Zecche e monete degli Abruzzi/Prefazione

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Zecche e monete degli Abruzzi Cenni generali

[p. v modifica]Non la vaghezza di pubblicare un libro, per novità di argomento, curioso, ma sì il desiderio di rivolgere, per quanto mi è dato, ai progressi della numismatica italiana i miei studii intorno ad alcune zecche fra le meno conosciute, o tuttavia ignote, mi determinò a dare in luce quello mi venne fatto di raccogliere di monumenti e di documenti che concerneno le zecche degli Abruzzi nei bassi tempi.

Le monete coniate nel medio evo nel regno delle Due Sicilie non formarono ancora soggetto di quelle severe indagini che pur avrebbero meritato. L’opera del Vergara, che il Muratori rifuse nel secondo delle Antichità italiche, le dottissime monografie dei tre Fusco, del principe di Sangiorgio, del Capialbi e del Diodati, che illustrano singole serie o singoli pezzi sotto i varii punti di vista, storico, giuridico ed economico, e i cenni del principe di Torremuzza sulle zecche dell’isola di Sicilia, recarono gran lume, è vero, a questa parte della scienza; ma, eziandio nel loro complesso, sono ben lungi dallo avere esaurito l’ampio argomento. Il perchè, ci è mestieri [p. vi modifica]far voti che il divisamento, il quale un dotto napoletano va maturando, di darci bellamente intagliate e corredate di acconce illustrazioni le monete tutte del regno, sia messo in atto, e cessi per tal guisa un vuoto troppo sensibile nella italiana nummografia.

Ma rifacendomi alle zecche di Abruzzo, i cui superstiti monumenti giovano in mirabil modo a chiarire ed a perfezionare la storia di quelle importanti province, ov’ebbero culla due somme glorie nostre, Ovidio e il cardinal Mazzarino, mi è dolce dovere l’attestare la mia gratitudine a quegli eruditi, senza il cui ausilio non sarebbe stato possibile a me, veneziano, di condurre questo lavoro al suo qualsisia compimento. Il professore Pietro Tessieri conservatore del medagliere di Sua Santità nella insigne libreria del Vaticano, e Camillo Minieri Riccio di Napoli, profondo investigatore delle memorie angioine, che del tesoro delle sue ricerche di storia patria accrebbe la serie di documenti da me raccolta, accettino le proteste della devota riconoscenza del loro lontano estimatore ed amico. E consimili grazie rendo al mio Carlo Kunz, che delle monete qui descritte delineò l’eleganti imagini, con quella intelligenza e con quella fedeltà che rivelano, in un medesimo, il valente artista e l’esperto conoscitore.

Se, col riunire in questa operetta quanto delle zecche abruzzesi ci han fatto conoscere gli egregii uomini che in cosiffatti studii mi precedettero e mi furon guida, e col sostituire talvolta esatte ed incontrovertibili attribuzioni [p. vii modifica]a divinazioni vaghe o fallaci, aggiungendovi non iscarsa messe di monete e di documenti che per la prima volta ora veggon la luce, si riterrà che abbia aperto e percorso, come meglio seppi, un nuovo campo della nummografia italiana, sarà questo il più nobile guiderdone che aspiro ad ottenere delle durate fatiche e delle difficoltà incontrate.

Per i lettori non pratici dei pesi del regno da me adottati avvertirò, la libbra napoletana dividersi in 12 once, l’oncia in 30 trappesi, il trappese in 20 acini. Tornando la libbra pari a grammi 320.764, l’oncia si ragguaglia a grammi 26.730, il trappese a milligrammi 891, l’acino a milligrammi 44.55. Riescirà pertanto facile a chicchessia la traduzione dei pesi dal sistema napoletano nel decimale.