giuridici codici, divenne la sicura norma per determinare questioni intrigatissimo, a giovamento specialmente del Ferrarese Ducato.»