Sopra Adone morto

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Sopra Adone morto[1]
Traduzione di Achille Giulio Danesi (1886)
Antichità



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Citerea, veduto Adone
     Giacer morto a sè davante,
     Col crin sozzo ed il sembiante
     Tutto asperso di pallor,


Agli Amori diè comando
     Di portare a sè il cinghiale[2],
     E quegli, alti sopra l'ale,
     Nella selva il rintracciâr.


Chi con fune lo traeva,
     Chi co' dardi lo feria
     Dietro il tergo, e umil vènia
     Lo sgomento prigionier.


E la Dea: - pessimo mostro,
     Questo fianco tu piagasti?
     L'amor mio tu m'involasti? -
     Il cinghial parlò così: -


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Citerea per te, pe' miei
     Ceppi giuro e pel tuo amore
     E per ogni cacciatore,
     Io non volli Adon ferir,


Ma vedutol sì leggiadro
     Ed ignudo il gentil fianco,
     Non potei, no, far di manco
     Di baciarlo, ebbro d'amor.


Fu il mio mal la mia mascella.
     A punir le innamorate
     Zanne, sian da te tagliate:
     Perchè mai le porto io più?


E se poi ciò non ti basti,
     Queste labbra strappa ancora,
     Che baciare osâro. - Allora
     Sentì Venere pietà,


E agli Amori fe' precetto
     Che al cinghial fosse spezzato
     Ogni laccio, e liberato
     Quegli allora la seguì,


Ma non più nel bosco volle
     Dirizzare il suo cammino,
     Ad un fuoco andò vicino,
     E le zanne si bruciò.


Note

  1. Originariamente attribuito a Teocrito. Vedere la pagina di discussione.
  2. Un cinghiale uccise il bello Adone
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