Adiecta (1905)/III/X

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Da capo

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III.

DA CAPO

Consurgite et ascendamus in meridie.

Jerem. VI, 4.


     Se nella mesta sera,
cinto di luce strana,
lo scoglio di Caprera
all’occidente levasi
5superbo sulla nera onda lontana,

     il marinar che passa
sull’agile naviglio
tien la bandiera bassa
e tra le palme ruvide
10il duro capo abbassa e china il ciglio.

     Là, nella calma enorme
della morente luce,
sotto il granito informe,
presso le acacie memori
15l’ultimo sonno dorme il nostro duce.

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     Dorme il Messia invocato
nel giorno del dolore,
dorme il gentil soldato
che amò come una vergine
20e col suo s’è fermato il nostro core.

     Quando il leon scoteva
l’ampia cesarie d’oro
un popolo sorgeva
bello, gagliardo e giovane
25che la pugna chiedeva e non l’alloro;

          sorgean gli eroi sublimi
che il duce taciturno
primo davanti ai primi
guidava all’ardua carica
30contro Calatafimi e sul Volturno;

          poi, rotta nel cimento
la schiera e pur non doma,
cadea senza un lamento,
mal vendicata vittima
35sul colle di Nomento in faccia a Roma

     Nè alcun tendea la mano
a mendicar mercede,
nè per voler sovrano,
nè per clamor di popolo
40mentiva il capitano alla sua fede.

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     che il duce ed il soldato
chiudean ne’ petti ardenti
il cor di Cincinnato
e ai solchi ritornavano
45del plauso non cercato assai contenti.

     Ed or che resta? O santo
sangue versato invano,
o fior d’Italia, pianto
un dì con tante lacrime,
50or ti mette all’incanto il pubblicano!

     O gloria unica al sole,
pura in tante vicende,
alla crescente prole
pura dovevi scendere
55e ti compra chi vuole e ti rivende!

     Tutto governa l’oro
tutto è sottil garrito
di legulei nel foro
e de’ comizi il traffico
60frutta come tesoro al più scaltrito.

     Il suo veleno occulto
ci mesce la menzogna
e gli ebri, nel tumulto
dell’ira, si barattano
65la calunnia, l’insulto e la vergogna.

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     Ahi, della prima schiera
non resta alcuno in vita?
Dunque laggiù a Caprera
col biondo Cristo italico
70l’incolpevol bandiera è seppellita?

     Ah no! Sacra coorte,
per l’ultima battaglia
ti risparmiò la morte:
inerme e pur terribile
75di Roma su le porte ancor ti scaglia.

     Non sangue essa ti chiede,
ma invoca i difensori.
Schieratevi al suo piede,
voi forti, e proteggetela
80con l’incorrotta fede e gli alti cuori.

     Trombe dal sonno scosse,
sonate alla raccolta!
Correte alle riscosse,
salvate voi la patria,
85vecchie camicie rosse, un’altra volta!

     Alto il vessillo alzate
de’ traditori a fronte....
Ma voi, deh, riposate
nelle giberne lacere
90cartucce non sparate all’Aspromonte!