516 proverbi sul cavallo/Commercio

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Commercio

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Cavallo e cavaliere Donna e cavallo

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Commercio.


1. Cavalli, fieno e legna, mercanzia da disperati, ed anche:

Vino e cavalli, mercanzia da grandi falli, ed anche:

Chi traffica in vino ed in sangue — oggi ride e domani piange.

Mercanzia da disperati!... Via! Il proverbio è un po’ troppo assoluto, e rigido. Il trafficare in cavalli, in vino, in fieno, ecc., non fa correre maggiori pericoli di perdite che il mercanteggiare in altre cose che sono soggette a deperimento. Il proverbio deve esser stato inventato da qualcuno cui gli affari andarono sempre a male. Mercanti di cavalli che si siano arricchiti molto e presto, ce ne ha, davvero, assai pochi, ma dal sostenere che questa sia mercanzia da disperati ci corre un tratto.

2. Chi baratta imbratta, oppure:

Chi baratta ha rozza.

Questo proverbio ha il suo fondamento nel fatto che sempre si cerca di barattare la roba peggiore. [p. 64 modifica]

Lucrosa non est ulla permutatio, dicevano i latini. L’instabilità nei gusti in fatto di cavalli, è troppo sovente passione pericolosa; e bene spesso chi baratta di continuo, finisce per non possedere che cavalli logori, viziosi e tali da indurlo a sbarazzare la scuderia. Non è men vero però che per i giovani cavalieri, il barattar frequentemente cavallo giova a renderli più abili nell’equitazione, perchè non è che montando molti cavalli che s’impara a governarli bene colle mani e colle gambe; ma se essi non saranno oculati negli acquisti saranno bene spesso a piedi con delle rozze.

3. Chi compera cavalli compera fastidi.

Vale l’altro proverbio: Cavai, travai.

4. Chi non sa comperare, compri giovane.

È questo un ottimo consiglio. Chi non ha molte cognizioni ippiche, farà bene a comperar cavalli giovani, perchè è meno facile che debba sottostare a spiacevoli e talvolta gravose perdite, ciò che gli potrebbe capitar benissimo comperando cavalli già fatti, ed avanti negli anni, che forse avranno magagne che egli non ha saputo riconoscere.

5. E meglio un asino oggi o domani — che non un caval alla fiera di S. Giovanni.

Significa che è meglio tener il certo che abbandonarsi all’incerto nella speranza di far meglio. Meglio star contenti del poco presente, come sicuro ed in poter nostro, che del molto in processo di tempo, il quale toglie bene spesso quello che abbiamo guadagnato in molti anni. [p. 65 modifica]

6. Il cavallo vecchio muore nella stalla del minchione.

Difficilmente il cavallo vecchio muore nella stalla del padrone che più se n’è servito e lo ha sfruttato e reso pieno di acciacchi e di malanni; si fa di tutto per poterlo vendere e, vendutolo, si rivende di mano in mano da minchione a minchione, finchè muore in mano al più disgraziato.

Chi acquista cavalli vecchi fa cattivi affari. Per ordinario le rozze finiscono alla stalla degli utenti poveri che non hanno mezzi di procurarsi cavalli a seconda del desiderio e del bisogno e quindi a loro purtroppo spesso tocca il danno e le beffe per giunta. Sonvi poi dei mal pratici o testardi, i quali piuttosto di perdere, o di non guadagnare su di un cavallo di cui si son serviti in tutti i modi, se lo tengono nella stalla anche quando è in età avanzata, finchè finisce per morire. Anche a costoro si riferisce il proverbio.

7. In fatto di cavalli diffida di tuo padre.

Tale che arrossirebbe recar volontario danno pur d’un centesimo ad un suo simile, trattandosi di vendergli un cavallo è assai meno scrupoloso. Ciò si spiega col fatto che tutti ci mettono dell’amor proprio in questa faccenda, e non vogliono che altri creda che si è sbagliato nell’acquisto fatto, che non si è accorto dei difetti del cavallo, che non si è saputo montarlo e ammaestrarlo bene; perciò si è molto propensi a non dire tutta la verità od a tacerla, anche se si tratta di un prossimo parente. In affari commerciali di cavalli, si giuoca, si può dire, a chi se le fa più belle, ed avviene spesso di veder compere, vendite, baratti condotti con tali modi, che, all’infuori della mercanzia cavallo, non si saprebbero tollerare. [p. 66 modifica]

8. La cavalla è come un sacco, fuori ne cavi quel che hai messo dentro.

Simile ad un sacco, dal quale non si può tirar fuori se non quello che vi fu riposto dentro, così dalla cavalla non si avranno buoni puledri se non si sarà posta ogni cura nell’accoppiarla ad un buon stallone. Non si può esattamente definire, dice Caviglia, la parte d’influenza che esercita ognuno dei riproduttori sulla futura prole, ma è costante osservazione degli allevatori, che lo stallone influisce sullo sviluppo degli organi di respirazione e di centrale circolazione; le gambe anteriori, il collo e la testa ritraggono ordinariamente le sembianze paterne; in una parola, il padre trasmette al puledro le attitudini, l’energia, il carattere. A titolo di scherzo riportiamo la seguente ottava:

     Disse un villan: Vi prego benedire
     Signor pievan, la mia cavalla pregna,
     Che se tale non è, tale divegna;
     Ma nell’oremus non le state dire
     Quel vostro famulorum, famularum,
     Perchè di muli non saprei che farne;
     Ma fa cavallorum, fa cavallarum,
     Che sian larghi di groppa e bene in carne.

9. La gatta caro vende, il cavallo mezzo dona.

Fuvvi una volta un uomo molto ricco, il quale venendo a morte lasciò erede di tutti i suoi beni certo suo nipote villano, coll’obbligo di pagare diversi legati e tra questi uno al capellano della chiesa, consistente nella somma che il nipote avrebbe ricavata dalla vendita di un bellissimo cavallo che aveva in stalla. Il villano, che era molto avaro, ne pensò una per non dare al capellano tutto il ricavo della vendita del cavallo; [p. 67 modifica]attaccò cioè una gatta al piede di questo e condusse quindi le due bestie al mercato, dove fissò di non vendere l'uno senza l’altra. Molti, accostandosi per comperare il cavallo, si sentivano rispondere che se volevanlo, dovevano pur acquistare la gatta, e di questa domandava cento scudi e dieci del cavallo; e trovò chi per desiderio di questo comperò anche quella, onde il villano, gabbando la sua coscienza ed il testatore, pagò al capellano i dieci scudi del cavallo venduto ed il resto tenne per sè.

10. Non comperar cavallo che batte la coda.

Lo sbatter la coda è quasi sempre indizio di poca robustezza di reni, e quindi sarà bene astenerci dal comperar un cavallo che abbia un tale difetto.

11. Non comperar la sferza prima del cavallo.

Proverbio tedesco, il quale mira ad ammaestrarci che le spese vanno proporzionate ai nostri mezzi pecuniari, e che male provvede colui che compera la sferza, o costruisce la stalla, prima di aver il cavallo.

12. Ogni muta, una caduta.

Con altre parole questo proverbio ci ripete quanto dice l’altro: Chi baratta, imbratta. Il frequente mutar o barattar cavalli è una passione pericolosa; troppo facilmente il buon nome e la borsa ne vanno di mezzo con iscapito. Bisogna essere molto intelligenti in fatto di cavalli per non andar incontro ad una caduta ogni volta che si muta animale. Chi ha buon cavallo in [p. 68 modifica]scuderia e non ha speciali cognizioni ippiche, o non è cavallerizzo molto esperto, farà bene a tenerselo caro, e non pensare a mutarlo mosso dall'auri sacra fames, cioè dalla brama di guadagnare qualche centinaio di lire.

13. Qui aura des beaux chevaux, si ce n’est le roi?

Chi, ci chiede il proverbio, non avrà buoni e bei cavalli se non coloro che hanno i mezzi per poterseli facilmente procurare?

14. Vino, cavallo e biada vendili quando puoi.

Ecco un proverbio affatto contrario ad alcuni altri che più sopra abbiamo riportati. Che il vino e la biada convenga venderli appena lo si possa fare, sta, ma il cavallo no, a meno che qui il proverbio si rivolga ai negozianti, od a chi non ha altra smania se non quella dì far affari. Per questi il consiglio è ottimo, e il tralasciar di stringere un contratto discreto, per la speranza di farne uno migliore, soventi non arreca che amare disillusioni, a scapito della borsa. Ma chi ha buon cavallo in scuderia e non mira a guadagni, farà bene a tenerselo caro, e a non disfarsene anche se gli viene offerto prezzo conveniente. Tutt’al più questo proverbio può stare pei giovani che hanno mezzi di fortuna ed amano perfezionarsi nell’equitazione. Ho detto altrove che il cambiar frequentemente di cavalcatura giova moltissimo a far conoscere le varie indoli dei cavalli, ed a sapersene ben servire a seconda delle loro qualità.