Voi che intendendo il terzo ciel movete

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Dante Alighieri

XIII secolo Indice:The Oxford book of Italian verse.djvu Poesie Duecento Voi che intendendo il terzo ciel movete Intestazione 26 febbraio 2022 75% Poesie

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V
OI che intendendo il terzo ciel movete,

Udite il ragionar ch’è nel mio core,
               Ch’io nol so dire altrui, sì mi par novo.
               II ciel che segue lo vostro valore,
               5Gentili creature che voi sete,
               Mi tragge nello stato ov’io mi trovo;
               Onde ’l parlar della vita ch’io provo,
               Par che si drizzi degnamente a vui:
               Però vi prego che lo m’intendiate.
               10Io vi dirò del cor la novitate.
               Come l’anima trista piange in lui,
               E come un spirto contro a lei favella,
               Che vien pe’ raggi della vostra stella.
          Solea esser vita dello cor dolente
               15Un soave pensier, che se ne gìa
               Molte fiate a’ piè del vostro Sire;
               Ove una Donna gloriar vedìa,
               Di cui parlava a me sì dolcemente,
               Che l’anima diceva: ‘ I’ men vo’ gire.’
               20Or apparisce chi lo fa fuggire;
               E signoreggia me di tal virtute,
               Che il cor ne trema sì, che fuori appare.
               Questi mi face una Donna guardare,
               E dice: ‘ Chi veder vuol la salute,
               25Faccia che gli occhi d’esta Donna miri,
               S’egli non teme angoscia di sospiri.’
          Trova contraro tal, che lo distrugge,
               L’umil pensiero che parlar mi suole
               D’un’angiola che ’n cielo è coronata.
               30L’anima piange, sì ancor len duole,

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               E dice: ‘ Oh lassa me, come si fugge
               Questo pietoso che m’ha consolata! ’
               Degli occhi miei dice quest’affannata:
               ‘ Qual ora fu, che tal donna gli vide! ’
               35E perchè non credeano a me di lei?
               Io dicea: ‘ Ben negli occhi di costei
               De’ star colui che le mie pari uccide:
               E non mi valse ch’io ne fossi accorta
               Che non mirasser tal, ch’io ne son morta.’
          40‘ Tu non se’ morta, ma se’ ismarrita,
               Anima nostra, che sì ti lamenti,’
               Dice uno spiritel d’amor gentile;
               ‘ Chè questa bella Donna, che tu senti,
               Ha trasmutata in tanto la tua vita,
               45Che n’hai paura, sì se’ fatta vile.
               Mira quant’ella è pietosa ed umile,
               Saggia e cortese nella sua grandezza:
               E pensa di chiamarla Donna omai:
               Chè, se tu non t’inganni, tu vedrai
               50Di sì alti miracoli adornezza,
               Che tu dirai: “Amor, signor verace,
               Ecco l’ancella tua; fa che ti piace.” ’
          Canzone, i’ credo che saranno radi
               Color che tua ragione intendan bene,
               55Tanto la parli faticosa e forte:
               Onde se per ventura egli addiviene
               Che tu dinanzi da persone vadi,
               Che non ti paian d’essa bene accorte;
               Allor ti priego che ti riconforte,
               60Dicendo lor, diletta mia novella:
               ‘ Ponete mente almen com’io son bella.’