Adiecta (1905)/II/XI

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Ronzio d’insetti

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RONZIO D'INSETTI

I.


     Nell’arso mezzodì, nella feroce
vampa del sol che brucia e par che getti
fiamme sul mondo, parlano gl’insetti
4cautamente fra loro e sottovoce;

     e dicon: sia lodato il sol che cuoce
dell’uom le membra, le campagne e i tetti,
poi che viver ci fa senza sospetti
8del pericolo nostro e non ci nuoce.

     L’uomo riposa ed or non ci molesta
con la falce ne’ prati o nelle messi
11e il suo terribil piè non ci calpesta.

     Peccato il nascer piccoli e dimessi!
Fossimo grandi, o sorte disonesta,
14noi non vivremmo timidi ed oppressi!




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II.


     Ma un saggio scarabeo che discendeva
dagli adorati scarabei d’Egitto
e l’uomo e i fatti suoi ben conosceva,
4pallottole facendo a suo profitto,

     Disse: o popol minuto, e che rileva
il chiacchierar di torto e di diritto,
quando, se alcuno a ragionar si leva,
8viene la forza che lo fa star zitto?

     Che importa all’uomo della nostra razza?
Ei sortì da natura il cor brutale
11e la speranza di mutarlo è pazza.

     L’uomo non ha pietà dell’animale.
Guardate come frusta e come ammazza
14fino il prossimo suo! Dico il maiale.